L’impegno NATO in Afghanistan e il ruolo dell’Italia

Il segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg si è congratulato con i Presidenti Ghani e Abdullah per il loro accordo che potrebbe rappresentare un importante passo avanti per l’Afghanistan. La NATO conferma il suo impegno per la stabilità e la sicurezza del paese.

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha salutato con favore l’accordo raggiunto in Afghanistan tra i Presidenti Ashraf Ghani e Abdullah Abdullah per la formazione di un governo inclusivo, in un momento difficile come quello attuale, nel pieno dell’emergenza Covid-19. Lo sforzo unitario rappresentato dall’accordo raggiunto tra i leaders afghani è stato un passo in avanti molto significativo, come evidenziato dal Segretario generale, teso a superare attriti e differenze in nome del bene comune e della pace. Adesso la possibilità concreta, e storica, di un accordo globale in grado di garantire stabilità al paese, cessazione delle violenze, rispetto dei diritti, pace duratura potrebbe essere un obiettivo raggiungibile, che tutte le parti possano perseguire. La NATO, ha confermato il Segretario generale, manterrà ancora i suoi impegni e le sue attività nel paese, per sostenere lo sforzo verso la sua stabilizzazione del paese e aiutare le istituzioni nazionali.

Infatti l’Alleanza Atlantica è presente in Afghanistan da diversi anni per una delle missioni internazionali più importanti e impegnative che si sia mai trovata a dover affrontare, in un teatro operativo strategicamente centrale, per la sua posizione geografica e la sua storia, e pure molto difficile da affrontare, date le caratteristiche del territorio e della popolazione divisa tra etnie e tribù diverse, un territorio esteso e impervio dove dalla fine degli anni settanta si sono susseguite violenze, guerre, terrorismo, instabilità continue.

Dal 2003 la NATO ha prima guidato prima la missione ISAF ( International Security Assistance Force ), realizzata in sostegno alle autorità afghane, con l’obiettivo di favorire la formazione nel paese di istituzioni stabili in grado di guidare l’Afghanistan fuori dalla violenza e renderlo un paese sicuro e non più rifugio di terroristi, come era stato negli anni precedenti.

L’ISAF, al massimo del suo impegno, è stata costituita da più di 130.000 uomini, con truppe provenienti da circa 50 tra paesi membri della NATO e partner. Dal Gennaio 2015 ISAF ha esaurito i suoi compiti ed è stata sostituita da una nuova operazione, Resolute Support, tutt’ora in essere, missione di non combattimento che ha le sue finalità nell’addestramento, formazione e assistenza delle forze di sicurezza afgane e nel sostegno alle istituzioni del paese, nel momento in cui la responsabilità della sicurezza in Afghanistan passò alle forze di difesa e sicurezza nazionali afgane. Oltre all’importante lavoro di sostegno alla missione Resolute Support, la NATO sostiene economicamente le forze di sicurezza e le istituzioni afghane, nel quadro dell’ampio impegno internazionale in  favore dell’Afghanistan: infatti il partenariato permanente NATO-Afghanistan è la base essenziale per il dialogo e la cooperazione.

L’impegno per favorire il graduale passaggio verso una condizione di maggiore sicurezza e stabilità nel paese, è una condizione fondamentale per l’Afghanistan affinché, pur tra le numerose difficoltà e in un contesto di grande fragilità tuttora in essere, possa consolidarsi un processo di pace duraturo. Un passaggio fondamentale  e strategicamente rilevante, con solo per il paese, afflitto da decenni da guerre e violenze, ma anche per garantire la sicurezza di tutta la regione centro-asiatica.

L’impegno della NATO, confermato nel luglio 2018, è quello ancora oggi di mantenere in campo gli assetti a sostegno delle forze di sicurezza afghane, almeno fino a quando le condizioni che basano l’esistenza della missione non saranno cambiate o superate. La possibilità, dal febbraio di questo anno, che in Afghanistan possano farsi significativi passi in avanti nel raggiungimento di una soluzione pacifica, attraverso anche i recenti progressi che hanno portato a una riduzione della violenza, è indubbiamente un segno importante, che l’Alleanza ha colpo con favore e i cui sviluppi potranno determinare anche nuove decisioni rilevanti.

L’Italia è da diversi anni uno dei paesi membri della NATO più coinvolti e impegnati nelle operazioni dell’Alleanza che hanno avuto come teatro il paese centro-asiatico. Prima con ISAF e oggi in RSM, l’Italia ha dispiegato cospicui contingenti di uomini e mezzi, anche assumendo comandi e ruoli di grande responsabilità nel quadro della missione. Il passaggio alla nuova missione, che da ISAF si differenzia in primo luogo per essere una missione di non combattimento e anche per essere più sensibilmente ridotta nei numeri, ha visto anche delle modifiche e degli adeguamenti conseguenti anche da parte dei paesi coinvolti.

Attualmente la consistenza massima annuale del contingente italiano impiegato nella missione è di 800 militari, 145 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei, suddivisi tra personale con sede a Kabul e contingente militare italiano dislocato ad Herat. L’Italia ha continuato a garantire alla NATO e al governo afghano il proprio impegno e supporto, mantenendo fino ad oggi la sua consistente presenza nella missione e continuando nelle attività di addestramento, assistenza, consulenza  per le Istituzioni e le Forze di Sicurezza locali. Al momento la componente principale delle forze italiane è costituita da uomini e donne appartenenti all’Esercito, in particolare appartenenti alla 132^ Brigata Corazzata “Ariete”, con un significativo contributo di personale e mezzi, che è giusto ricordare, anche della Marina Militare, dell’Aeronautica Militare e dell’Arma dei Carabinieri.

L’impegno NATO in Afghanistan rappresenta indubbiamente una delle più complesse e durature attività messe in campo dall’Alleanza nella sua storia. Uno sforzo operativo, logistico, militare e politico di grande impatto e rilievo, che ha coinvolto profondamente l’organizzazione nella sua struttura, il suo vertice e i suoi membri. In particolare, con una missione così complessa e importante realizzata “fuori area”, la NATO ha potuto appendere molto dall’esperienza afghana, sul piano strategico oltre che operativo, e ha potuto confermare anche la sua proiezione globale, oltre a un ruolo di primo piano assoluto tra gli attori principali nel palcoscenico della sicurezza globale.


Fonte immagine sito Difesa.it

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