America is back! Il viaggio di Biden in Europa

Dal G7 al Vertice NATO, passando per il confronto con UE e l’incontro di Ginevra, come il viaggio di Joe Biden in Europa rilancia le relazioni transatlantiche e rafforza la centralità internazionale degli Stati Uniti. Una breve analisi di Elisa Maria Brusca (Geopolitica.info).

Potrebbe non essere superfluo reiterare il mantra di Biden “diplomacy is back”, che la diplomazia sia tornata è palese. Nell’ultima settimana il presidente Biden è volato in Europa, accompagnato dalla First Lady, per incontrare gli alleati e discutere una linea comune rispetto alle sfide future. Come detto a conclusione della settimana da Biden, è stato fatto molto, gli Stati Uniti hanno parlato ma hanno anche ascoltato gli alleati.

A Carbis Bay nella Cornovaglia inglese, Biden ha raggiunto i leader delle sette democrazie più salde al mondo quali Germania, Regno Unito, Giappone, Francia, Canada, Italia e Unione Europea, presente con una delegazione. I Capi di Stato hanno trattato le questioni più urgenti del momento. Così il summit del G7 ha dato l’opportunità agli Stati Uniti non solo di tornare al tavolo diplomatico ma di presiederlo. Nelle parole del Segretario di Stato Blinken, il razionale dell’incontro e l’obiettivo del presidente democratico erano di dimostrare che le democrazie possono ancora ottenere risultati per il proprio popolo e per il mondo. Secondo il presidente i tre giorni di meeting sono serviti anche a rinsaldare la credibilità degli Stati Uniti nel mondo, concordando sulle sfide che si presentano e creando strategie per affrontarle. Per Biden, condividere ha significato anche aprire al compromesso con le parti che hanno sensibilità diverse e questo è ciò che ha fatto il presidente su alcuni dossier.

Il tema principale è stato, ancora una volta, la Cina. In merito, Biden ha tentato di indurre gli altri leader occidentali ad intraprendere politiche più risolute per arginare la potenza, economica e politica, del dragone. Tuttavia, i toni assunti nella dichiarazione conclusiva, più smorzati rispetto a quelli iniziali, lasciano trasparire una certa reticenza europea frutto di considerazioni economiche alle quali l’Unione non vuole sottrarsi. È stato, tuttavia, raggiunto un accordo sulla competizione strategica che verterebbe sulla costruzione di infrastrutture in paesi a basso e medio reddito in regioni quali l’America Latina, l’Africa e l’area strategica dell’Indo-Pacifico. L’iniziativa ricalca un progetto già sviluppato dalla controparte, la Belt and Road Initiative che ha innescato i semi degli investimenti in Asia, Africa ed Europa. Il Build Back Better World, nome dell’iniziativa, è un ulteriore passo per cementare le partnership strategiche mentre si tenta di avanzare altri temi come l’uguaglianza di genere e la lotta al cambiamento climatico. In merito a quest’ultimo dossier, si è registrata maggiore risolutezza, seppur non connotata da pragmatismo. Oltre a ribadire l’impegno ad agire secondo l’Accordo di Parigi, le sette economie più potenti si sono impegnate a porre in disuso gli impianti di carbone non dotati di tecnologia adatta ad assorbire le emissioni di carbonio.

Un altro dossier connotato da una certa vaghezza è stato il COVID-19. Sul tema, nulla di sostanzialmente nuovo. È, tuttavia, stato annunciato che le sette democrazie si impegneranno per produrre e ridistribuire vaccini e test diagnostici. Nonostante si tratti di 1 miliardo di vaccini e test, lo sforzo potrebbe essere solo una goccia nell’oceano del bisogno dei paesi meno abbienti. Tuttavia, è possibile fare dei vaccini uno strumento per dimostrare l’efficienza delle democrazie, obiettivo ribadito in diverse occasioni da Biden, e la loro capacità di agire nel bene del popolo. Al G7 si è tornati a parlare dell’origine della pandemia, in completa sintonia con gli Stati Uniti di Biden che ha recentemente annunciato l’avvio dell’indagine per appurare l’origine della pandemia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inoltre dichiarato di non ignorare alcuna delle possibili teorie che potrebbero spiegare lo sviluppo del virus.

Per il presidente democratico il G7 ha costituito anche un forum molto prestigioso per incontrare gli altri leader in vertici bilaterali. A latere, si è svolto il colloquio con il premier Draghi, il cui esito è stato molto positivo. L’Italia è tornata ad essere atlantista ed europeista, con importanti convergenze su temi quali i diritti civili e la tutela dell’ambiente. Sebbene trattata solo marginalmente, la Cina è stato il tema che ha necessitato di più cautela, nonostante Draghi non abbia chiuso rispetto a ulteriori valutazioni sull’opportunità della Belt and Road Initiative siglata dal suo predecessore. I due leader hanno anche parlato di Libia e Russia, sottolineando la necessità di un fronte comune. Ad ogni modo, sembra che possano esservi tutti i presupposti per un’alleanza più forte tra Stati Uniti e Italia guidati dai due nuovi leader.

Dopo aver lasciato le coste della Cornovaglia, Biden si è diretto a Bruxelles per presenziare – per la prima volta in qualità di presidente degli Stati Uniti – al Summit della NATO. Il meeting, che è avvenuto in un “momento cruciale” secondo il Segretario Generale Stoltenberg, si è articolato su diverse questioni che mirano a rendere l’Alleanza – chiamata a compiere un nuovo processo di adattamento – più forte a livello politico e militare per poter rispondere in maniera più efficace alle sfide dell’oggi e del domani in un’era di competizione globale e di mutamenti nel sistema internazionale. Momento saliente di questo adattamento della NATO sarà l’iniziativa NATO 2030. Tuttavia, ci sono anche delle linee di continuità, tra queste è da menzionare la Russia. Questa rimane la minaccia principale per la sicurezza euro-atlantica, a causa dell’irrigidimento della sua postura militare, testimoniato dalle esercitazioni ambigue ai confini di stati membri dell’Alleanza e dalla modernizzazione dell’arsenale nucleare. Le preoccupazioni però non inficiano l’approccio dual-track costituito da deterrenza e dialogo. Nei confronti della Cina, invece, si è registrata una convergenza di vedute inaspettate. Il revisionismo cinese, come si evince dal Communiqué, comporta delle sfide sistemiche all’ordine internazionale e all’Alleanza stessa, di cui viola i valori. Ciononostante, la NATO, come gli Stati Uniti, hanno tutto l’interesse a tenere aperta una finestra di dialogo su temi in cui la cooperazione è necessaria come il cambiamento climatico e il controllo degli armamenti.

Diversamente dalla dichiarazione del Vertice del G7, il Communiqué NATO ha riportato similitudini rilevanti con l’agenda di Biden. Di fondamentale importanza, l’allargamento dell’attivazione dell’articolo 5, esteso anche al dominio spaziale. Biden ha fatto salva la tradizione, «per gli Stati Uniti l’impegno previsto dall’articolo 5 è sacro», e ha rassicurato, in una serie di incontri diretti, i leader di Lituania, Lettonia ed Estonia. Il 78enne democratico ha anche apprezzato che 10 paesi su 30 siano in regola con i contributi NATO, quindi il burden-sharing potrebbe non essere un tema divisivo, almeno per ora. A margine del summit, il presidente Biden ha incontrato il presidente Erdogan. I toni si preannunciavano surriscaldati anche perché Biden è stato il primo presidente statunitense a riconoscere il genocidio armeno. La mossa, utile a ricordare quanto siano importanti i diritti umani nell’agenda di Biden e utile avvertimento per la Cina, poteva però essere una frattura. A sorpresa, il presidente democratico ha definito il meeting utile e positivo, incontrando il consenso di Erdogan.

In chiusura del suo viaggio in Europa Biden ha incontrato Putin a Ginevra, incontro che si preannunciava altrettanto infuocato ma che ha parzialmente disatteso le aspettative. Secondo un comunicato della Casa Bianca, era intenzione di Biden riprendere dei rapporti stabili e prevedibili con la Russia, definita da lui stesso come una grande potenza innalzandone lo status nello scenario internazionale. Il meeting si è svolto in una prima sessione di 93 minuti e una seguente di 65 a cui hanno partecipato membri delle delegazioni intervallata da 45 minuti per discutere con le delegazioni nazionali. L’obiettivo dell’incontro era quello di aprire linee di comunicazione limitate ai temi su cui è possibile cooperare, per salvare quello che si può della relazione con Mosca, ai minimi storici dopo la fine della Guerra Fredda. L’incontro tra le due grandi potenze che insieme possiedono il 90% delle armi nucleari globali ricorda un po’ il clima da Guerra Fredda ma l’outcome non è stato un totale fallimento. Durante la conferenza stampa tenuta dal leader russo alla fine del meeting bilaterale, è emerso che tra i temi trattati vi è stata l’Ucraina, ma secondo Putin non c’è stato nulla da dire sul potenziale ingresso del Paese nella NATO. Inoltre, gli ambasciatori precedentemente espulsi torneranno alle loro posizioni. Un potenziale spiraglio comunicativo si è aperto anche in tema di cybersecurity, posto che entrambe le parti dovranno assumersi degli oneri. Il presidente Biden ha affermato di aver comunicato a Putin 16 strutture assolutamente inattaccabili. Quest’ultimo sarebbe altresì consapevole di cosa comporterebbero ulteriori attacchi cyber o interferenze nelle elezioni.

Sebbene non sia programmato nessun futuro incontro, per Biden era necessario incontrarsi di persona per evitare fraintendimenti. Ha voluto precisare che le decisioni in politica estera non sono contro la Russia ma per il popolo statunitense. Allo stesso tempo, non è obiettivo di nessuno giungere ad una nuova guerra fredda. Ciò non significa che Putin sia pronto a deporre le armi perché permane il timore che gli Stati Uniti intendano diminuire la potenza russa. Tuttavia, anche nei periodi di tensione, tra le due potenze c’è la volontà di “garantire stabilità nella sfera strategica, riducendo il rischio di conflitti armati e la minaccia di armi nucleari”, questo è quanto emerge dalla dichiarazione congiunta rilasciata da Stati Uniti e Russia.

La settimana conclusasi è stata sicuramente ricca e proficua per rinsaldare le alleanze, tastare le acque su temi cruciali per lo sviluppo del sistema internazionale e per stabilire linee di comunicazioni con i rivali. Molto è stato sicuramente fatto, ma quali saranno le conseguenze e quanto sarà fatto oltre la retorica delle dichiarazioni conclusive sarà solo il tempo a dirlo.

Elisa Maria Brusca


Immagine tratta dal sito Nato.int

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