Libia: la nuova battaglia di Tripoli e il rischio di escalation globale

Mai come in questo momento le forze del generale Haftar sembrano vicine a conquistare Tripoli. Ma la nuova offensiva sulla capitale sembra esasperare la tensione fra le potenze regionali più direttamente interessate alla crisi libica, rischiando di trasformare la “guerra per procura” in Libia in un conflitto globale.

Il conflitto libico sta assumendo una dimensione inedita. Lo scontro fra il Governo di Tripoli presieduto da Fayez al-Sarraj (il cosiddetto Government of National Accord o GNA, installatosi nel 2015 con il supporto ONU) e le forze del Generale Khalifa Haftar, padrone della parte orientale del paese, è da sempre stato qualcosa di più che uno scontro intestino alla Libia. Da un lato, il confronto corre lungo i binari di una rivalità storica fra due macro-aree del paese, la Tripolitania e la Cirenaica, acuita dall’incompatibilità dei modelli di governance propugnati dai rispettivi leader (quello democratico rappresentato da Sarraj e quello autocratico personificato da Haftar) e da profonde differenze ideologiche (il ruolo dell’Islam politico, ad esempio, benaccetto da Sarraj ed esecrato da Haftar). Dall’altro lato, però, i due governi rivali hanno da subito usufruito di sostegno politico e materiale da parte di attori stranieri.

L’ascesa di Haftar, in particolare, è stata possibile in larga misura grazie al sostegno di potenze locali e globali. Personaggio affascinante ma controverso originario di Agedabia, ex generale di Gheddafi, poi andi-gheddafiano esule in America, dal 2014 paladino della lotta contro il fondamentalismo islamico in Libia e oggi promotore di un governo dell’uomo forte tremendamente simile al regime di Gheddafi, Haftar ha ricevuto fin dal 2014 sostanziale aiuto militare da Egitto ed Emirati Arabi Uniti. La collaborazione con l’Egitto nasceva dall’esigenza di quest’ultimo di assicurarsi un partner libico capace di controllare la frontiera libico-egiziana ed evitare che affiliati ai gruppi terroristici come Al-Qaeda nel Maghreb e Daesh potessero sconfinare in Egitto; allo stesso tempo, il governo di Abdel Fattah al-Sisi, nato da un colpo di stato militare ai danni della Fratellanza Musulmana nel 2013, ha una naturale inclinazione a sponsorizzare autocrazie militari rispetto a regimi più “democratici” ma con componente islamista. Gli Emirati, e più recentemente l’Arabia Saudita, intenzionati ad allargare la loro influenza regionale, hanno fornito ad Haftar notevole sostegno finanziario e, nel caso di Abu Dhabi, anche supporto aereo nella sua campagna militare per assumere il controllo della Cirenaica. La Russia ha a sua volta sostenuto, in modo calibrato, inizialmente, più marcato in seguito, il generale di Agedabia, nel tentativo nemmeno troppo velato di indebolire il Governo di Tripoli sostenuto dall’Unione Europea, stampando denaro per Haftar e fornendogli importante copertura diplomatica in sede ONU. Per reazione, paesi come il Qatar, rivale degli Emirati, e la Turchia, avversa al “modello Sisi”, si sono prodigati per rafforzare Sarraj e le milizie della Libia occidentale che lo sostengono.[1]

Questa interferenza negli affari libici da parte di potenze regionali e globali rappresenta una clamorosa violazione dell’embargo ONU sul commercio di armi con la Libia, e ha reso lo scontro tra fazioni libiche più simile a una guerra per procura (o proxy war) che a una qualunque guerra civile. Più precisamente, si tratta di una guerra civile alimentata e ingigantita da attori stranieri intenzionati a far trionfare il proprio “campione” e a ottenerne importanti vantaggi economici.

Oggi, la dimensione internazionale del conflitto sta diventanto preponderante, e anzi rischia di generare un’escalation globale. A metà novembre, un rapporto ONU ha rivelato che il raid aereo sul centro di detenzione per migranti di Tajoura, che il 2 luglio aveva causato circa 200 fra morti e feriti tra i migranti e che era stato inizialmente attribuito alle forze aeree di Haftar, è in realtà stato condotto dall’aviazione nazionale di uno stato straniero “in diretto supporto” di Haftar, anche se nessun paese è menzionato esplicitamente[2]. Allo stesso tempo, lo stallo nella battaglia per Tripoli, iniziata da Haftar lo scorso aprile e rilanciata successivamente in luglio e in dicembre, ha spinto ambo i contendenti a fare uso spasmodico di droni forniti dall’estero: Haftar impiega soprattutto Wing Loong di fabbricazione cinese, le milizie schierate a difesa della capitale rispondono con Bayraktar TB2 turchi.[3] Haftar avrebbe anche rimpolpato i propri ranghi con mercenari sudanesi (secondo alcuni rapporti ne avrebbe schierati già quasi tremila) e russi. Questi ultimi, in particolare gli appartenenti al Grupa Vagnera – un’organizzazione paramilitare ufficialmente privata – stanno dimostrando che la propria fama di abili combattenti, nata dalla partecipazione a operazioni speciali in Siria e nel Donbass, è ben meritata. Dotati di armamento superiore ai normali miliziani libici, e meglio organizzati a livello tattico, avrebbero messo in scacco perfino i miliziani di Misurata, veterani della rivoluzione anti-gheddafiana.[4] Mai come in questo momento Haftar sembra ben indirizzato a conquistare Tripoli, al punto che tutte le principali città occidentali hanno indetto la mobilitazione generale contro l’aggressione del “nuovo Gheddafi”.[5]

Ma con l’equilibrio militare che minaccia di spezzarsi, gli attori internazionali che avevano fin qui sostenuto le fazioni in lotta principalmente con forniture di materiale e di fondi, escono a viso aperto in difesa dei propri partner libici. La Turchia ha firmato un accordo di cooperazione militare con Tripoli, annunciando di essere pronta a inviare truppe regolari, se richiesta. Il 19 dicembre, alla luce dei progressi fatti da Haftar, il governo di Tripoli ha ufficialmente chiesto l’attivazione dell’accordo con Ankara – richiesta approvata dal Parlamento turco il 2 gennaio.[6] L’Egitto ha risposto minacciando di rafforzare Haftar con forniture di carri armati di fabbricazione russa. Gli Emirati hanno intensificato i loro raid aerei.[7] La “guerra per procura” libica si sta insomma trasformando in un vero e proprio conflitto internazionale, che apre scenari inquietanti non solo per la Libia, ma anche per l’ONU, la cui missione di pace rischia di perdere senso del tutto, e per la NATO: se, per ipotesi, truppe turche venissero attaccate da mercenari russi, o da forze egiziane o emiratine, potrebbe scattare l’attivazione dell’art. 5 di mutuo soccorso fra membri NATO?

Al momento non vi è risposta a un simile quesito, anche perché l’unica certezza sembra essere l’assordante silenzio del campo occidentale. Benché formalmente allineati in supporto del governo legittimo di Tripoli, l’Unione Europea e gli Stati Uniti si sono finora dimostrati impotenti a contenere l’escalation. In parte, questo origina dalle divergenti agende di alcuni attori occidentali. Laddove paesi come l’Italia continuano a professare il proprio sostegno a Tripoli ma sono restii a prendere iniziative unilaterali, gli USA e la Francia di Macron, allettati dalla prospettiva di ordine che il presunto “uomo forte” della Cirenaica promette di realizzare, hanno garantito ad Haftar sostegno politico e, nel caso della Francia, materiale (i missili anticarro americani Javelin destinati alla Francia e trovati in un arsenale di Haftar).[8]

C’è poi da considerare il crescente disinteresse di molti Paesi dell’Unione nei confronti della Libia, una crisi che era reputata grave principalmente in virtù delle sue conseguenze sull’immigrazione, oggi largamente contenute, e che recentemente ha attirato meno attenzione mediatica rispetto, ad esempio, alla Siria. In questo contesto, la conferenza di Berlino sulla Libia, che doveva svolgersi fra settembre e ottobre con lo scopo di appianare le differenze fra attori geopolitici coinvolti nella crisi, è stata fatalmente rinviata. La Libia rischia dunque di precipitare in un conflitto su scala ancor più vasta.

Stefano Marcuzzi

Dottore di ricerca in Storia Militare presso l’Università di Oxford, già Max Weber Fellow all’Istituto Universitario Europeo di Fiesole, è attualmente Fellow all’University College Dublin, Visiting Scholar a Carnegie Europe e analista in Emerging Challenges per la NATO Defense College Foundation.


[1] K. Mezran, A. Varvelli (eds.), Foreign actors in Libya’s crisis (Milan: LediPublishing, 2017).

[2] “Libya migrant attack: UN investigators suspect foreign jet bombed centre”, BBC Arabic, 6/11/2019: https://www.bbc.com/news/world-africa-50302602

[3] “Chinese drones hunt Turkish drones in Libya air war”, South China Morning Post, 29/9/2019: https://www.scmp.com/news/world/middle-east/article/3030823/chinese-drones-hunt-turkish-drones-libya-air-war

[4] “Mercenaries flock to Libya raising fears of prolonged war”, The Guardian, 24/12/2019: https://www.theguardian.com/world/2019/dec/24/mercenaries-flock-to-libya-raising-fears-of-prolonged-war; “Who are the Russian mercenaries waging war in Libya?”, Euronews, 18/12/2019: https://www.euronews.com/2019/12/18/who-are-the-russian-mercenaries-waging-war-in-libya

[5] “Libya’s western and central cities declare state of mobilization to end Haftar’s aggression”, The Libya Observer, 17/12/2019: https://www.libyaobserver.ly/news/libya%E2%80%99s-western-and-central-cities-declare-state-mobilization-end-haftars-aggression

[6] “Il Parlamento turco autorizza l’invio di soldati in Libia”, La Stampa, 2/1/2020: https://www.lastampa.it/esteri/2020/01/02/news/il-parlamento-turco-autorizza-l-invio-di-soldati-in-libia-1.38279264

[7] “Sources: Egypt to supply Libya rebels with tanks”, Middle East Monitor, 19/12/2019: https://www.middleeastmonitor.com/20191219-sources-al-sisi-decided-to-supply-haftar-with-tanks-to-storm-tripoli; “Libya’s Presidential Council approves activation of security and military agreement with Turkey”, The Libya Observer, 19/12/2019: https://www.libyaobserver.ly/news/libyas-presidential-council-approves-activation-security-and-military-agreement-turkey; “Detained pro-Haftar pilot reveals new details about Egypt, Russia, UAE, and France’s support”, The Libya Observer, 23/12/2019: https://www.libyaobserver.ly/news/detained-pro-haftar-pilot-reveals-new-details-about-egypt-russia-uae-and-frances-support

[8] “US missiles found in Libyan rebel camp were first sold to France”, The New York Times, 9/7/2019: https://www.nytimes.com/2019/07/09/world/middleeast/us-missiles-libya-france.html

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