NATO Secretary General Jens Stoltenberg meets with the Prime Minister of Sweden, Magdalena Andersson

Finlandia, Svezia e la scelta della NATO

L’ingresso dei due paesi scandinavi nella NATO rappresenterebbe uno step fondamentale in vista del rafforzamento dell’Alleanza Atlantica a nord-est.

“L’ingresso nella NATO di Finlandia e Svezia rafforzerà l’Alleanza nella regione nordica. E adesso gli alleati stanno considerando i prossimi passi da fare”, ha dichiarato il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg durante la sua visita in Finlandia e Svezia. Infatti, una volta concluso il processo di adesione dei due paesi – iter che, al netto delle difficoltà derivanti dall’attuale opposizione della Turchia, dovrebbe essere più breve del solito –, la capacità di proiezione dell’Alleanza aumenterebbe notevolmente a nord-est. La NATO potrebbe contare su due avamposti dalle eccellenti capacità militari: complessivamente avrebbe a disposizione un ulteriore milione di unità altamente specializzate. La Finlandia vanta uno dei sistemi d’artiglieria tra i più vasti in Europa, con più di settecento obici, mortai pesanti e un numero considerevole di missili terra-aria, oltre a sessantaquattro F-35 recentemente acquistati. La Svezia, che ha meno uomini a disposizione, possiede tuttavia sottomarini all’avanguardia, tra cui i Gotland – con i quali, in una simulazione di guerra nell’ambito dell’esercitazione BALTOPS 2005, “sconfisse” la USS Reagan – che utilizzano un’avanzatissima tecnologia stealth; può contare poi su un sistema d’aviazione che consta, tra l’altro, di droni Skeldar – elicotteri unmanned in grado di restare in volo fino a sei ore e di trasportare un carico da più di quaranta chili – e caccia multiruolo attrezzati per la guerra elettronica, capaci di volare a velocità supersonica senza l’ausilio di postcombustori.
A livello geografico, l’ingresso di Helsinki e Stoccolma garantirebbe alla NATO la possibilità di “comprendere” il Mar Baltico, dove, qualche giorno fa, Mosca ha schierato sessanta navi per un’esercitazione volta a testare le difese di Kaliningrad, contestuale all’annuale BALTOPS dell’Alleanza Atlantica, che ha registrato la presenza di Svezia e Finlandia in aggiunta a quattordici paesi già Alleati. La quasi totalità dei chilometri che compongono le coste del Baltico apparterrebbe infatti a paesi membri della NATO; la Russia, invece, vi si affaccia unicamente con l’exclave di Kaliningrad e con San Pietroburgo. Molti sostengono che una tale contingenza sarebbe intollerabile agli occhi di Putin, anche alla luce del fatto che la nuova profondità geostrategica dell’Alleanza potrebbe scontrarsi con la volontà di Mosca di aumentare la propria influenza nell’Artico. Lì, nel Mare di Barents, si giocherà – e in parte si sta già giocando – una partita delicatissima in termini di interessi economici derivanti dallo sfruttamento delle risorse naturali e dall’apertura di nuove rotte marittime a seguito dello scioglimento dei ghiacci.
Il presidente russo, quindi, dovrebbe sentirsi legittimato ad inasprire la sua propaganda antioccidentale? Stoccolma ed Helsinki dovrebbero desistere dal loro progetto di adesione alla NATO? Assolutamente no. E questo anche perché la richiesta dei due paesi non precede l’invasione russa dell’Ucraina. Anzi, ne è una conseguenza. I finlandesi e gli svedesi desiderano entrare a far parte di un’organizzazione che mira alla sicurezza dei propri membri, composta da democrazie con adeguati standard politici e militari, proprio perché si trovano in prossimità di una potenza (nucleare) ostile. È bene ribadirlo: la NATO non si “espande” – tanto meno motu proprio –; sono due stati sovrani che, sentendosi minacciati, chiedono di accedervi.
La scelta di Svezia e Finlandia assume, in effetti, una portata storica, giacché entrambi i paesi romperebbero il loro status di neutralità che dura, nel primo caso, da oltre duecento anni e, nel secondo, da quasi ottanta. E l’attuale opposizione della Turchia, che accusa Stoccolma di dare sostegno ai militanti curdi e che non ha digerito la sua decisione di ritirare le licenze per l’esportazione di armi verso Ankara, non dovrebbe ostare al processo di adesione all’Alleanza Atlantica – anche se il presidente finlandese Sauli Niinistö ha fatto sapere che senza la Svezia il suo paese rinuncerebbe alla membership. “Vogliamo risolvere i problemi con la Turchia il prima possibile per poter far entrare Svezia e Finlandia nella NATO”, ha infatti affermato Stoltenberg in occasione della conferenza stampa con la premier svedese Magdalena Andersson. Il Segretario generale, dopo aver definito “legittime” le preoccupazioni di Ankara, ha tenuto a sottolineare che “i segnali che Stoccolma ha dato su terrorismo ed export di armi sono importanti”, in quanto la Svezia ha già incominciato a modificare la sua legislazione in materia di contrasto al terrorismo e si impegnerà a garantire che “una cornice legale sull’esportazione di armi rifletta lo status futuro di membro NATO con nuovo impegno per gli Alleati”. La questione non sembra facilmente risolvibile entro il 29-30 giugno, data del prossimo vertice dell’Alleanza a Madrid; tuttavia, Stoltenberg ha voluto precisare che il summit non rappresenta “una data di scadenza”.
La scelta di Svezia e Finlandia di aderire alla NATO, qualora l’iter – come ci si augura – dovesse andare a buon fine, porterà inevitabilmente con sé un’assunzione di responsabilità. Se è vero, infatti, che i due paesi potranno beneficiare della protezione dell’Alleanza Atlantica, è parimenti vero che dovranno contribuire a “custodire” la frontiera orientale della stessa, quella ad oggi più fibrillante. Tuttavia, con una consapevolezza: quella di trovarsi in questo momento storico dal lato giusto.

Domiziano Cristiani


Immagine tratta dal sito Nato.int

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