COVID-19: cosa dobbiamo sapere sul nuovo virus

Cosa c’è da sapere sul nuovo COVID-19 e sull’epidemia che si è diffusa in Cina. Procedure sanitarie, informazione, prevenzione, tutto quello che nel mondo si sta facendo per affrontare questa emergenza

Da circa un mese e mezzo praticamente non si parla d’altro, tra contagi in aumento, procedure di sicurezza, progressi scientifici e tanto allarmismo: si tratta del nuovo coronavirus, altrimenti noto come 2019-nCoV o, da ultima e probabilmente finale definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, COVID-19.

Il COVID-19 è un nuovo ceppo di coronavirus non precedentemente identificato e si tratta del settimo coronavirus umano sin qui noto. Il nome coronavirus deriva dalla forma a corona dei virioni presenti sulla superficie esterna del virus e le tipologie di coronavirus più famose sono la Severe Acute Respiratory Syndrome (SARS-CoV), che dal novembre 2002 al luglio 2003 causò 774 decessi su 8098 casi e la Middle Eastern Respiratory Syndrome (MERS-CoV), che ha causato 861 decessi su 2499 casi, risultando, ad oggi, la forma di coronavirus più pericolosa e letale. Il COVID-19, al momento, sta rivelando un’alta propensione al contagio, con oltre 60000 casi in 28 paesi  ma, fortunatamente, anche un tasso di mortalità basso (circa il 2%) e riguardante perlopiù soggetti a rischio.

Sulle cause che hanno portato alla diffusione del COVID-19 gli scienziati si stanno ancora interrogando, ma ritengono abbastanza probabile che il ceppo originario del virus fosse nei pipistrelli e che sia successivamente mutato diventando infettivo per l’uomo. Il probabile paziente zero è infatti da datare all’8 dicembre 2019, con l’uomo che ha contratto la malattia in un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi della città cinese di Wuhan, nella provincia dell’Hubei, ancora oggi epicentro del contagio. Da lì in poi i casi sono aumentati drasticamente, toccando anche altri paesi, soprattutto tramite viaggiatori diretti verso i principali partner commerciali della Cina e verso siti turistici. Nonostante la stragrande maggioranza dei casi confermati sia da attestarsi nella Cina continentale, il COVID-19 è infatti arrivato anche in Europa e in Italia. Ad oggi, i casi confermati nel nostro paese sono tre – due turisti cinesi più un italiano rimpatriato da Wuhan, tutti in condizioni stabili – con il Governo che ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria per sei mesi e ha posto in essere un’ordinanza di Protezione Civile che  velocizzerà gli interventi a favore del contenimento del contagio affidando più compiti alla Protezione Civile, stanziando 5 milioni di Euro e nominando Angelo Borrelli come Commissario per l’Emergenza. L’ordinanza consentirà alla Protezione Civile di supportare il personale del Ministero della Salute nel lavoro, non semplice, di tracciabilità di percorsi e contatti delle eventuali nuove persone infettate dal virus; potrà assumere personale; potrà porre sotto sequestro strutture a rischio di contagio, ma soprattutto coordinerà le diverse amministrazioni per rendere più rapidi gli interventi di emergenza.

Nel nostro paese sono stati attivati sin dall’inizio della crisi, scanner termici negli aeroporti per controllare la temperatura dei viaggiatori in arrivo  dalle zone a rischio, mentre l’Istituto Superiore di Sanità, ha allertato i medici di famiglia delle città che ospitano aeroporti internazionali. Inoltre una speciale task force sul coronavirus è operativa presso il Ministero della Salute.

L’Italia possiede un sistema di sorveglianza sanitaria, riconosciuto anche dall’OMS, come uno fra i migliori al mondo. I controlli sanitari negli aeroporti e l’attivazione dei protocolli di emergenza dell’OMS rendono il nostro paese perfettamente in linea con le raccomandazioni internazionali. Come previsto dal Regolamento Sanitario Internazionale, è stata rafforzata la sorveglianza dei passeggeri di voli con segnalati casi sospetti di infezione. In particolare, sono state rafforzate le dotazioni di personale medico ed infermieristico e intensificati i controlli degli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Malpensa. Tali misure si aggiungono al blocco di voli da e per la Cina, al rimpatrio dei cittadini italiani e alla possibilità di adottare altre misure preventive come la quarantena per alcuni vettori di trasporto passeggeri. Ad esempio, ciò è accaduto il 30 gennaio alla nave da crociera Costa Smeralda, messa precauzionalmente in quarantena al largo di Civitavecchia a causa di sintomi compatibili con il coronavirus accusati da alcuni passeggeri rivelatisi poi tutti negativi ai test per il virus.

In ogni caso, al di là della diffusione del virus, gli esperti considerano pericolosa quasi quanto il virus stesso la cosiddetta infodemia, neologismo coniato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che sta a indicare una eccessiva circolazione di informazioni spesso non accuratamente vagliate che rischiano di far sprofondare le persone nell’allarmismo e nella paura. E infatti, nell’era dell’ informazione digitale, se da una parte basta un click per reperire tutto ciò di cui abbiamo bisogno, dall’altra risulta sempre più difficile individuare la linea di demarcazione tra verità e menzogna, tra fatto e invenzione, tra informazione e disinformazione, tra cronaca e fake news. Infatti, cavalcando l’onda dell’interesse globale causato dal coronavirus e la scarsa competenza specialistica dell’utente medio, si è creato spesso un cortocircuito informativo che ha prestato il fianco al complottismo, a comportamenti ghettizzanti nei confronti delle comunità cinesi, alla diffusione di messaggi audio di fantomatici scenari post-apocalittici sino alle più classiche e pericolose soluzioni di medicina fai da te. A tal proposito, nell’ottica di far prevalere la scienza e il buon senso sulla paura e il pregiudizio, l’Istituto Superiore di Sanità è perfettamente allineato alle posizioni dell’OMS nella lotta alle fake news e alla disinformazione.  Di conseguenza, le raccomandazioni per diminuire il rischio di contagio da coronavirus abbracciano una serie di misure precauzionali semplici e di facile attuazione –  dal lavaggio accurato delle mani alla pulizia e disinfezione delle superfici – che si possono facilmente trovare consultando il sito del Ministero della Salute.

In realtà, le problematiche principali riguardanti il nuovo coronavirus non sono tanto legate a scenari da film di fantascienza di serie B, quanto a questioni strettamente sintomatiche e, di conseguenza, statistiche. Ad esempio, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel solo report del giorno 13 febbraio, bisogna aggiungere 13.332 nuovi casi dalla provincia cinese di Hubei, dato che nelle statistiche ufficiali cinesi non venivano conteggiati i pazienti asintomatici, creando di conseguenza degli squilibri sui numeri dei contagi. Altro elemento che rende difficile la categorizzazione dei casi confermati è la quasi totale sovrapposizione dei sintomi del nuovo coronavirus ( > 90% dei casi febbre, 80% tosse secca e malessere generalizzato) con quelli della comune sindrome influenzale, attualmente al suo picco stagionale. Tuttavia, nonostante le incertezze statistiche, la ricerca procede incessantemente e, dopo l’isolamento del virus effettuato da un team di ricercatori dell’Istituto Spallanzani, si sta lavorando alacremente anche alla produzione di un vaccino che, secondo gli esperti, potrebbe vedere la luce tra circa un anno e mezzo.

In conclusione, ci troviamo di fronte a una minaccia da non sottovalutare, tant’ è che il Direttore Generale dell’OMS  Tedros Adhanom Ghebreyesus  ha definito il coronavirus come “il nemico numero uno per il mondo” soprattutto per le implicazioni politiche, economiche e sociali che può avere, ma, allo stesso tempo, ha dichiarato che seguendo le corrette procedure e ricevendo da tutti i Paesi investimenti adeguati, questa minaccia potrà essere fermata.

Lorenzo Coppolino

Fonte immagine Ministero della Salute

Le opinioni espresse sono strettamente personali e non riflettono necessariamente le posizioni di Europa Atlantica

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