Turchia ed Iran guardano ad est: la cooperazione strategica con le repubbliche dell’Asia Centrale

Sin dal raggiungimento dell’indipendenza nazionale delle repubbliche centroasiatiche, Turchia ed Iran hanno cercato di esercitare un’influenza geopolitica nello spazio post sovietico, in quanto rilevanti attori regionali potenzialmente capaci di supportare i nuovi stati nello sviluppo delle loro economie nazionali, di allacciare relazioni politiche e di fungere da garanti della sicurezza. In realtà, nonostante i profondi legami storico-culturali e linguistici, le ambizioni di Turchia ed Iran in Asia Centrale tramontarono rapidamente in quanto non potevano competere – in termini di investimenti e  nell’ambito della cooperazione militare – con le due superpotenze regionali Russia e Cina.

Tuttavia, negli ultimi anni, il consolidamento del duopolio geopolitico sino-russo nella regione ha di fatto aperto delle interessanti finestre d’opportunità per Ankara e Teheran, progressivamente considerate dalle cinque repubbliche centroasiatiche come partner funzionali al perseguimento di una strategia di diversificazione della politica estera, riducendo – o meglio contenendo – l’influenza di Mosca e Pechino, supportando i loro sforzi volti ad intraprendere una maggiore cooperazione regionale prodromica allo sviluppo di una politica estera prettamente centroasiatica.

Considerata la loro posizione geografica, Turchia ed Iran hanno sempre rappresentato quei necessari corridoi di transito e di sbocco economico-commerciale per le “landlocked economies” della regione, ponti terrestri e marittimi tra l’Asia Centrale ed i mercati europei.

Negli ultimi mesi, Turchia ed Iran hanno intrapreso una convinta offensiva diplomatica nei confronti delle repubbliche centroasiatiche, che si colloca in un quadro geopolitico in via di ridefinizione, nel quale si combinano e si intersecano questioni securitarie – legate al potenziale scenario di instabilità a seguito del previsto ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan – e l’apertura dei corridoi di trasporto terrestri est-ovest (principalmente attraverso Azerbaigian e Turchia ma in prospettiva anche attraverso l’Iran) non soltanto economici ma anche energetici, a seguito dell’intesa tra Turkmenistan ed Azerbaigian per il giacimento conteso di Dostluk sul Caspio, precondizione che rende possibile il coinvolgimento del Turkmenistan e l’avvio del corridoio gassifero transcaspico. Soprattutto la Turchia riveste il ruolo di snodo commerciale ed energetico tra est ed ovest, hub strategico di connessione dei vari corridoi economici che compongono la Belt and Road cinese. Ad esempio, il corridoio ferroviario attualmente operante Baku-Tbilisi-Kars rappresenta un opzione notevole per le repubbliche centroasiatiche, aprendo enormi opportunità per incrementare le esportazioni e diversificare i mercati: questo implica il loro impegno per implementare i vari progetti infrastrutturali nella regione – come il corridoio Lapis Lazuli, dall’Afghanistan al Turkmenistan per poi connettersi al BTK, o il corridoio terrestre Cina-Asia Centrale (Khorgos-Aktau e in prospettiva corridoi da Uzbekistan e Kirghizistan con sbocco sul porto turkmeno di Turkmenbashi o quelli kazaki di Aktau e Kuryk) – che vanno comunque concepiti come segmenti essenziali dei corridoi più ampi che compongono la “moderna via della seta” intrapresa da Pechino.

Il tour diplomatico intrapreso dal ministro degli esteri turco Cavusoglu in Uzbekistan, Turkmenistan e Kirghizistan dal 6 al 9 marzo era sostanzialmente mirato a rinsaldare le relazioni esistenti. Particolarmente proficua è apparsa la visita in Uzbekistan, in quanto il governo di Tashkent ha  dimostrato un profondo interesse a cooperare con imprese turche in ambito securitario, per l’acquisto di moderna tecnologia militare ed equipaggiamento, particolarmente appetibile in considerazione dell’apporto considerevole giocato dalla tecnologia militare turca nel successo dell’Azerbaigian nel conflitto con l’Armenia nella regione del Karabakh.

Inoltre, Ankara valuta con Tashkent l’adozione di misure preferenziali di commercio e addirittura un accordo di libero commercio, oltre a questioni inerenti energia e trasporti. Nel triennio 2016-2019 il commercio bilaterale tra le due nazioni è cresciuto da 1,2 a 2,3 miliardi di dollari,[1] con prospettive enormi di sviluppo, considerata la volontà uzbeka di partecipare nel corridoio BTK.

Turkmenistan e Turchia vantano solidi legami economici di lunga data: le imprese turche hanno ricevuto consistenti commesse statali da Asghabat per la realizzazione di progetti strategici come l’ammodernamento del porto di Turkmenbashi sul Mar Caspio e la costruzione dell’aeroporto della capitale turkmena. In ambito energetico, la Turchia è sempre stato partner di primo piano all’interno della cosiddetta troika con Azerbaigian e Turkmenistan, con l’obiettivo di promuovere l’ingresso della repubblica centroasiatica nel corridoio energetico meridionale (alimentato da gas azerbaigiano e transitante nel territorio turco) che si riconfigurerebbe in tal caso come il gasdotto transcaspico: dopo l’accordo su Dostluk, le parti hanno discusso in un forum trilaterale i cambiamenti in atto e le prospettive di sviluppo. Infine, la Turchia vorrebbe inoltre l’ingresso del Turkmenistan nel Consiglio di Cooperazione delle nazioni di lingua turcofona, uno degli strumenti di soft-power utilizzati da Ankara per estendere la propria influenza in ambito culturale.

A differenza del suo omologo turco, il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif ha invece visitato tutte e cinque le repubbliche della regione dal 5 all’8 aprile, tour diplomatico finalizzato a migliorare le relazioni diplomatiche con questi stati nell’ambito di una politica estera sempre più rivolta ad oriente. Questo nuovo orientamento di Teheran è una mossa obbligata per fronte all’isolamento della comunità internazionale (nonostante la ripresa del dialogo nell’ambito del  Joint Comprehensive Plan of Action), ma riflette anche la volontà di rinsaldare le relazioni con l’Asia Centrale nella sua funzione di ponte geografico tra Medio Oriente ed Asia Orientale, alla luce dell’accordo di cooperazione strategica recentemente siglato con la Cina.

Durante la visita di Zarif in Uzbekistan, Kazakhstan, Turkmenistan e Kirghizistan il principale tema di discussione ha riguardato la cooperazione in ambito infrastrutturale e lo sviluppo di corridoi di trasporto dal cuore dell’Asia verso i porti iraniani. Infatti, da fine 2014 è operativo (anche se con limitati volumi di trasporto) il corridoio ferroviario del Caspio Orientale, che collega il Kazakhstan con l’Iran attraverso il Turkmenistan, concreto esempio di interconnettività regionale: inoltre, la recente apertura del collegamento marittimo intracaspico tra il porto di iraniano di Amirabad e quello kazako di Kuryk assume una rilevanza strategica non solo per incrementare le relazioni commerciali bilaterali e tra Teheran ed Asia Centrale, ma anche nella logica della Belt and Road, aprendo rotte di commercio alternative utilizzabili da Pechino.

Con l’Uzbekistan – nazione con la quale il commercio bilaterale è cresciuto del 38% dal 2019 – le questioni legate all’interconnettività si sono saldate con le preoccupazioni in ambito securitario, legate al ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan e la temuta condizione di instabilità in quanto l’Afghanistan rappresenta un hub di rilievo nei progetti di interconnettività regionale. Teheran e Tashkent infatti condividono l’obiettivo di preservare la sicurezza e la pacificazione dell’Afghanistan per promuovere la cooperazione e i progetti di sviliuppo infrastrutturali regionali, come il prolungamento del corridoio ferroviario Termez-Mazar I Sharif-Herat sino al confine iraniano, corridoio di trasporto che permetterebbe di bypassare il Turkmenistan, di coinvolgere l’Afghanistan in un quadro di cooperazione economica regionale: il link ferroviario Uzbekistan-Afghanistan-Iran si configura come un segmento logistico in ambito BRI, in quanto andrebbe a collegarsi con il corridoio ferroviario Cina-Kirghizistan-Uzbekistan.

Uno degli obiettivi principali della visita di Zarif era senza dubbio quello di riallacciare solide relazioni diplomatiche con il Tagikistan, tradizionale partner dell’Iran in virtù del comune legame linguistico (il Farsi), notevolmente deterioratesi negli ultimi anni a seguito dell’ospitalità data da Teheran al leader dell’opposizione tagica Kabiri, capo del Partito della Rinascita Islamica dichiarato fuorilegge dal 2015. Negli stessi giorni, il generale Mirzo (ministro degli esteri tagico) ha siglato a Teheran un accordo con le autorità iraniane per la creazione di un comitato militare congiunto per la difesa, che avrà il compito di promuovere la cooperazione in ambito securitario e di supporto nelle attività antiterroristiche.

Nonostante non sia ben chiaro la reale funzione di questo nuovo organismo, appare però destinato ad avere un impatto notevole nell’architettura di sicurezza regionale sotto molteplici punti di vista.

In primis, si tratta di una nuova forma di cooperazione militare in Asia Centrale che esclude la Russia, principale attore nella regione, e che ancora una volta vede coinvolto il Tagikistan, già incluso nel meccanismo quadrilaterale di cooperazione (altro blocco militare regionale che esclude Mosca) con Cina, Afghanistan e Pakistan. Inoltre, questo Comitato tagico-iraniano è destinato ad assumere una significativa rilevanza se interpretato nella logica dell’accordo di cooperazione strategico con la Cina, in quanto Dushanbe, Pechino e Teheran sono interessati a promuovere sicurezza e stabilità per l’implementazione dei corridoi di trasporto che non consentirebbero soltanto l’apertura di nuove rotte e sbocchi per le repubbliche centroasiatiche ma anche rafforzare il ruolo di hub dell’Iran per Asia Centrale e Cina.

Con il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan, il coinvolgimento di Turchia ed Iran nella costruzione di una duratura architettura di sicurezza regionale appare una priorità, in quanto la cooperazione tra le repubbliche centroasiatiche e gli attori regionali appare necessaria per evitare quel vacuum politico che potrebbe portare al rafforzamento delle fazioni riconducibili a Daesh.

La progressiva realizzazione dei diversi corridoi infrastrutturali attraverso Caucaso e Turchia e la posizione strategica dei porti iraniani lungo l’Oceano Indiano garantiscono una notevole capacità d’attrazione geopolitica per Ankara e Teheran – offrendo alle repubbliche centroasiatiche una concreta opzione per diversificare le esportazioni – che indubbiamente Cina e Russia cercheranno di circoscrivere preservando le loro sfere d’influenza nella regione.

Fabio Indeo


[1]     Republic of Turkey, Ministry of Foreign Affairs, Economic Relations between Turkey and Uzbekistan, https://www.mfa.gov.tr/economic-relations-between-turkey-and-uzbekistan.en.mfa

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