Due vertici per rafforzare i legami transatlantici

Pubblichiamo l’articolo di Enrico Casini e Andrea Manciulli per il numero di Luglio 2022 della rivista Airpress

Nel mese di giugno, in pochi giorni, prima il G7 in Germania e poi il vertice NATO di Madrid, hanno visto l’incontro tra i leader dei paesi occidentali. In un frangente storico particolarmente delicato, di cui la crisi ucraina rappresenta l’apice più drammatico, in cui la sicurezza globale ed europea sono messe seriamente a rischio, questi due vertici sono state occasioni importanti per poter rafforzare i legami transatlantici.

Negli ultimi due anni abbiamo assistito ad una netta accelerazione al processo di trasformazione geo-politico ed economico in atto a livello globale. Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina, stanno dando una svolta repentina al confronto strategico globale tra le potenze. Mentre l’Europa rischia di finire stretta in una morsa di insicurezza e instabilità, da nord e da sud, con alle porte una grave carestia nei paesi più poveri, questa nuova fase non può lasciare i paesi europei e occidentali immobili, ma necessita una risposta strategica precisa. Il cambiamento in atto richiede infatti decisioni in grado di affrontare tutte le complesse sfide che si aprono dinanzi a noi: dal ritorno della deterrenza atomica alle persistenti minacce asimmetriche nell’area del Mediterraneo allargato, dal ritorno della guerra convenzionale sul suolo europeo fino alla pericolosità rappresentata dalle nuove forme di cyberwar e infowar. Indispensabili, per affrontare queste sfide, saranno unità e coesione nel perseguire una politica di sicurezza condivisa, puntando sui pilastri fondativi dell’Occidente politico: NATO ed Unione Europea. 

Entrambe hanno saputo in questi mesi dare una risposta solida ad una situazione assolutamente imprevista che ha messo a repentaglio la loro unità. La NATO, da Madrid, è oggettivamente uscita più forte, continuando a dimostrare quanto ancora oggi siano valide le ragioni della sua esistenza. Non solo come alleanza militare, ma anche come soggettività politica e spazio di dialogo del mondo euro-atlantico. Con la possibilità di assurgere ad un ruolo sempre più globale. 

Se il G7 ha dato alle grandi potenze industriali e democratiche mondiali la possibilità di un confronto su alcuni obiettivi di natura politico-economica funzionali ad affrontare la crisi presente, il vertice di Madrid è stato invece l’occasione per il rilancio della NATO sul piano strategico. Infatti, con la decisione di dotarsi di un nuovo concetto strategico, dopo quello de 2010, l’Alleanza è oggi in grado di continuare il suo cammino, a 73 anni dalla sua fondazione, più coesa e pronta ad adattarsi ai nuovi scenari emergenti. Come del resto ha sempre saputo fare nel corso della sua lunga vita.

La NATO, insieme naturalmente all’UE, ha nel tempo permesso ai paesi europei, dopo secoli di guerre e rivalità nazionali, di sentirsi parte di una medesima soggettività politica, al fianco degli Stati Uniti. Una soggettività che, con la recente, storica, richiesta di ingresso nella NATO di Svezia e Finlandia, generata proprio come reazione all’invasione russa dell’Ucraina, può portare a diventare ancora più forte anche a Nord del continente, in una regione come quella baltica e artica, dove sempre di più si giocheranno una parte importante degli equilibri geo-strategici globali. Ma come dimostrato nella discussione del vertice, mantenendo ferma anche l’attenzione al Fronte sud, con il focus sul Mediterraneo Allargato, diventato negli ultimi anni ancora più decisivo per la sicurezza europea e atlantica.

Dal vertice di Madrid, la NATO esce con la certezza di poter essere sempre di più centrale per la sicurezza e la politica internazionale, come lo è stata per tutta la sua storia, restando fedele ai suoi valori fondanti, per  difendere libertà e democrazia contro le minacce presenti e future in questo nuovo e complesso mondo multipolare.

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