Perché il ”Trattato del Quirinale” tra Italia e Francia rafforza anche l’Europa

La firma del Trattato per una Cooperazione Bilaterale Rafforzata tra Italia e Francia segna un passaggio importante non solo per le relazioni tra i due paesi, ma anche in chiave europea. Un obiettivo raggiunto grazie anche al lavoro messo in campo dal Presidente Mattarella e dal Premier Draghi.

“Un momento storico nella storia delle relazioni tra i nostri due Paesi”. Così il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha definito il Trattato per una Cooperazione Bilaterale Rafforzata tra Italia e Francia, firmato al Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle rispettive delegazioni governative. Il Trattato, diviso in undici capitoli più le disposizioni finali, non è un fumoso programma di intenti, ma traccia una feuille de route ben delineata tra Roma e Parigi su gran parte dei temi di interesse comune.

Il Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica italiani hanno avuto un ruolo determinante nel portare a compimento quello che è stato ribattezzato come il “Trattato del Quirinale”. L’iter dell’accordo incominciò nel 2017, quando, a margine di un vertice a Lione, Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron avvertirono la necessità di irrobustire le relazioni bilaterali e cercare una convergenza di interessi sui dossier più rilevanti.  Una battuta d’arresto fu segnata dalle tensioni istituzionali tra Italia e Francia che ebbero il suo climax a metà 2019, superate grazie anche all’impegno del Presidente Mattarella,  favorendo un progressivo ritorno al dialogo tra i due paesi.

L’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi ha rappresentato senza dubbio un game changer e ha contribuito a dare nuova linfa ai colloqui tra Italia e Francia. Il ritrovato dialogo ha portato alla firma di un Trattato che si propone di disciplinare settori come la cooperazione economica, industriale e digitale, l’istruzione e la ricerca, la gestione dei flussi migratori e l’integrazione, la cooperazione transfrontaliera, ma soprattutto la sicurezza e la difesa.

L’accordo potrebbe fungere da propulsore per lo sviluppo di una Difesa comune europea, progetto fortemente sostenuto da Draghi – che ne ha ribadito la necessità subito dopo l’incontro col capo dell’Eliseo – e visto con favore da Emmanuel Macron, il quale è ben conscio del ruolo di rilievo che il suo Paese si troverebbe a ricoprire in tale ambito. Tutto ciò deve essere letto – come evidenziato nel punto 1 dell’Articolo 2 del Trattato – nell’ottica di un “consolidamento del pilastro europeo della NATO” e non come una manovra capziosa volta ad esautorare l’Alleanza Atlantica.      

Il Trattato, poi, oltre ad istituire un servizio civile comune e a promuovere nuove sinergie in tema di politica internazionale, prescrive che “Le Parti s’impegnano a rafforzare la cooperazione tra le rispettive industrie di difesa e di sicurezza, promuovendo delle alleanze strutturali”. A tal proposito, è utile ricordare come Francia e Italia abbiano già stretto forti legami industriali in vari settori strategici. È da menzionare, inoltre, il punto 3 dell’Articolo 11, secondo cui “Un membro di Governo di uno dei due Paesi prende parte, almeno una volta per trimestre e in alternanza, al Consiglio dei Ministri dell’altro Paese”: una simile disposizione è contenuta soltanto nel Trattato d’Aix-la-Chapelle – che ha integrato quello dell’Eliseo del 1963 –, firmato nel 2019 da Francia e Germania.

Proprio in relazione all’attuale situazione politica della Germania, il Trattato del Quirinale acquisisce importanza: il rafforzamento dei legami tra Italia e Francia non ha lo scopo di indebolire l’asse Parigi-Berlino. Certo, con quest’ultima alle prese con le incognite del post-Merkel e Londra ormai fuori dall’Unione Europea, Roma e Parigi cercheranno di aumentare la loro quota di influenza; ma lo faranno con la finalità specifica di “disegnare il futuro” dell’UE, come affermato dal premier Draghi, e cioè di favorire il processo di integrazione europea, spingendo, in particolar modo, per la revisione delle regole pro-cicliche del Patto di Stabilità e Crescita. Tuttavia, la Germania, data la sua rilevanza nelle dinamiche comunitarie, non può non avere un ruolo di prim’ordine. La speranza è che si possa chiudere il triangolo Italia-Francia-Germania – magari concludendo anche un partenariato bilaterale Roma-Berlino – sul quale fondare il processo di ricostruzione post-pandemica.  Di certo da un rilancio delle relazioni e della collaborazione tra Italia e Francia, anche guardando al Mediterraneo e all’Africa, potranno beneficiare anche l’Europa, e le relazioni euro-atlantiche, nei prossimi anni.


Immagine tratta dal sito Quirinale.it

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