La Polar Silk Road e le ambizioni cinesi. L’analisi del Ce.S.I.

Il progetto della Polar Silk Road: un riflesso delle ambizioni globali di Pechino nell’analisi curata da Federica Santoro per il Ce.S.I.

Per la Cina, la regione artica rappresenta un coacervo di opportunità economiche e politiche di primo piano, non solo per l’approvvigionamento energetico ma anche per a proiezione commerciale e l’accesso ai giacimenti di terre rare. Allo scopo di consolidare la sua presenza nell’estremo nord del Mondo, Pechino ha sinora seguito una strategia flessibile e variegata che, pur avendo nel rapporto con la Russia uno dei suoi principali fulcri, non disdegna il dialogo con altri partner tra i Paesi rivieraschi. L’Artico riveste un’importanza primaria per la Cina, come testimoniato dai numerosi investimenti nei progetti energetici legati all’estrazione del gas e da una postura internazionale che sottolinea come l’estremo nord del pianeta non debba essere soggetto ad alcuna spartizione da parte degli Stati rivieraschi, bensì essere a disposizione di tutti i Paesi. In questo senso, la difesa della “internazionalizzazione dell’Artico” coincide con lo strumento cinese per accedere alle risorse della regione pur non confinandoci direttamente.

Sotto il profilo strategico, la proiezione cinese nell’Artico si esplicita con la teorizzazione della cosiddetta Polar Silk Road o Via della Seta Artica. SI tratta di un concetto strategico pubblicato nel gennaio del 2018 e che si configura come integrazione alla più ampia Belt and Road Initiative (BRI), la nuova Via della Seta del XXI Secolo, l’ambizioso programma infrastrutturale e di sviluppo economico con il quale il Presidente Xi Jinping punta a migliorare i collegamenti tra Cina, Asia ed Europa, favorendo così l’interscambio commerciale e le esportazioni cinesi. Con la pubblicazione del primo Libro Bianco sull’Artico, nel quale Pechino si definisce un “near-Arctic State”, uno stato quasi-artico, si classifica la Northern Sea Route (NSR) quale direzione principale della via della seta polare.

Da un punto di vista geostrategico, lo sviluppo di una via della seta marittima artica riflette la preoccupazione di Pechino per il “Dilemma di Malacca”, cioè il timore che un giorno un incidente politico o un conflitto possa bloccare le vie di approvvigionamento energetico marittimo attraverso le quali transita circa il 60% delle importazioni cinesi di petrolio e gas proveniente dal Medio Oriente.  Per questo motivo, la protezione della Polar Silk Road è diventato un esplicito obiettivo di sicurezza primario del People Liberation Army (PLA).

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Analisi realizzata da Federica Santoro per il Centro Studi Internazionali

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