USA 2020: VERSO IL CONFRONTO TRA DONALD TRUMP E JOE BIDEN

Con i risultati in Illinois, Florida e Arizona la nomination di Joe Biden appare scontata e a novembre si terrà con molta probabilità il confronto Trump-Biden. Ma anche sulla campagna elettorale pesa l’incongnita del Coronavirus.

Donald Trump, con le scontate vittorie in Illinois e Florida, ha raggiunto con largo anticipo il numero sufficiente di delegati per la prossima Convention Repubblicana ed essere confermato come candidato del Grand Old Party per le presidenziali di novembre. Un risultato forse scontato, essendo il presidente uscente, ma indubbiamente molto netto e ampio che gli conferma la sua primazia su tutto il campo conservatore.

In vista delle prossime scadenze e della campagna elettorale imminente, i rischi che Trump corre, in questo momento, sono tutti legati agli ultimi mesi della sua amministrazione, che contrariamente alle previsioni si stanno rapidamente complicando. L’epidemia di Coronavirus potrebbe influire sul suo consenso personale: non sarà indifferente come il Presidente tenterà di porsi e come reagirà in questa nuova emergenza. L’incognita delle recessione economica, scenario non preventivato, pende sui possibili esiti delle elezioni e non è detto, dato anche il clima di forte divisione che attraversa il paese, che non possa comportare un prezzo elevato, per il Presidente in carica, in termini di consenso elettorale soprattutto tra le fasce della popolazione più esposte e nelle classi medie. L’intervento annunciato di svariati milioni di dollari per contrastare la crisi del Covid 19 e evitare gravi danni a livello economico sembrano andare proprio nella direzione di tranquillizzare, oltre ai mercati in fibrillazione, soprattutto gli elettori americani.

Nel frattempo in casa democratica sembra ormai consolidata la prospettiva di una vittoria di Joe Biden. Non era scontato, dopo la partenza accidentata del candidato e del partito, dopo la sconfitta, prevedibile, nel tentativo di empeachment, e dopo le divisioni, le incertezze e i contrasti emersi nelle prime fasi della campagna delle primarie. Ma dopo la vittoria in Illinois, lo Stato di Chicago, in Florida, altro Stato chiave nella corsa alla nomination, e in Arizona, Joe Biden da raggiunto il numero di 1158 delegati, staccando di diverse lunghezze Bernie Sanders fermo a 874. Il senatore del Vermont sembrerebbe infatti in procinto di maturare la decisione di un ritiro, dopo le tre ennesime sconfitte, e stando ad alcune recenti indiscrezioni di stampa avrebbe anche sospeso la sua campagna sui social media.

Biden ha vinto ancora, anche con risultati molto netti come in Florida, raccogliendo successi e consensi tra le minoranze etniche, tra gli elettori tradizionali del partito democratico, tra le donne. Ha vinto ormai a tutte le latitudini, non solo al Sud, ma anche nel Midwest o nella costa Est. Adesso parla da candidato presidente certo della nomination, sempre di più, e si mostra disponibile verso il suo avversario e soprattutto verso i suoi elettori, a partire da quelli più giovani. La sfida, per i democratici, diventa adesso ricompattare il proprio campo, come nel 2016 non fu possibile fare, per lanciare la corsa a novembre e battere Trump. Anche in funzione di questo in molti si augurano che Sanders possa presto farsi da parte, prendendo coscienza della sconfitta acquisita e lasciare modo a Biden di rafforzarsi.

Anche in Ohio si sarebbero dovute celebrare le primarie, ma sono state rinviate a causa dell’epidemia di Coronavirus. Così come anche in altri stati è stato deciso di posticiparle. L’incognita del virus, infatti, si sta facendo sempre più pesante sulla campagna elettorale, costringendo i candidati a non temere più comizi pubblici e ridurre i loro spostamenti, ma soprattutto ritardando lo svolgimento delle consultazioni negli stati. Altro tema per cui potrebbe presto partire un pressing per spingere Sanders a mollare in anticipo.

La situazione, data l’emergenza sanitaria in corso e l’ondata di paura che l’accompagna in tutto il mondo, si sta facendo sempre più grave in tutto il paese. Ormai i contagiati sono diverse migliaia, il numero dei morti sta salendo, numerosi Stati stanno approntando misure sempre più restrittive. Non è scontato quindi, nelle prossime settimane, immaginare cosa potrà essere, proprio alla luce della diffusione del virus, dei prossimi appuntamenti elettorali in programma ai primi di aprile e di quelli successivi. L’impatto dell’epidemia sarà molto rilevante, non solo sul piano organizzativo rispetto alle primarie, ma probabilmente anche a livello politico: potrebbe diventare un tema centrale anche nella prossima campagna elettorale in vista del voto di novembre. I due candidati democratici, nel confronto televisivo dei giorni scorsi, non hanno risparmiato accuse a Trump sulla gestione dell’emergenza. È probabile che anche nelle prossime settimane l’impatto della crisi sulla campagna elettorale si farà sentire: il confronto politico interno negli USA è già oggi molto condizionato dal tema dell’epidemia e da quello della sanità. Se la vittoria di Trump qualche settimana fa poteva sembrare molto probabile, anche alla luce delle divisioni e degli errori dei democratici, adesso, con gli effetti imprevedibili di questa crisi, potrebbe non essere così scontata. E Biden, da sfidante, proverà di sicuro ad approfittarne.

Infatti, con i dati attuali, è quasi certo che a novembre ci troveremo di fronte ad un confronto tra Donald Trump e Joe Biden. Alla luce anche delle insistenti voci di ritiro di Bernie Sanders e a meno di clamorosi colpi di scena sarà probabilmente così. Non era scontato, poche settimane fa, almeno fino al voto in Carolina del Sud che ha cambiato tutto nella gara tra i democratici e rimesso in pista Biden, che da allora ha conseguito una lunga serie di vittorie.

La sfida sarà, come sempre, complessa e avvincente. Ma siamo solo agli inizi, la corsa è ancora lunga e possono succedere ancora molte cose.

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