Il vertice di Versailles e il futuro dell’Europa

Al vertice di Versailles i 27 Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’Unione Europea hanno discusso, tra le altre cose, di indipendenza energetica e difesa comune. Un dibattito che potrebbe incidere sul futuro dell’Europa.

“Stiamo per prendere decisioni storiche per la nostra Europa”. Con queste parole di Emmanuel Macron si è aperto a Versailles il vertice tra i leader europei – nel quale originariamente si sarebbe dovuto parlare della riforma dei parametri del Patto di Stabilità e Crescita. E non si tratta affatto di una frase di circostanza: l’invasione russa dell’Ucraina rappresenta uno spartiacque nella storia dell’Europa. Le risposte che l’Unione Europea dovrà essere in grado di fornire alle problematiche derivanti dal conflitto condizioneranno inevitabilmente il futuro dell’Unione stessa. Tre i principali argomenti di discussione durante il vertice: autonomia energetica, Difesa comune e allargamento ad est dell’UE.
Il tema dell’approvvigionamento energetico ha incominciato ad emergere già al termine del 2021, quando la (aurorale) ripresa economica ha prodotto una crescita della domanda, facendo aumentare i costi relativi. L’invasione dell’Ucraina ha evidenziato la necessità dell’Europa di affrancarsi il più possibile dai combustibili fossili russi. Per dare una misura della dipendenza energetica europea da Mosca, si pensi che le importazioni di gas dell’UE (che rappresentano la quasi totalità dei consumi) provengono per il 45% soltanto dalla Russia. In quest’ottica, la sola implementazione del REPowerEU consentirebbe, portando ad una sostanziale riduzione del consumo di gas, un graduale ma significativo allentamento del succitato legame energetico. Ma auspicabilmente ci si spingerà oltre, garantendo, come annunciato dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il phase out entro il 2027. Dunque, sulla base di quanto emerso dal vertice di Versailles, le linee d’azione dovrebbero essere tre: la calmierazione dei prezzi dell’energia, una forte spinta alla riconversione verde tramite le rinnovabili e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Elemento, quest’ultimo – è bene ricordarlo –, che figura al primo posto tra i dieci principi chiave di sicurezza energetica elencati dal premio Pulitzer Daniel Yergin, fondatore della Cambridge Energy Research Associates.
I 27 leader hanno discusso, inoltre, sulla necessità di dare una svolta al processo di strutturazione di una Difesa comune europea. Processo non più procrastinabile: eventi quali l’invasione dell’Ucraina testimoniano come l’UE debba ormai dotarsi di una propria capacità di proiezione esterna e di quella “autonomia strategica” certamente non idiosincratica rispetto al fondamentale ruolo svolto dalla NATO, ma anzi funzionale al consolidamento del suo pilastro europeo. A tal proposito è intervenuta la Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, suggerendo di utilizzare il bilancio comune per attuare lo Strategic Compass e “rendere l’Unione della Difesa una realtà”.
Se da un lato le dichiarazioni di intenti sono state ampiamente condivise dai rappresentanti dei Paesi membri, dall’altra è mancata – e manca tuttora – l’unanimità sugli strumenti da utilizzare per raggiungere gli obiettivi prefissati. Francia e Italia si trovano, nelle parole del presidente Mario Draghi, “perfettamente allineate” sulle misure da adottare. Macron ha proposto un Recovery Plan “di guerra” da 100 miliardi di euro, che risponda sia alle necessità di indipendenza energetica sia a quelle della Difesa. Paesi come Germania e Paesi Bassi si sono, invece, dimostrati scettici sulla creazione di un nuovo piano, parallelo al Next Generation EU, giacché anche questo fondo verrebbe finanziato con l’emissione di debito comune.
Si continuerà a discuterne, come si continuerà a discutere dell’entrata agevolata dell’Ucraina nell’Unione Europea, ipotesi che non sembra trovare un ampio seguito tra i leader dei Paesi membri. Quel che è certo è che le prossime scelte potrebbero influire immancabilmente sulla futura traiettoria europea. L’Europa deve compierle, farsi carico del suo futuro e dimostrarsi all’altezza delle sue responsabilità.

Domiziano Cristiani


Immagine tratta dal sito www.governo.it

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