Energy security e transizione: la dimensione euroatlantica

La sfida strategica della cooperazione, in campo di sicurezza e transizione energetica, tra le due sponde dell’Atlantico. L’analisi di Gabriele G. Marchionna

L’energia, il motore del mondo, è il principale fattore d’attrazione e rinforzo tra Stati Uniti ed Unione Europea. In particolare, secondo il report del Global Energy Center dell’Atlantic Council, la cooperazione transatlantica sul gas naturale può rafforzare la sicurezza energetica europea, animando i due partner al contrasto di sfide e minacce geopolitiche e geoeconomiche. Nel teatro europeo, più volte la Russia ha sfruttato l’energia come strumento politico per esercitare pressioni sul fronte centro-orientale e sui paesi della vecchia Unione Sovietica. Pressioni che vanno di pari passo con la dipendenza europea da determinati fornitori. Ne consegue, dunque, che una collaborazione transatlantica sia utile a sviluppare un mercato competitivo e trasparente, garantendo l’accesso a diverse fonti di energia affidabili ed economiche per i paesi membri dell’UE e non solo, raggiungendo allo stesso tempo gli obiettivi climatici. Sin dalla costituzione del Consiglio USA-UE per l’Energia, nel 2009, come forum di cooperazione energetica transatlantica, queste minacce vengono recepite come meritevoli non solo di ulteriore attenzione ma soprattutto bisognose di risposte tutt’altro che unilaterali, bensì univoche da USA e UE e di grande coinvolgimento dei rispettivi comparti privati, affinché si possa lavorare sul rinvigorimento di tecnologia, politica e sicurezza energetica come un unicum.

Il gas naturale gioca un ruolo dominante nella transizione

Abbondantemente marcato come elemento mainstream nel corrente dibattito sulla transizione energetica, il gas naturale – GNL compreso – continuerà a svolgere un ruolo di primo piano nella sicurezza energetica europea poiché i paesi avviano graduali processi di decarbonizzazione e, in alcuni casi, limitano la loro capacità nucleare. Sebbene l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) abbia previsto una certa stabilità del consumo di gas in Europa, la riduzione della produzione interna aumenterà la domanda di GNL importato. La crescente dipendenza dell’Europa dalle importazioni di energia aumenta, al contempo, le minacce alla sicurezza energetica dei cosiddetti “fornitori dominanti”. Prima fra tutti la Russia, che sta perseguendo un’espansione aggressiva di gasdotti di gas naturale verso l’Europa attraverso progetti come TurkStream e Nord Stream 2, nettamente ostili al Presidente Trump.

Di contro, al fine di evitare la dipendenza da un unico fornitore, l’Europa dovrebbe fare investimenti strategici nelle infrastrutture energetiche e identificare fonti alternative. Inoltre, considerando gli sforzi necessari su diversi fronti – normativo, infrastrutturale e di progettazione strategica – il rafforzamento del proprio contesto normativo con il lancio della Energy Commission della Commissione Europea nel 2015, ha condotto l’UE ad ottimi risultati[1]. Il GNL può effettivamente essere l’alternativa sia al carbone che al petrolio in più settori, contribuendo alla riduzione delle minacce alla sicurezza da parte dei cambiamenti climatici ed incentivando diversi settori industriali che presentano un grande potenziale per la domanda di GNL e una collaborazione naturale USA-UE. Un esempio emblematico è dato dalla Strategia 2018 Organizzazione marittima internazionale (IMO – International Maritime Organization) dell’ONU, per la transizione energetica dell’industria marittima.

Energia pulita per una sicurezza non solo energetica

La vera sfida dell’energia europea risiede nella capacità dei paesi membri di avviare i processi di transizione pur rispettando le pressioni sociali che potrebbero derivarne. Ottimizzare dunque la generazione di energia pulita avrà un effetto binario rilevante, ossia ridurre la dipendenza dalle importazioni e migliorare al tempo stesso l’autosufficienza europea e di conseguenza la sicurezza energetica.

I maggiori ostacoli allo sviluppo di energia pulita sono la mancanza di finanziamenti, la distorta percezione del pubblico e i rischi della catena di approvvigionamento. Le tecnologie energetiche pulite incentivate dalle relazioni transatlantiche, come CCUS[2] e idrogeno, potranno contribuire in modo significativo alla decarbonizzazione, che inevitabilmente necessitano di benefici della coesione pubblico-privato interna all’UE ed auspicabilmente moltiplicati nella cooperazione oltreoceano. Godere di un forte sostegno politico per il miglioramento dell’efficienza delle rinnovabili rende ogni singolo sforzo per la transizione un piccolo vantaggio sulla competizione con le fonti convenzionali.

Tuttavia, non si può tralasciare l’apporto del comparto Ricerca e Sviluppo per l’Artificial Intelligence e Machine Learning, in cui gli attuali leader statunitensi vedono l’intensificarsi della minaccia cinese. Opportunità chiave per l’energy security dell’UE e degli USA, queste due frontiere hi-tech sono ad oggi imperative nella gestione energetica, soprattutto nel garantire la continuità operativa degli attori privati. Inoltre, standard di produzione sincronizzati e certificati tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea garantirebbero una certa coerenza programmatica e operativa attraverso l’Atlantico, consentendo ulteriormente il commercio e migliorando la sicurezza di tali progetti.  Stesso approccio potrebbe applicarsi per il fronte economico, in cui l’accesso a finanziamenti adeguati rimane uno dei principali ostacoli alla diffusione delle energie rinnovabili su larga scala.

Per il coinvolgimento della comunità, invece, una crescente maggioranza di europei sostiene una rapida transizione verso fonti energetiche green, ma i dati della Commissione Europea indicano una ricorrente opposizione allo sviluppo di infrastrutture green nel proprio quartiere abitativo. Pertanto si evince come educazione e sensibilizzazione saranno elementi fondamentali nell’intensificazione della strategia di cooperazione transatlantica.

Avversamente, la vulnerabilità effettiva risiede nella fornitura di materie prima per gli USA tanto quanto per l’UE che ostacola la potenziale distribuzione di energie rinnovabili e altre nuove tecnologie. Ad oggi, la maggior parte delle parti e dei materiali necessari per le tecnologie energetiche pulite, come i pannelli solari e le batterie, dipendono fortemente dalla catena di approvvigionamento cinese. Il controllo sulle risorse minerarie critiche è una minaccia per la futura diffusione delle energie rinnovabili nel resto del mondo. Stabilire quindi una fornitura diversificata ampliando capacità nazionali e rafforzando relazioni con i produttori mondiali, secondo quanto riportato nel report “European energy security and transatlantic cooperation” dell’Atlantic Council, potrebbe essere un modo per mitigare alcuni rischi della catena di approvvigionamento. Per questo obiettivo, gli Stati Uniti e l’Europa necessitano di incentivare programmi di recupero a basso costo per turbine eoliche e pannelli solari che recuperano materiali preziosi e garantiscono la sostenibilità a lungo termine della generazione di energia rinnovabile.

Un’ulteriore vulnerabilità è congiuntamente rappresentata dalle azioni di Cina e Russia per aumentare gli investimenti governativi in infrastrutture energetiche atte alla ricerca di una maggiore leva geopolitica e finanziaria nel mercato europeo. La strategia transatlantica di investimento potrebbe fornire valide alternative ai servizi digitali cinesi, compreso la Belt and Road Initiative e il 5G, e potrebbe anche mitigare la leva geopolitica delle infrastrutture finanziate dal Cremlino in Europa. In tal senso, potrebbe essere determinante il coinvolgimento e supporto di governi, istituzioni finanziarie e del settore privato sotto il Consiglio USA-UE per stabilire una strategia transatlantica dedita a contrastare l’orso e il dragone.

Il Green Deal europeo come opportunità euroatlantica

Il cambiamento climatico è una delle maggiori minacce alla sicurezza energetica. La crescente domanda di energia, la decarbonizzazione e la necessaria risposta alle implicazioni geopolitiche e sociali mettono a dura prova i sistemi energetici globali. Tuttavia, il Green Deal europeo come nuova strategia di crescita dell’UE per la neutralità del carbonio entro il 2050, atto a garantire un certo stimolo alla crescita economica pur mantenendo costanti l’affidabilità energetica, fa ben sperare. In linea con l’agenda del Green Deal, gli Stati membri dell’UE delineeranno come soddisfare la riduzione delle emissioni di carbonio nel sistema nazionale integrato per energia e clima.

Per la collaborazione transatlantica, il Green Deal europeo presenta infatti una grande opportunità. Le pressioni precedentemente registrate su entrambe le sponde dell’Atlantico per raggiungere gli obiettivi climatici, soddisfacendo al contempo la domanda energetica avanzata a un prezzo accettabile, oggi affrontano un grande interrogativo per il futuro. La grande opportunità per gli Stati Uniti e l’UE è conquistare la leadership mondiale nello sviluppo di nuove tecnologie che ridurranno le emissioni, miglioreranno la sicurezza energetica, senza trascurare le crescenti esigenze della società con soluzioni accessibili, e riducendo infine i potenziali impatti negativi.

Quale strategia adottare?

La cooperazione tra gli Stati Uniti e l’UE nel settore energetico è di grande vantaggio per la comunità transatlantica. Sulle fondamenta gettate nel 2009, il rapporto cooperativo deve persistere con maggiore intensità per forgiare sistemi energetici resilienti e autosufficienti al fine di diversificare le catene di approvvigionamento e decarbonizzare il sistema energetico. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno l’opportunità di formulare strategie di investimento coerenti, sviluppare e implementare nuove tecnologie energetiche sincronizzando il loro impegno con gli sfidanti geopolitici globali, in particolare Russia e Cina.

Nonostante il prezzo e l’adeguamento del carbonio possano configurarsi come crepe del Green Deal europeo nei rapporti USA-UE, i due partner si presentano come reciprocamente necessari ma, ricordiamolo, c’è bisogno che Washington dimostri il suo reale impegno ambientale con una fondamentale riconnessione all’Accordo di Parigi. La creazione di nuove infrastrutture per la diversificazione delle fonti, la normalizzazione di mercati competitivi e trasparenti, una strategia di finanziamento e, al contempo, un grande sforzo di diplomazia energetica utile a fronteggiare le grandi minacce geoeconomiche globali, sono i maggiori obiettivi di una strategia transatlantica che richiede impegno immediato e univoco. Avviare dialoghi di facilitazione su questi fronti è il primo passo verso una completa sicurezza energetica dell’intera Unione Europea.

Gabriele G. Marchionna


[1] L’Unione Energetica ha cinque dimensioni: 1) sicurezza, solidarietà e fiducia; 2) mercato energetico interno completamente integrato; 3) efficienza energetica; 4) decarbonizzazione dell’economia; 5) ricerca, tecnologia e innovazione. Fonte: “Energy Commission,” European Commission, March 30, 2020, https://ec.europa.eu/energy/topics/energy-strategy/energy-union_en?redir=1.

[2] Il Carbon Capture, Utilization, and Storage (CCUS) – la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio – comprende metodi e tecnologie per rimuovere la CO2 dai gas di combustione e dall’atmosfera, seguita dal riciclaggio della CO2 per l’utilizzo e dalla determinazione delle opzioni di stoccaggio sicure e permanenti.

Immagine tratta da Pixabay

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