Cosa aspetta la NATO dopo il vertice di Madrid. Il punto di Pagani

Pubblichiamo un’intervista ad Alberto Pagani, deputato e membro della Delegazione parlamentare italiana alla NATO

Le pietre miliari degli adattamenti storici della Nato sono chiamati “strategic concept”, e sono documenti di guida strategica che indicano le sfide e le incognite che l’Alleanza dovrà fronteggiare. Il Summit di Madrid ha segnato l’ultima pietra miliare, delineando lo scenario nel quale la Nato dovrà operare nei prossimi anni. Chiediamo all’On. Alberto Pagani, membro della commissione Difesa della Camera dei Deputati e componente dell’Assemblea Parlamentare della Nato, quali sono le sue opinioni sul nuovo documento.
On. Pagani, prima di tutto quali sono le principali novità contenute nel nuovo concetto strategico?
L’ultimo concetto strategico risale al 2010 e da allora lo scenario è profondamente cambiato. L’invasione russa dell’Ucraina, che rappresenta la criticità più immediata che deve affrontare la NATO, e minaccia direttamente la sicurezza del continente europeo, è solo l’ultima evidente ragione che ha richiesto la revisione dell’impianto strategico dell’Alleanza. I tentativi russi di minare la stabilità europea con minacce di tipo asimmetrico, che vanno dalle operazioni psicologiche di disinformazione e manipolazione dell’opinione pubblica ai cyber attacchi alle infrastrutture critiche, sono cominciati venti anni fa, ed abbiamo sbagliato a minimizzarli, o a far finta di non vederli.
A che tentativi si riferisce? Vuol dire che i Governi Europei erano a conoscenza di iniziative Russe volte a destabilizzare l’Unione Europea?
Direi proprio di sì. La strategia e la tattica della guerra asimmetrica russa è stata descritta dal Generale Gerasimov, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate russe, e quindi era certamente nota, bastava saper leggere. Nel suo concetto strategico l’ha chiamata guerra nelle zone grigie, quindi si tratta di una vera e propria guerra a bassa intensità, ambigua e mai dichiarata, nella quale i troll, gli hacker, gli agitatori ed agenti di influenza e le milizie mercenarie sono soldati occulti che combattono in maniera coordinata e molto efficace. Ne abbiamo avuto prova numerose volte, anche se non ce ne siamo resi pienamente conto.
In effetti non credo che i cittadini europei se ne siano mai accorti, ci può fare qualche esempio?
Non abbiamo visto ciò che non volevamo vedere, perché occhio non vede e cuore non duole. I Governi europei hanno sperato e voluto credere di poter produrre una condizione di convivenza pacifica con la Russia attraverso l’interdipendenza economica. Comprare il gas russo era conveniente per i consumatori europei e al tempo stesso riempiva di soldi gli oligarchi, le società russe e quindi lo Stato. Dato che il commercio ha bisogno della pace per prosperare i Governi Europei si erano illusi che gli affari garantissero il mantenimento di una condizione accettabile di stabilità. Che sia stato un errore ormai è evidente, dettato da una realpolitik troppo ingenua, ma ce ne siamo accorti tardi e del “senno di poi son piene le fosse”.
Diceva che si sono registrati molti tentativi russi ostili, finalizzati a destabilizzare l’Europa
Non è un segreto che dietro moltissimi attacchi informatici ci potrebbero essere stati gruppi criminali mercenari russi. Nel 2007 un attacco Distributed Denial of Service, coordinato in maniera molto meticolosa e proseguito per tre settimane, ha causato il collasso del sistema bancario, di diverse società e servizi governativi e del sistema mediatico dell’Estonia. L’attacco coincise casualmente con lo spostamento deciso dal Governo Estone, da una piazza centrale di Tallinn ad un cimitero della statua del soldato russo, eretta per celebrare l’eroica avanzata dell’armata rossa che liberò l’Est Europa nella secondo guerra mondiale. Mosca non aveva gradito la decisione di liberarsi di un simbolo dell’appartenenza alla vecchia Unione Sovietica ed insieme agli attacchi informatici si verificarono numerosi disordini ed atti di teppismo. La nascita della Cyber Difesa della Nato nasce in seguito a quegli attacchi. Un secondo esempio di cyer warfare si è verificato in Georgia, in concomitanza con la “Guerra dei Cinque Giorni”, dell’agosto 2008, nella quale la repubblica di Georgia stava combattendo i separatisti dell’Ossenzia del sud. Il presidente Mikheil Saakashvili era troppo filo occidentali per i gusti di Mosca, che decise di difendere i propri interessi nel Caucaso appoggiando le cause separatiste delle repubbliche dell’Ossenzia del sud e dell’Abcasia. In quella occasione la Russia è intervenuta a sostegno dei separatisti, ed ha accompagnato l’azione militare creando un vuoto informativo attraverso defacement e attacchi DDoS. L’attacco fu attribuito dagli esperti al gruppo criminale Russian Business Network.
Anche l’Ucraina fu vittima di un grande attacco informatico, ai tempi dell’annessione russa della Crimea, no?
Esatto, quello che ha colpito le infrastrutture critiche in Ucraina nel 2014 è stato il cyber attacco più significativo di tutti, perchè ha creato un vero e proprio black out generale in tutto il Paese. Non funzionava più nulla, come se una enorme cappa nera fosse calata sulla realtà della vita quotidiano. Consiglio di leggere il bel libro This is how they tell me the world ends di Nicole Perlroth, che ha passato sette anni in giro per il mondo a investigare gli abissi del mercato della armi cibernetiche. Spiega come, nel silenzio e nell’indifferenza dell’opinione pubblica, in questo momento ci sono eserciti di hacker che stanno creando virus informatici capaci di causare danni paragonabili all’11 settembre, passando attraverso gli stessi dispositivi che usiamo per lavorare o connetterci in rete, si può mettere fuori uso agenzie governative, ferrovie, bancomat o distributori di benzina.
Diceva che accanto alla guerra cyber si sono verificati anche numerosi episodi di guerra dell’informazione, ci può citare qualche esempio?
Certamente, non è un segreto nemmeno che a San Pietroburgo operi la società Internet Research Agency, che sarebbe di proprietà dell’oligarca Evgenij Prigozhin, amico di Putin e patron pure della milizia mercenaria Wagner Group. La IRS sarebbe la società privata che gestirebbe le brigate del web che lavorano giorno e notte per diffondere bufale, spargere odio nella rete, produrre contenuti divisivi e materiale propagandistico. L’azione di questi troll e bot sono stati tracciati a sostegno della Brexit, degli indipendentisti catalani, dei gilet gialli, delle forze politiche sovraniste, anche italiane. Tutto ciò che può produrre sfiducia nell’Unione Europea, divisioni e conflitti tra i Paesi ed i popoli Europei, ha trovato un sostegno concreto nell’azione di questa fabbrica dei troll, o meglio di psico-guerrieri. Si poteva pensare che fossero ragazzate, ma dato che si tratta di un’attività su larga scala, quindi molto costosa, sarebbe intelligente chiedersi chi la paga e per quale ragione viene fatta.
Torniamo quindi al nuovo concetto strategico della Nato: queste minacce non erano contemplate nel precedente Nato 2020. Ora invece trovano risposte nella nuova strategia dell’Alleanza?
Il documento si apre prendendo atto del fatto incontestabile che “l’area euro-atlantica non è in pace” perché l’invasione russa dell’Ucraina “ha infranto la pace in Europa” e violato le norme ed i principi che hanno contribuito a creare un ordine di sicurezza europeo stabile. Ora la Russia è considerata la “principale minaccia alla sicurezza euro-atlantica”, ed è quindi in cima alle priorità, ma ci sono anche altre importanti sfide nel futuro, dalla Cina al terrorismo, fino al cambiamento climatico. Il concetto descrive l’ambiente di sicurezza che l’Alleanza deve affrontare, che è diventato più “conteso ed imprevedibile”, quindi non può essere un approccio monotematico, riafferma i valori di libertà e democrazia su cui si basa la NATO e ne ribadisce i tre compiti fondamentali: quello di deterrenza e difesa, quello di gestione delle crisi e quello di sicurezza cooperativa. Come dicevo è affrontato per la prima volta il tema della Cina e delle sfide che Pechino alla sicurezza, agli interessi ed ai valori degli Alleati.
La Cina, che si affaccia sull’Oceano Pacifico, è diventa una minaccia per l’Alleanza tra i Paesi che si affacciano sull’Oceano Atlantico?
Le sfide rappresentate dalla Cina o dai cambiamenti climatici sono globali, non circoscrivibili ad aree geografiche limitate. In relazione alla Cina il nuovo concetto strategico Nato sottolinea che le “ambizioni dichiarate e le politiche coercitive sfidano i nostri interessi, la nostra sicurezza e i nostri valori” perché sono sfide sistemiche, che vanno affrontate lavorando insieme. E’ evidente che Mosca e Pechino stanno sviluppando una partnership strategica per dare insieme una “spinta autoritaria contro l’ordine internazionale basato sulle regole”. Ho citato alla lettera le parole del documento della Nato, che mi sembra molto chiaro su questo punto, e condivisibile. Questo asse tra la Russia e la Cina credo può intrecciarsi anche con le altre minacce che gravano sulla nostra sicurezza, dal terrorismo internazionale ai cambiamenti climatici, alle potenziale pericolosità delle tecnologie emergenti e dirompenti, all’erosione dell’architettura di controllo degli armamenti, al disarmo e non proliferazione. Tutto questo si lega ed intacca la stabilità e la sicurezza degli alleati e del mondo intero.
Può spiegare meglio come e perché problemi così diversi si incontrano?
Perché s’incontrano gli interessi di potenze che, pur avendo ambizioni diverse, hanno un nemico comune nell’Occidente. Siccome il “nemico del mio nemico è mio amico”, anche la Repubblica Islamica dell’Iran ha un interesse convergente con quelli Russi e Cinesi, che vogliono sovvertire il vecchio Ordine internazionale e costruirne uno nuovo, meno americano e più favorevole a loro. L’Iran è il principale player che organizza come suoi proxy ed arma alucne organizzazioni terroristiche jihadiste mediorientali, quali i bracci militari di Hezbollah in Libano o di Hamas in Palestina, ma anche il PKK curdo, che essendo un partito comunista non può essere islamismo jihadista, perché è ateo, ma piace agli iraniani perché danneggia i turchi, alleati degli americani nella Nato e musulmani sunniti. E’ chiaro che la convergenza di interessi tra Cina, Russia ed Iran comporta conseguenze pericolose anche sul terreno del controllo degli armamenti e della proliferazioni di armi di distruzione di massa. Penso al rischio dell’atomica iraniana, che non è rappresenta una minaccia solo per lo Stato di Israele, ma per tutto il mondo. Il tentativo del Presidente americano Biden di riaprire a Vienna i negoziati sul nucleare civile iraniano, si è arenato, infatti. Il precedente accordo, silurato da Trump, si basava su di un approccio multilaterale che coinvolgeva anche la Russia, ma ora pare che non ci siano più le condizioni politiche per ricostruire quell’architettura comune di sicurezza.
Ed il riscaldamento globale cosa c’entra in tutto questo?
I cambiamenti climatici producono enormi minacce perché si desertificano aree del pianeta e costringono intere popolazioni a migrare per non morire di fame. Se a questo aggiungiamo la crisi del grano dovuto alla guerra in Ucraina ci rendiamo conto che in Africa si sta innescando una vera e propria bomba ad orologeria. I russi hanno già utilizzato le migrazioni come arma, quando hanno ingannato migliaia di profughi sui confini tra Bielorussia e Polonia, per destabilizzare l’Unione Europea. Ricorderemo tutti che quella crisi produsse un dramma umano penoso, che solo una strategia cinica e disumana può concepire. Ora, come sappiamo, metà della Libia e una parte dell’Africa è controllata indirettamente proprio dai russi, per mezzo dei mercenari del Wagner Group, di cui abbiamo parlato prima. Cosa c’è da aspettarsi? Di nuovo una pressione migratoria indotta, questa volta diretta proprio verso il nostro Paese, che geograficamente è il più vicino, allo scopo di destabilizzare di nuovo la politica europea e favorire le forze politiche anti sistema, ed anti europee, che cavalcano strumentalmente questi temi. Così credo che sia più chiaro perché la Nato e l’Unione Europea non possono disinteressarsi del loro fianco Sud. Non si può immaginare di proteggere veramente la nostra sicurezza e la nostra stabilità senza affrontare seriamente il nodo cruciale dell’Africa e del Mediterraneo.


immagine tratta da nato.int

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