L’impatto degli attacchi dell’11 settembre in un mondo in cambiamento

Pubblichiamo l’introduzione al testo “Vent’anni di Guerra al terrore”, curato da Enrico Casini e Andrea Manciulli ed edito da START Insight. Le prefazione al testo è stata realizzata da Marco Minniti

Gli attentati dell’11 settembre 2001 rappresentarono una svolta storica netta, a livello politico, strategico e militare, che in qualche misura determinò l’ingresso, inatteso ma definitivo, in un tempo sempre più caratterizzato da una diffusione di minacce e conflitti asimmetrici. Un evento inatteso, data l’imprevedibilità, l’eccezionalità e la gravità degli attacchi, e anche un punto di svolta: si può dire che, metaforicamente, abbia in un sol colpo scoperchiato un enorme vaso di Pandora innescando nel mondo nuovi disordini e instabilità. Ma fu anche il primo segno che attestò l’inizio della fine dell’egemonia unipolare americana, iniziata dopo il 1989 con lo sfaldamento dell’Unione Sovietica che aveva lasciato apparentemente gli USA senza un vero competitor internazionale capace di mettere in discussione il proprio ruolo di superpotenza globale.

Fino al 1989 questo ruolo era stato svolto dall’Unione Sovietica: crollato il blocco sovietico nessuno sembrava, allora, in grado di rimpiazzare il vuoto lasciato dai Sovietici. Oggi, quel vuoto, è stato riempito in parte dalla Cina e, in parte, anche da un ritorno della stessa Russia. Ma anche una parte significativa dei cambiamenti geopolitici attuali è stata frutto anche degli accadimenti seguiti all’11 settembre 2001. Infatti, con il nuovo millennio e l’inizio di una stagione di disordine e conflitti successiva agli attacchi, si assiste al principio di una sorta di “riorganizzazione” del sistema  internazionale, tuttora in corso, in cui, oltre alla presenza di soggetti non statuali in grado di elevarsi a tutti gli effetti come “protagonisti” e attori geopolitici, si sarebbero nel tempo affacciate e affermate nuove potenze in grado di mettere in discussione l’ordine internazionale liberale e il ruolo guida esercitato dagli Stati Uniti.

È evidente, inoltre, senza enfasi e senza nemmeno farsi trasportare dall’emotività, che eventi delle proporzioni degli attacchi dell’11 settembre 2001 abbiano condizionato e influito non solo sugli assetti politici globali, o su settori come la sicurezza, il diritto, l’economia, ma anche sulle tendenze culturali e sociali, e sulle vite di milioni di esseri umani. L’impatto emotivo, e psicologico, fu talmente forte, da lasciare un segno indelebile nella memoria collettiva, e nei comportamenti, di milioni di persone in tutto il mondo.

Un primo elemento sul piano geopolitico e strategico derivante proprio da questo evento riguarda le sue ripercussioni e gli effetti che produsse nei mesi e anni successivi sul sistema internazionale e le relazioni tra stati. Il processo in senso ampio era già di fatto in atto, avviato sul piano economico dalla fine degli anni settanta con l’esplosione della globalizzazione finanziaria e la rivoluzione tecnologica,  e su un piano geopolitico dalla fine della Guerra Fredda, ma, come spesso accade nella storia umana, gli attacchi terroristici del settembre 2001 ebbero un improvviso effetto acceleratore e impressero una svolta inattesa al suo divenire, probabilmente contribuendo anche a modificare alcune traiettorie possibili. E proprio sul piano geopolitico l’impatto di un evento come l’11 settembre non riguardò, necessariamente, solo la dimensione globale, avendo colpito la superpotenza per eccellenza, e non solo la mera dimensione del potere e del sistema americano.

Le ripercussioni ebbero effetti immediati negli eventi che seguirono, sia diretti che indiretti, in molte altre regioni del globo: da quella euro-atlantica, che ovviamente si sentì comunque fortemente coinvolta dagli attacchi, dato il legame profondo tra Stati Uniti e paesi dell’Europa occidentale, ma anche l’area del Medio Oriente, del Mediterraneo, fino all’Asia Centrale, che fu subito l’area maggiormente coinvolta nella reazione agli attacchi e anche dalla controreazione delle forze jihadiste. Con la fine della Guerra Fredda e poi, con la prima Guerra del Golfo, si era aperta una fase nuova nella storia del Grande Medio Oriente che gli eventi successivi all’11 settembre 2001 contribuirono notevolmente a spingere verso l’attuale fase di ridefinizione degli equilibri politici, istituzionali, geopolitici nella regione.

Ma interessante è leggere l’impatto di questo evento anche alla luce della storia del jihadismo e del terrorismo internazionale, in cui gli attentati di New York e Washington rivestono un ruolo centrale e rappresentano probabilmente uno dei fatti più importanti dall’inizio della sua evoluzione. Nella loro unicità e drammaticità, hanno mostrato al mondo la capacità distruttiva e le dimensioni della minaccia di cui il progetto del jihad globale era portatore. In particolare, hanno anche confermato quanto un soggetto non-statuale come Al Qaeda, network terroristico transnazionale fondato da Osama Bin Laden, potesse essere pericoloso.

Restando al campo del jihadismo e del terrorismo, Al Qaeda dimostrò di non essere un soggetto marginale, ma anzi, di poter aspirare ad esserne la guida e il riferimento candidandosi ad incarnare uno dei principali nemici degli Stati Uniti e di tutto l’Occidente. Gli eventi dell’11 settembre, infatti, giunsero al termine di un percorso ascendente, in cui si era affermata la prospettiva strategica del jihad globale contro il nemico lontano..

Al Qaeda e il suo leader, Osama Bin Laden, pare avessero lavorato già da diversi anni ormai alla realizzazione di un devastante attentato sul suolo americano, preceduto da altri attentati contro obiettivi statunitensi, con la volontà precisa di portare la guerra direttamente sul suolo nordamericano.

L’evento, in maniera impressionante, ha segnato l’immaginario collettivo globale, non solo per la dimensione e la dinamica, o per i luoghi scelti e colpiti, ma anche in virtù della diretta televisiva che riprese e narrò minuto per minuto l’attentato. L’aereo che si schiantò sulla seconda torre del WTC fu ripreso in diretta, nel momento in cui la prima torre colpita era avvolta nel fumo. Le immagini delle due torri, prima del collasso, che si elevano sullo skyline di Manhattan avvolte nelle fiamme e da cui si levano i pinnacoli di fumo, resteranno probabilmente tra le più evocative e celebri della storia contemporanea.

La sensazione, come a caldo restituirono le prime pagine di molti giornali e quotidiani, era l’inizio di un’epoca nuova, e soprattutto, l’inizio di un nuovo e improvviso periodo di guerra. Ma non si trattava di una guerra come le altre, simmetrica, combattuta su un terreno preciso, fatta di regole codificate, guidata da politici e militari e condotta da stati e alleanze di stati, come nella storia si era stati abituati a vivere e vedere. Si trattava di qualcosa di terribile e nuovo, la nuova dimensione della guerra asimmetrica, su cui a livello teorico si discuteva da tempo, di cui il terrorismo diventava uno strumento efficace e letale.

Il tema della sicurezza, non solo intesa a livello locale o nazionale, ma nella sua accezione più ampia e sotto molti punti di vista, ritornò al centro della discussione pubblica e delle agende di governo di tutti i paesi. In questo campo, dove il monopolio della forza è prerogativa degli Stati, si ebbe un rafforzamento della centralità dello Stato, esercitata anche attraverso un ritorno degli investimenti nel settore della sicurezza e della difesa ma anche sul piano delle legislazioni interne, dei nuovi assetti di intelligence e sicurezza nazionale che scaturirono. L’avvio della guerra al terrore, che iniziò con l’attacco all’Afghanistan dei talebani rifugio di Al Qaeda, segnò anche l’inizio della reazione americana e occidentale contro il terrorismo di cui ancora oggi, in ragione dei recenti fatti in Afghanistan, stiamo discutendo. E di cui, in questa pubblicazione, cerchiamo di porre anche punti di vista diversi, una riflessione di natura principalmente storica.

Nel frattempo, in questi venti anni, molto è cambiato, non solo tra i protagonisti di questo scontro (la guerra al terrore è difatti passata da Bush a Obama e poi a Trump e infine, oggi, a Joe Biden) ma sono cambiati anche gli avversari stessi (da Al Qaeda a ISIS e tutte le loro emanazioni locali), e insieme i luoghi, gli scenari, le minacce.

A venti anni di distanza dai fatti dell’11 settembre 2001 e dall’inizio della Guerra Globale al terrorismo (GWOT) non è solo doveroso e necessario ricordare la drammaticità di quegli eventi, le migliaia di vittime, i tragici fatti che seguirono e sconvolsero il mondo, ma, data la portata di questo evento storico, è indispensabile conoscerne i protagonisti, ma soprattutto comprendere quanto il mondo, dopo di essi, sia cambiato. E, possibilmente, anche come sono cambiati i nemici contro cui la guerra è stata combattuta in questo ventennio. E, inoltre, quali aspetti della nostra vita, della politica internazionale, della sicurezza, del diritto, siano cambiati anche per effetto di questi eventi. Quanto la realtà che viviamo ogni giorno è stata modificata, direttamente o indirettamente, dalle conseguenze degli attacchi e dalla presenza della minaccia terroristica, e come stia cambiando ancora, mentre noi scriviamo queste righe. Quanto, infine la minaccia terroristica è ancora presente, ai nostri giorni, come si è evoluta, come è stata combattuta e può essere oggi affrontata. Una minaccia che riguarda tutti, non solo i paesi occidentali, e contro cui è indispensabile mantenere vivo un ampio fronte coeso, a livello internazionale, investendo in collaborazione e alleanze.

Il mondo intorno a noi è in continua trasformazione: parte rilevante delle trasformazioni che stiamo vivendo risiedono sia sul piano economico che su quello tecnologico attraverso le “rivoluzioni” (neoliberista e tecnologica) in atto a partire dagli anni Settanta e Ottanta del Novecento. L’ascesa economica cinese e asiatica è stata la manifestazione più chiara, e strategicamente rilevante, di questo cambiamento, anche per gli equilibri economico/politici globali. Ma è indubbio che un contributo importante al processo in atto è dovuto anche alla svolta impressa dagli attacchi dell’11 settembre 2001 e dalle loro conseguenze, in particolare nell’area euro-atlantica e mediorientale, collegate anche ad altri fatti, che negli anni successivi sono accaduti (la crisi del 2008 su tutti). Tra queste conseguenze vi sono anche questioni non sempre rilevate o a sufficienza indagate, rispetto ai grandi temi, di cui anche in questi giorni si è parlato molto per esempio in riferimento all’Afghanistan o, negli anni scorsi, alla Guerra in Iraq.

Questa raccolta di analisi, frutto del contributo e del lavoro di molti esperti affermati e di alcuni giovani analisti che collaborano volontariamente con Europa Atlantica, vuole proporre una lettura storica del ventennio che è seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001, con l’avvio della Guerra globale al terrorismo, anche attraverso lo studio di discipline diverse, dalla storia, alla politologia, al diritto, alla psicologia, all’antropologia, per capire e indagare aspetti solitamente non affrontati. Ovviamente, i temi possibili di riflessione su questi temi sono sterminati e sarebbe stato impossibile trattarli tutti. Ne abbiamo voluto fare una selezione, occupandoci, in particolare, di uno dei paesi più coinvolti in questi anni dalla guerra al terrore, l’Afghanistan. Ma anche delle evoluzioni che il terrorismo jihadista ha avuto, a partire dall’organizzazione protagonista degli attacchi dell’11 settembre, Al Qaeda, partendo da un approfondimento della sua storia.

I contributi raccolti in questo lavoro, di cui ringraziamo gli autori per la disponibilità, rappresentano punti di vista diversi sia sui fatti accaduti in questo ventennio che sulle loro conseguenze. Come in altri lavori simili, abbiamo cercato di valorizzare la pluralità delle idee, per favorire al meglio, come è giusto che sia in democrazia, il confronto e la dialettica pubblica. Questo vale ancora di più quando si ha per oggetto di studio uno degli eventi più rilevanti della storia contemporanea di cui si continuerà a discutere a lungo, anche in futuro, e il periodo storico, complesso e gravido di interrogativi, che ancora oggi stiamo vivendo.

Guardando alle sfide che abbiamo davanti, e all’evoluzione stessa che la minaccia terroristica potrà avere nei prossimi anni, lo studio critico del passato recente, degli errori commessi e dei risultati positivi raggiunti, può essere un prezioso contributo per raggiungere meglio, e più efficacemente, obiettivi utili alla garanzia della sicurezza e della stabilità comune. In un mondo sempre più gravato da nuove minacce e sconvolto dalla pandemia, speriamo questa pubblicazione possa dare un piccolo contributo, positivo, alla lotta ancora in essere contro una delle più serie minacce alla pace del nostro tempo: il terrorismo jihadista.

Ricordando il tributo pagato, in termini di vite umane, di vittime innocenti in questa guerra ventennale, le risorse ingenti spese e l’impegno messo in campo in questi anni, dagli Alleati e dai loro partner nel mondo, abbiamo sentito la necessità di raccogliere queste riflessioni. Convinti che questa sfida, come molte altre, potrà essere vinta solo attraverso la collaborazione internazionale, la conoscenza dei nostri avversari e della storia, e imparando a fondo dalle lezioni apprese.

Il testo completo è scaricabile al LINK  https://www.startinsight.eu/products-page/i-nostri-libri/2001-2021-ventanni-di-guerra-al-terrore/

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