Sicurezza alimentare e guerra in Ucraina

Pubblichiamo l’articolo di Enrico Casini e Andrea Manciulli per il numero di giugno della rivista Airpress

Uno spettro si aggira per l’Europa. Lo spettro di una crisi umanitaria di portata globale, prodotta sia dall’impatto della guerra sulla popolazione ucraina in fuga verso i paesi europei, che dalle conseguenze di una crisi alimentare nei paesi più poveri in Africa e Asia, con il rischio di una carestia di vaste dimensioni.

Nella storia, carestie e guerre sono spesso andate a braccetto. Il Nobel Amartya Sen ha sostenuto che nessuna democrazia è stata mai colpita da una carestia. Ma oggi corriamo il rischio che le conseguenze di una grande carestia possa comunque abbattersi anche sui paesi democratici. Infatti, la crisi alimentare potrebbe colpire molti paesi confinanti con l’Europa, dall’Africa all’Asia meridionale, dal Sahel al Libano, fino ad arrivare a Pakistan e Bangladesh. Paesi dipendenti dai cereali prodotti in Ucraina e privi al momento di alternative. Questa “crisi del grano”, su cui lo stesso Draghi si è impegnato notevolmente per trovare una soluzione, originata dal blocco delle esportazioni di grano ucraino, potrebbe essere il cuore di una crisi alimentare senza precedenti, capace di sconvolgere il quadro socio-economico in larga parte del bacino del Mediterraneo e dell’Africa. Un’area sulla quale potrebbe poi infierire anche una conseguente crisi economica. Con l’esito di dare vita ad una serie di gravi instabilità diffuse, in contesti già critici, soprattutto nei paesi più poveri e affamati. Instabilità su cui potrebbero finire col pesare pericolosamente anche le rivalità geopolitiche già presenti i paesi dell’area trasformandone molti in autentiche polveriere pronte ad esplodere. Insomma, tutte condizioni per scatenare una “tempesta perfetta”.

Il combinato disposto di una crisi alimentare con una emergente crisi economica (senza dimenticarsi del Covid-19) potrebbe spingere milioni di persone a mettersi disperatamente in movimento per l’Europa. Il tutto, ovviamente, con la situazione di guerra e crisi sul fianco orientale dell’Europa ancora pericolosamente presente. Una tenaglia capace di stringere il Vecchio Continente in una morsa da cui diventerebbe molto difficile sottrarsi e che potrebbe esser utilizzata proprio per fare pressione sui confini dell’Europa rappresentando un pericolo sia politico che securitario..

La minaccia di una crisi alimentare di questa portata è seria e potrebbe persistere a lungo. Rende attualissimo il tema della sicurezza alimentare nel mondo, riguardando non solo la partita del grano di Odessa, ma, in futuro, anche il rischio della riduzione dei prossimi raccolti in Ucraina e nelle zone in guerra, nuovi possibili aumenti dei prezzi e la competizione tra paesi produttori. E potrebbe incrociarsi, oltre agli effetti perversi della guerra, anche con quelli derivanti dalle condizioni climatiche che cambiano sempre più velocemente, spesso con esiti dannosi per l’agricoltura e l’economia, o all’aumento delle tensioni per il controllo delle fonti idriche o dei terreni fertili nelle aree più colpite da siccità e desertificazione.

Si tratta dunque di una partita complessa, che riguarderà l’Occidente anche in futuro. La sicurezza alimentare e quella sanitaria saranno sempre di più, anche per i cambiamenti in atto a livello globale sul piano climatico e ambientale, questioni di grande importanza negli equilibri internazionali. Oggi i paesi europei e atlantici hanno l’obbligo di agire di fronte alla minaccia pericolosa di una grave crisi alimentare non solo per evitarne gli effetti più catastrofici, ma perché potrebbe essere utilizzata per destabilizzare l’Europa. Ma potrebbero doverlo fare anche in futuro. Una minaccia che le democrazie devono affrontare unite, mettendo in campo risorse e strategie all’altezza della sfida.

Enrico Casini

Andrea Manciulli

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