Bruxelles-Roma-Washington nella cornice del multilateralismo

Il Global Health Summit e il dinamismo italiano a livello transatlantico ed europeo. L’analisi di Teresa Coratella (Ecfr Roma).

Il Global Health Summit dello scorso 21 maggio rappresenta una cornice multidimensionale. Al suo interno si inseriscono molteplici dinamiche il cui comun denominatore è il rilancio e rafforzamento del futuro sistema multilaterale post-Covid19.

Partendo dal dinamismo italiano, il governo Draghi ha utilizzato il megafono del Global Health Summit per rendere l’Italia co-protagonista, attraverso la presidenza G20 e co-presidenza COP26, della gestione pandemica.

Segue poi il dinamismo europeo. Le parole della Presidente Von der Leyen, co-organizzatrice del summit romano, inseriscono l’UE nel coordinamento a 360 gradi della gestione pandemica attraverso l’azione e strategia di Team Europe finalizzata al sostegno dei paesi più deboli in termini di forniture vaccinali e medico-sanitarie.

Infine, il dinamismo transatlantico. Sanità globale e clima costituiscono le due grandi sfide ed al contempo i motori attraverso cui rafforzare le attuali relazioni transatlantiche dell’era Biden. L’amministrazione americana, impegnata nel rilancio sociale ed economico del paese, probabilmente non cambierà a breve la scala prioritaria dei dossier da gestire, soprattutto se pensiamo alle priorità e questioni chiave europee. Tuttavia, clima e sanità globale, hanno l’enorme potenziale di rendere maggiormente vocale l’azione transatlantica.

In questa cornice, l’Italia potrebbe svolgere diverse funzioni trainanti. A partire dal futuro del processo di integrazione europeo. Principale destinatario dei fondi del Recovery Plan, l’Italia avrà molto da implementare sotto l’attenta lente europea: dalla performance italiana dipenderà in grande misura il successo del piano europeo. L’Italia potrebbe inoltre svolgere un ruolo fondamentale inserendosi nel motore franco-tedesco nei prossimi mesi sottoposto a forte stress politico e strategico, considerati gli importanti appuntamenti elettorali in Germania e Francia. L’Europa ha ed avrà grandi sfide da gestire, tutto questo mentre continua il cammino di fuoriuscita dal tunnel pandemico. Tra queste, il rapporto con la Russia sulla questione North Stream II, Ucraina e diritti umani; la gestione della crisi bielorussa alla luce del dirottamento del volo Ryanair e l’arresto del dissidente Protasevich; decidere come sostenere i Balcani occidentali economicamente e politicamente, soprattutto considerata la crescente influenza russa, turca e cinese; contribuire alla svolta della crisi libica con l’Europa attore proattivo e propositivo; ridelineare la strategia migratoria alla luce della riforma di Dublino; decidere il futuro dei rapporti con Ankara e Mosca, interlocutori chiave di diverse crisi europee.

Come analizzato in un recente policy brief scritto insieme al collega e Direttore di ECFR Roma Arturo Varvelli, l’Italia ha l’opportunità di avvicinarsi ancor di più all’asse franco-tedesco e di contribuire alla costruzione di un sistema multilaterale dove UE e Stati Uniti siano partner a pari livello

L’Italia ha anche il potenziale, grazie alla co-Presidenza COP26, di rendersi interlocutore primario del Regno Unito attualmente alla ricerca di una nuova collocazione multilaterale ed impegnato a semplificare, specialmente economicamente, il rapporto con l’UE nell’era post-Brexit.

Infine, l’Italia potrebbe farsi motore trainante nel costruire finalmente, efficacemente ed efficientemente il partenariato Europa-Africa, processo congelato dalla crisi Covid19 e precedentemente ostacolato dall’attivismo delle grandi potenze in competizione, Cina in primis. Questo attraverso un approccio verticale ed inclusivo che parta da Bruxelles, passando per Roma per arrivare a Cape Town, costruendo un ponte fino a Washington.

Teresa Coratella, ECFR Roma

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