Il rapporto tra Stati Uniti, NATO ed Europa dalla Guerra fredda ai nostri giorni

 

Nel 1949, gli Stati Uniti cambiano quello che fin lì la loro storia aveva raccontato e siglano per la prima volta in tempo di pace un’alleanza militare con gli Stati dell Europa Occidentale. Nasce la Nato il cui scopo principale è il contenimento di una tanto temuta quanto possibile minaccia di espansione dell’URSS a occidente. I paesi firmatari dell’Alleanza Atlantica decidono così di mettere insieme le loro strutture e risorse ed integrare le loro forze armate, ma sin da subito il ruolo preponderante degli Stati Uniti si fa sentire. Da questo deriverà il problema del “burden sharing”, ossia l’equa condivisone di costi e responsabilità tra le due sponde dell’Atlantico, che si protrarrà fino ad oggi con l’amministrazione Trump. Tuttavia, nonostante nel 1989 si arrivi alla caduta del muro di Berlino e, qualche anno dopo, l’URSS cessi di esistere, l’Alleanza Atlantica continua a sopravvivere.

La NATO post-bipolare muta la propria mission e persegue tre priorità politiche: il passaggio da un’organizzazione militare focalizzata sulla difesa territoriale ad un’organizzazione volta a proiettare la sicurezza come concetto onnicomprensivo e multidirezionale, attraverso la gestione di crisi anche al di là dei propri confini; l’allargamento dell’Alleanza, secondo determinati criteri a quei Paesi che avrebbero mostrato interesse nel farne parte, la cosiddetta open door policy; la ricerca di una più profonda cooperazione politica attraverso partenariati con i Paesi del fianco Est, ossia gli ex satelliti sovietici, e del fianco Sud, la sponda mediterranea.

La ratio ideologico-strategica ha come obiettivo primario quello di proiettare la sicurezza verso Est attraverso la promozione della democrazia e del libero mercato. In questo modo si cerca di incentivare l’occidentalizzazione del mondo in senso liberale. Benché la difesa collettiva resti il cardine su cui si fonda l’Alleanza, in ambito NATO si afferma progressivamente sia a livello dottrinale che operativo, l’out-of-area e le missioni non- art.5. Nel concetto strategico del 1999, si definisce che la sicurezza dell’Alleanza deve prendere in considerazione un complesso globale diverso, nel quale i rischi sono di natura più ampia rispetto al passato. In questo quadro si va inserendo anche il tema del terrorismo. Nelle due National Security Strategy degli Stati Uniti pubblicate dall’amministrazione Obama rispettivamente nel 2010 e nel 2015, viene chiarito il cambio di direzione dell’Alleanza Atlantica, che sottolinea il mutamento del quadro di sicurezza dell’Europa e la sua stabilità non più scontata. Ma il problema che resta sempre presente è quello reiterato del burden sharing, che come affermato da Robert Gates, Segretario della Difesa dal 2006 al 2011, non solo rischia di trasformare la NATO in un’alleanza “a doppia velocità” (two-tiered alliance), ma anche di ridurre “l’appetito e la pazienza” degli Stati Uniti nel mantenere saldo il legame strategico con l’Europa. Su questo tema, oggi, l’attuale presidente, Donald Trump, ha alzato ulteriormente i toni del confronto, affermando che «gli Stati Uniti devono essere preparati a lasciare che i Paesi che non pagano le proprie quote per la difesa si difendano da soli», ritirandosi dai propri impegni in Europa. Non ha poi mancato di affondare i colpi sull’attuale profilo della NATO definendola “molto burocratica, estremamente costosa e forse non flessibile abbastanza” per combattere il terrorismo, paventando così la possibile creazione di un nuovo organismo.

Ma, per quanto Trump abbia mostrato a più riprese, tra tweet, atteggiamenti di insofferenza e dichiarazioni alla stampa, di dare l’impressione di essere sul punto di lasciare la Nato, va detto che negli atti di governo e nei documenti ufficiali si rivela  più vicino alla tradizionale politica Usa: un alleato forte che chiede maggior impegno a quelli più “pigri”.

Il suo cambio di rotta è evidente il 12 aprile 2017, quando viene data maggiore attenzione al terrorismo internazionale. La NATO entra a far parte della coalizione anti-ISIS e viene raggiunto un accordo sull’istituzione di un’unità dedicata all’intelligence sul terrorismo per migliorare la condivisione delle informazioni, anche sui foreign fighters.

Ad oggi gli Stati Uniti restano impegnati nel rispettare l’art.5 e a mantenere la loro presenza oltreatlantico in quanto l’Europa consente loro di aumentare la portata strategica e ottenere l’accesso a basi avanzate per utili operazioni globali.

Durante l’ultimo vertice NATO a Bruxelles è stato stabilito un aumento della spesa per la difesa del 2% del prodotto interno lordo di ciascuno stato europeo entro il 2024.

A sostegno della posizione degli Stati Uniti si sono espressi anche il Segretario della Difesa James Mattis, il Segretario di Stato Rex Tillerson e il Vice Presidente Michael Pence.

Attualmente Trump continua ad agire ancora secondo i criteri ereditati dalle passate amministrazioni. Se seguisse la sua linea politica isolazionista potrebbe realizzarsi concretamente una rottura con gli alleati europei. Mentre, si può pensare, più ottimisticamente, che Trump stia semplicemente usando la sua “arte del negoziato” come “minaccia” per ottenere il più possibile dai suoi interlocutori. In questo caso, non ci sarà alcuna rottura ma gli Stati Uniti, come già sta accadendo, pretenderanno un maggior impegno economico da parte degli alleati. Nonostante l’imprevedibilità a cui ci ha abituato, è possibile ritenere che Trump e gli Stati Uniti non rinunceranno facilmente all’ombrello NATO.

 

 

 

Giulia Altimari, nata a Reggio Calabria nel 1991. Laureata in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli con una tesi sulla politica estera americana durante l’amministrazione Kennedy. Ha conseguito il Diploma in Studi Diplomatici presso la SIOI di Roma.

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