Vincere senza combattere: la strategia di “Political warfare” cinese

Pubblichiamo un’edizione italiana dell’articolo di Kerry K. Gershaneck apparso sul Journal of Advanced Military Studies (Vol. 11, n.1 Spring 2020). I contenuti trattati da Gershaneck sono sviluppati nel volume Political Warfare. Strategies for Combating China’s Plan to Win Without Fighting (Marine Corps University Press, 2020) scaricabile dal sito https://www.usmcu.edu/Portals/218/Political%20Warfare_web.pdf

Nell’ottobre 2019, il comandante del Generale del Corpo dei Marines David H. Berger ha identificato la Repubblica popolare cinese (RPC) come “la minaccia esistenziale a lungo termine per gli Stati Uniti”. I Marines sarebbero il “primo soccorritore in ogni potenziale combattimento”, ha detto Berger, “arrivando rapidamente sulla scena per ‘congelare’ il conflitto e consentire ai diplomatici di ridurre l’escalation – in uno scenario ideale – o ai militari di inviare i rinforzi”.[1] Un “kinetic conflict” con la RPC non è ancora avvenuto, ma questo fatto dovrebbe offrire poco conforto o consolazione alla leadership della sicurezza nazionale statunitense. Perché in realtà, la RPC è già in guerra con gli Stati Uniti e con gran parte del resto del mondo, ma non nel senso tradizionale.

Il governo cinese sta combattendo una guerra per l’influenza e il controllo globale, strumentali ai suoi progetti espansionisti.[2] La coercizione, la corruzione, l’inganno, l’intimidazione, le “fake news”, la disinformazione, i social media e le operazioni segrete violente che si basano su aggressioni fisiche e rapimenti, fino alle guerre per procura: questo è l’armamentario della guerra ibrida globale. La Repubblica popolare cinese preferirebbe vincere questa guerra senza dover mai sparare un colpo, ma le sue forze militari e paramilitari – sempre più potenti – si profilano minacciosamente sullo sfondo come estrema ratio. Per i dirigenti del Partito Comunista Cinese (PCC), questa guerra assicurerà il controllo totale del Partito sulla nazione cinese, così come su quegli stati storicamente chiamati barbari: sia le nazioni vicine (ad esempio, Thailandia e Giappone) sia lontane (ad esempio, paesi europei, africani e sudamericani).

Reinventando una tradizione del Celeste Impero, il PCC classifica efficacemente altre nazioni barbare come stati tributari che riconoscono l’egemonia della Repubblica Popolare Cinese o come potenziali nemici.[3] Nonostante l’intenzione dichiarata di semplice e pacifico “ringiovanimento nazionale” che presiede il “China Dream” del dittatore Xi Jinping, il PCC ha dimostrato invece intenzioni espansionistiche, e le sue azioni non riflettono alcun desiderio di uguaglianza tra le nazioni.[4] Piuttosto, cerca di imporre la sua civiltà onnicomprensiva ad altri stati minori, coerentemente con il libro di un ufficiale dell’Esercito popolare di liberazione cinese (EPL) che ha fornito il fondamento ideologico del China Dream di Xi [5] che si traduce in una modernizzazione del totalitarismo marxista-leninista.[6]

Per il PCC quindi questa è una guerra totale per la supremazia regionale e globale, che prende la forma di una guerra militare, economica, informativa e, soprattutto, politica. Per guerra politica [Political Warfare] si intende l’impiego di tutti i mezzi che influenzino la politica degli altri Paesi, senza ricorrere ad attacchi militari diretti. Questi mezzi vanno da azioni palesi come alleanze politiche, misure economiche e diplomazia pubblica, a operazioni segrete, tra cui coercizione, disinformazione, guerra psicologica, assassinio, attività criminali, attacchi violenti, insurrezioni e guerre per procura. La guerra politica della RPC è di natura sia difensiva che offensiva: assume la forma di una guerra senza restrizioni ed è condotta su scala globale.[7]

La più recente manifestazione di forza dell’apparato di guerra politica di Pechino è stato lo sforzo globale volto a distogliere la colpa della crisi COVID-19 dalla Cina e seminare confusione e discordia tra i detrattori della Cina. [8]

Perché il mondo dovrebbe essere preoccupato di questa strategia a lungo termine, trattata da Michael Pillsbury The Hundred-Year Marathon, per sostituire l’America come superpotenza globale? [9]  Ciò che rende senza precedenti il totalitarismo cinese è il potere della tecnologia moderna: potere economico, militare e politico; questo rende la RPC, secondo il Fraser Institute, “la più grande minaccia per la libertà del mondo”.[10]

La RPC è diventata un player deciso a controllare le risorse del mondo, apparentemente a beneficio della Cina, ma in realtà a beneficio del Partito Comunista Cinese. Oltre a reprimere brutalmente la popolazione cinese, il PCC ha dimostrato di poter sfruttare efficacemente l’apertura dei sistemi democratici per raggiungere l’egemonia su quelle democrazie.[11] Preferisce farlo pacificamente, se possibile: non proprio senza una lotta ma idealmente senza un “kinetic combat”, cioè senza sparare un colpo. [12] Tuttavia, la RPC ha ormai dato chiari segni di sentirsi sufficientemente forte e sicura di sé per combattere e raggiungere l’egemonia, anche se dovesse pagare un prezzo molto alto.[13]

La RPC sta costruendo una marina che entro 10 anni schiererà il doppio del naviglio statunitense e con ogni probabilità di pari qualità; sta dotando di missili ipersonici a testata multipla e manovrabili il suo tridente nucleare, arrivando coprire l’intera terraferma degli Stati Uniti.[14] Già l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Michael R. “Mike” Pence, la RPC denunciava la prassi di coercizione e corruzione seguita dalla Cina per raggiungere i suoi obiettivi economici, militari e diplomatici.[15] Prassi che include la frattura e la conquista delle istituzioni regionali, che altrimenti potrebbero sollevare preoccupazioni collettive sul comportamento della Cina, e l’intimidazione dei paesi dell’Asia marittima, come riportato da Ely Ratner del Council on Foreign Affairs.[16]

Guerra politica [Political Warfare]

L’apparato di guerra politica della RPC è quindi un’arma chiave per il conseguimento dell’egemonia regionale e, in ultima analisi, globale, e la sua capacità coercitiva è immenso. La brutale repressione interna è una forma ben documentata del marchio unico di guerra politica della RPC. Amnesty International e il governo degli Stati Uniti hanno criticato la RPC per aver imprigionato almeno un milione di uiguri nei cosiddetti campi di rieducazione, in circostanze particolarmente brutali,[17] pienamente parte della politica di repressione religiosa. Il Washington Post ha scritto che “la sistematica campagna anti-musulmana e la repressione di accompagnamento dei cristiani e dei buddisti tibetani, possono rappresentare l’attacco ufficiale su vasta scala della Cina alla libertà religiosa nel mondo”.[18] Il rilascio alla fine del 2019 dei “China Cables”, documenti segreti della Repubblica popolare relativi all’anno 2017, confermano le atrocità grossolane e la brutale repressione contro gli uiguri.[19]

La macchina di propaganda della RPC è efficace e molti cinesi abbracciano con entusiasmo i suoi programmi di educazione patriottica ipernazionalistica, ma allo stesso tempo devono affrontare una censura di espressione e di pensiero inimmaginabili per la maggior parte dei cittadini delle democrazie liberali.[20] Ancora più preoccupante è la proiezione globale della censura del PCC, volta a stigmatizzare le regole e le azioni che “feriscono i sentimenti del Popolo cinese”.[21] Questo accade nei campi più disparati, come per la National Basketball Association, recentemente rimproverata dal comitato editoriale del Washington Post per “aver essenzialmente importato negli Stati Uniti il ​​diniego cinese della libertà di parola”,[22] oppure a marchi di fama mondiale, come Marriott, United Airlines, Cathay Pacific Airways, Givenchy e Versace.[23]  L’industria cinematografica Hollywood è stata penetrata “per evitare questioni che il Partito Comunista Cinese considererebbe sensibili, producendo film di propaganda soft che ritraggono La Cina in una luce positiva per il pubblico globale”.[24] Il Global Times, tabloid internationale dell’organo ufficiale del PCC, ha titolato “I marchi globali stiano lontani dalla politica”. L’articolo condannava la “cosiddetta libertà di parola” minacciando esplicitamente e implicitamente coloro che non erano in linea con il PCC.[25]

La coercizione economica è diventata uno strumento di guerra politica della RPC particolarmente visibile, poiché il PCC utilizza la capacità di attrazione del suo programma globale One Belt, One Road (OBOR) (chiamato anche Belt and Road Initiative, o BRI) per costruire ciò che il China Daily, testata cinese in lingua inglese, descrive come “un nuova piattaforma per la cooperazione economica mondiale”.[26] L’assistente segretario di stato USA per l’Asia orientale e gli affari del Pacifico, David R. Stilwell, definisce diversamente l’OBOR: “Pechino. . . [impiega] incentivi e sanzioni economiche che distorcono il mercato, operazioni di influenza e intimidazioni per persuadere altri stati a prestare attenzione alla sua agenda politica e di sicurezza”.[27]

Di particolare interesse per le forze armate statunitensi è il successo dell’RPC nell’utilizzare alti ufficiali militari statunitensi in pensione per esercitare pressioni favorevoli Pechino e per minare gli obiettivi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.[28] L’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) è riuscito in questa operazione attraverso organizzazioni come la Chinese Association for International Friendly Contact (CAIFC) o altri programmi come la Sanya Initiative.[29]

Istituito nel dicembre 1984 come piattaforma di guerra politica, la funzione principale della CAIFC è di stabilire e mantenere rapporti con le élite delle comunità della sicurezza e della difesa straniere, a partire dagli alti ufficiali militari in pensione.[30] La CAIFC ha infatti sponsorizzato regolarmente viaggi in Cina di ufficiali statunitensi in pensione e, secondo Mark Stokes e Russell Hsiao, ha facilitato le operazioni di influenza attraverso incontri fra ex militari stranieri e rappresentanti cinesi del ministero degli esteri, della sicurezza dello stato, del fronte unito, dei della propaganda e ovviamente delle forze armate.[31] Per invogliare la partecipazione degli ufficiali in pensione, la CAIFC apre loro le porte della comunità imprenditoriale cinese. In alcuni casi, ai funzionari stranieri in pensione è stato richiesto di pubblicare editoriali in cui si difendesse la posizione della Cina e si criticasse la politica regionale degli Stati Uniti, in cambio del sostegno allo sviluppo del loro business in Cina.[32]

La Sanya Initiative è invece più recente; il suo inizio è databile nel febbraio 2008. Essa prende il nome del capoluogo dell’isola tropicale di Hainan, nel Mar cinese meridionale. Meta del turismo di lusso nazionale, al Sanya Resort si è tenuto il primo incontro dell’iniziativa, dove la delegazione statunitense era guidata dall’ammiraglio in pensione (ed ex vicepresidente del Joint Chiefs of Staff) William A. Owens. Secondo un rapporto del Congressional Research Service sulla Sanya Initiative, i rappresentanti dell’EPL lì presenti hanno chiesto agli americani di aiutarli a superare i punti di dissidio con gli Stati Uniti, ovvero il Taiwan Relations Act (TRA), il rapporto del Pentagono al Congresso sulla potenza militare della RPC, e le restrizioni legali sui contatti militari fra Stati Uniti e Cina popolare contenuta nel [National Defense Authorization Act] NDAA”.[33] L’anno successivo sono state tenute riunioni a Honolulu nelle Hawaii, a Washington DC e a New York. Nello stesso anno, Owens ha pubblicato nel 2009 un articolo d’opinione sul Financial Times che si opponeva al Taiwan Relations Act in quanto nocivo al rapporto con una grande potenza in ascesa, la Cina, sempre più ricca e  influente. Ma nello stesso periodo egli era amministratore delegato di AEA Investors a Hong Kong, con ovvi interessi di business in Cina.[34]

Anche gli alti funzionari di Paesi più vicini a Pechino, o addirittura amici, sono oggetto delle azioni della CAIFC e di programmi simili, patrocinati da istituzioni accademiche e think tank. Ad esempio, un think tank chiamato National Institute for South China Seas Studies (NISCSS), situato anch’esso sull’isola di Hainan, si concentra sul propagandare il diritto territoriale di Pechino sul Mar cinese meridionale fra i funzionari stranieri in pensione o in servizio. A tal fine, il NISCSS ha stabilito legami di collaborazione con istituzioni come l’Università di Alberta, il Korea Institute for Maritime Strategy, l’International Ocean Institute (Canada), il Center for Southeast Asian Studies (Indonesia), promuovendo un evento estivo sul tema dei mari meridionali cinesi organizzato dall’Università di Nanchino. Gli accademici e il personale militare in pensione della Corea del Sud, dell’Australia, dell’Indonesia e di Taiwan (così come di altri paesi) hanno partecipato ai seminari NISCSS.[35]

Il precedente diverso

L’uso della guerra politica non è appannaggio esclusivo della RPC, ovviamente; durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti e altri paesi democratici si sono impegnati in uno sforzo di guerra politica, idealmente conclusosi con l’abbattimento della cortina di ferro.[36] Al contrario, mentre intraprende una guerra politica globale per raggiungere i suoi fini politici, economici e militari, la Cina esporta l’autoritarismo, come specificato dal National Endowment for Democracy.[37] Pechino mina intenzionalmente la credibilità della democrazia e delle libertà individuali per sostenere il proprio regime totalitario, cioè quello che chiama il modello cinese.

Sebbene ci sia stato un accordo bipartisan relativamente recente negli Stati Uniti sulla necessità di affrontare la minaccia generale rappresentata dalla RPC, c’è ancora un’attenzione insufficiente dedicata a contrastare la minaccia della guerra politica della RPC. Sulla base delle discussioni dell’autore con alti funzionari del Consiglio per la sicurezza nazionale della Difesa e del Dipartimento di Stato, fino a tempi relativamente recenti c’è stata una mancanza di volontà di identificare e affrontare la guerra politica della RPC. Di conseguenza, come ha osservato Garnaut, non esiste un approccio globale a livello strategico e operativo che porti una visione comune, coerenza e le risorse necessarie per combatterlo.[38]

Le debolezze specifiche degli Stati Uniti e di altre democrazie nella lotta alla guerra politica della RPC sono delineate da un rapporto del Center for Strategic and Budgetary Assessments del 2019. I principali punti deboli includono l’assenza di consenso o di obiettivi strategici chiaramente definiti all’interno o tra i paesi occidentali; la mancanza di una narrativa strategica potente per fornire un forte focus a una campagna di guerra politica controautoritaria; nessuna strategia o game plan chiaramente definiti per guidare le operazioni di guerra politica della coalizione; e una scarsa esperienza, cultura e dottrina nel campo della guerra politica, anche se alcuni paesi occidentali ne hanno avute di notevoli durante la Guerra Fredda. Vale anche la pena notare che i politici, gli uomini d’affari, le personalità dei media e la popolazione in generale sono scarsamente informati riguardo alle sfide di guerra politica provenienti da Pechino e sono mal preparati mentalmente e praticamente per la lunga lotta che si prospetta.[39]

Organizzazioni come Project 2049 Institute, Hudson Institute, Center for Strategic and Budgetary Assessments, Jamestown Foundation e Global Taiwan Institute, nonché singoli studiosi e giornalisti, hanno fornito eccellenti analisi e rapporti sulla guerra politica della RPC. Tuttavia, la letteratura accademica open source in inglese sull’argomento è piuttosto scarsa. Particolarmente rimarcabile è la significativa carenza di ricerca accademica attorno alle strategie globali di guerra politica della RPC e nelle istituzioni educative del governo statunitense.

Come ricordato avanti, gli Stati Uniti negli anni del confronto con l’Unione sovietica erano esperti nel condurre la guerra politica, che condussero con successo attraverso una varietà di meccanismi. Le agenzie americane usavano la propaganda “bianca” (la cui fonte è identificata), assieme a operazioni segrete che utilizzavano clandestinamente elementi stranieri amici nella guerra psicologica “nera” (la cui fonte è nascosta). Gli Stati Uniti incoraggiarono la resistenza clandestina negli stati ostili, finanziarono surrettiziamente partiti politici non comunisti, dissimularono la fondazione di riviste e organizzazioni per organizzare artisti e intellettuali contro il comunismo, fornirono sostegno finanziario e logistico ai dissidenti oltrecortina e sostegno militare agli oppositori armati ai regimi dittatoriali sostenuti da Mosca.[40] Lo stesso fece l’Unione sovietica, la cui capacità propagandistica era ben superiore a quella cinese; ma l’Unione sovietica non rappresentava un nemico interno all’economia di mercato globale: essa aveva un immenso arsenale nucleare militare, ma non aveva la straordinaria capacità di investimento economico della Repubblica popolare cinese.

Gli Stati Uniti dovranno perciò investire pesantemente e con grande urgenza le risorse necessarie a rendere consapevoli le istituzioni, le forze militari e i cittadini della minaccia esistenziale rappresentata dalla guerra politica della RPC, e per contrastare efficacemente la minaccia stessa. Il Corpo dei Marines e tutte le forze armate devono prima comprendere la minaccia della guerra politica, quindi impegnarsi nella lotta e infine vincere la guerra.

Obiettivi di guerra politica

Nella sua testimonianza al Congresso, il professor Aaron L. Friedberg di Princeton ha identificato quattro obiettivi strategici per il PCC, e quindi per le sue operazioni di guerra politica. Innanzitutto preservare il potere del PCC. Secondo, riportare la Cina a quello che il regime vede come il suo vero e proprio status storico di potenza preponderante nell’Eurasia orientale. Terzo, diventare un attore veramente globale, con potere, presenza e influenza alla pari, e alla fine superiore, a quelli degli Stati Uniti”.[41] Il quarto, deriva dal rifiuto dei concetti a cui il PCC si riferisce in modo derisorio come “cosiddetti valori universali”: libertà di parola e religione, democrazia rappresentativa, stato di diritto e così via”, che minacciano la legittimità del PCC. Di conseguenza, la RPC lavora “apertamente e vigorosamente per rendere [il mondo] sicuro per l’autoritarismo, o almeno per il governo continuato del PCC in Cina”; gli sforzi della Repubblica popolare cinese si sono “intensificati notevolmente” dall’ascesa al potere di Xi Jinping nel 2012.[42]

Uno studio del 2018 dell’Hudson Institute fornisce una descrizione appropriata, anche se alquanto informale, degli obiettivi di guerra politica della RPC, del pubblico di destinazione e delle strategie.

Per gli Stati Uniti, il cui potere geostrategico è percepito dal Partito come la minaccia ultima, l’obiettivo è una campagna di interferenza e influenza a lungo termine che addomestichi il potere e le libertà americane, in parte limitando e neutralizzando le discussioni interne attorno al PCC. Infatti i valori liberali come la libertà di espressione, i diritti individuali e la libertà accademica sono un anatema per il Partito e per il suo sistema operativo interno.[43]

Il PCC, cambiando il modo in cui le democrazie pensano e parlano della RPC, sta rendendo il mondo sicuro per la sua continua crescita. Tuttavia, come ha testimoniato Friedberg, gli obiettivi della guerra politica della RPC vanno ben oltre l’autoconservazione del PCC. Questi obiettivi includono l’affermazione della centralità Cina e quello che il PCC vede come il recupero del suo legittimo ruolo di Regno di Mezzo, in particolare nell’Eurasia orientale ma anche attraverso domini continentali e marittimi più distanti. Per poter veramente pensare di cacciare gli Stati Uniti dalla regione Asia-Pacifico, Pechino deve prendere possesso di Taiwan, e contestualmente concludere definitivamente la guerra civile cinese.

Taiwan rimane infatti il fulcro della guerra politica della RPC. Stokes e Hsiao scrivono che dal punto di vista di Pechino, il governo democratico di Taiwan – un’alternativa al modello autoritario della Cina continentale – rappresenta una sfida esistenziale al monopolio del PCC sul potere politico interno.[44] La risoluzione finale desiderata dal PCC della guerra civile cinese iniziata nel 1927 è la distruzione dell’entità politica chiamata ancora Repubblica di Cina (dopo il 1949 di fatto l’isola di Taiwan e altri arcipelaghi minori) e l’assorbimento degli arcipelaghi come provincie della RPC. Di conseguenza, prendere Taiwan è irrinunciabile per il conseguimento di quella che Xi descrive come “riunificazione nazionale”, e egli ha chiaramente affermato che utilizzerà tutti i mezzi, compresa la forza, per ottenerla.[45] Friedberg conclude che la RPC ha intensificato l’uso delle operazioni di influenza per cercare di minare e indebolire la capacità di altri paesi di resistere ai suoi sforzi. In definitiva Pechino sembra prevedere un nuovo sistema regionale che si estende in tutta l’Eurasia, collegato tra loro da infrastrutture e accordi commerciali, con la Cina al centro, gli alleati democratici dell’America integrati e subordinati o indeboliti e isolati, e gli Stati Uniti spinti verso la periferia del nuovo baricentro mondiale attraverso la loro estromissione dall’Asia orientale.[46]

La guerra politica, sul campo

Tutte le strategie di guerra politica della RPC partono da un forte comando centralizzato delle operazioni da parte del PCC, che agisce principalmente attraverso il Dipartimento del lavoro del fronte unito (UFWD) e l’EPL. Quella della Cina popolare è la seconda economia del mondo, e il PCC ha investito ingenti risorse in “operazioni di influenza” all’estero, stimate in 10 miliardi di dollari nell’anno 2015.[47] I finanziamenti attuali sono probabilmente più alti, ma non sono disponibili dati credibili. Inoltre, le iniziative OBOR della RPC forniscono ulteriori risorse alla guerra politica, essendo OBOR in sé un strumento soggetto attivo nell’economia globale, per conto del Dipartimento del lavoro del Fronte Unito.[48]

Gli investimenti finanziari sono quindi essenziali nelle operazioni di guerra politica della RPC, corredati secondo necessità da minacce di attacchi militari, economici o di altro tipo, palesi o nascosti. A differenza dei tempi della Guerra Fredda, l’ideologia gioca un ruolo ridotto nella guerra politica della Repubblica Popolare Cinese. Come Lum et al. spiegano, il modello cinese in passato non è stato particolarmente seguito in altri Paesi, compresi quelli più vicini al campo sovietico.[49]

La fenomenale crescita economica di Pechino negli ultimi tre decenni ha invece fornito un modello diverso, basato sul cosiddetto Pechino consensus, che rifiuta in gran parte i valori e i modelli economici e politici occidentali.[50] L’attributo principale di questo modello è l’emancipazione dalla povertà della popolazione e la contestuale rinuncia alle libertà.[51] Grazie alle dimensioni e alla crescita relativamente rapida dell’economia cinese, il PCC sta davvero contribuendo all’uscita dalla povertà assoluta di settori di popolazione cinese. Sul piano internazionale tale potenza economica si traduce in un ruolo determinante nelle partnership commerciali con quasi tutti i paesi del Pacifico occidentale, che rendono Pechino decisiva per lo sviluppo e la prosperità dell’area.

Un certo numero di organizzazioni di partito e statali contribuiscono alle operazioni di guerra politica del PCC ed è utile fornire una breve panoramica delle loro correlazioni.

Peter Mattis descrive tre livelli all’interno di questo sistema: il primo è quello dei funzionari del PCC; al secondo vi sono le agenzie esecutive; il terzo è costituito  dalle agenzie di sostegno delle operazioni che portano piattaforme o capacità a sostegno del lavoro di propaganda e di fronte unito. Al primo livello, diversi funzionari del PCC sovrintendono alle organizzazioni di partito responsabili della guerra politica e del sostegno alle operazioni di influenza. L’organizzazione discende dal Comitato Permanente del Politburo (CPP). Il funzionario più anziano del fronte unito è il segretario della Conferenza consultiva politica del popolo cinese (CPPCC), cioè  il quarto membro in ordine di importanza del CPP. Gli altri due funzionari sono i membri del CPP che dirigono rispettivamente il Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito e il Dipartimento di Propaganda. Spesso siedono nel Segretariato del CPP, che ha il potere di prendere decisioni quotidiane per il funzionamento ordinario del partito e dello Stato.[52]

Al secondo livello si trova il Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito, cioè l’agenzia esecutiva del Fronte Unito, con responsabilità interne ed estere. Il Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito opera a tutti i livelli del sistema del PCC e la sua competenza include: gli affari di Hong Kong, Macao e Taiwan; l’Ufficio per gli affari cinesi d’oltremare del Consiglio di Stato; affari etnici e religiosi; propaganda interna ed esterna; imprenditori e personaggi non di parte; intellettuali; gli scambi di persone. Il dipartimento guida anche la creazione di comitati di partito nelle imprese cinesi e straniere.[53] L’Ufficio per gli affari cinesi d’oltremare è particolarmente importante nel tenere i rapporti con l’emigrazione cinese nel mondo. La dichiarazione di intenti dell’Ufficio per gli affari cinesi d’oltremare infatti afferma che essa mira a rafforzare l’unità e l’amicizia nelle comunità cinesi d’oltremare; mantenere i contatti e sostenere i media cinesi e le scuole di lingua cinese all’estero; aumentare la cooperazione e gli scambi tra i cinesi d’oltremare e la Cina relativi all’economia, alla scienza, alla cultura e all’istruzione.[54]

Secondo la Jamestown Foundation, il Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito negli ultimi anni si è riorganizzato in una dozzina di uffici le cui responsabilità vanno dalla politica nello Xinjiang e nel Tibet, agli uomini d’affari e alle comunità cinesi della diaspora. Essa si occupa dell’influenza diretta sui i gruppi religiosi e sull’emigrazione cinese, così come sui “nuovi strati sociali”. . . come i professionisti dei nuovi media e il personale dirigente nelle imprese straniere.[55]

Oltre al Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito, una serie di organizzazioni militari e civili del PCC collaborano col fronte unito, o direttamente per il Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito o sotto la più ampia leadership del CPPCC. Ad esempio, il Consiglio di Cina per la promozione della riunificazione pacifica dei cinesi, collegato a Taiwan, lavora per il Fronte unito. Il Consiglio ha almeno 200 capitoli in 90 paesi, inclusi 33 capitoli negli Stati Uniti registrati come Associazione nazionale per l’unificazione pacifica della Cina.[56]

Infine, i compiti del Dipartimento Propaganda includono: la conduzione della ricerca teorica del partito; guidare l’opinione pubblica; guidare e coordinare il lavoro delle agenzie di stampa centrali, tra cui Xinhua e People’s Daily; guidare la propaganda e il sistema culturale cinese; amministrare il cyberspazio cinese e le varie entità statali riguardanti la stampa, la pubblicazione, la radio, il cinema e la televisione.

Al terzo livello, molte altre organizzazioni di stato-partito contribuiscono alle operazioni di influenza. Esse non sono collegate direttamente al fronte unito o al lavoro di propaganda, ma hanno comunque capacità e responsabilità che possono essere utilizzate per questi scopi. Molte di queste agenzie condividono organizzazioni di copertura o di facciata quando sono coinvolte in operazioni di influenza; Mattis riferisce che tali piattaforme a volte vengono prestate ad altre agenzie quando appropriato. Le principali organizzazioni di guerra politica riferiscono al CPS attraverso la propria catena di comando separata che si occupa principalmente degli affari di partito, secondo Mattis.[57]

Guerra politica e guerra guerreggiata

L’EPL svolge un ruolo significativo nella guerra politica della RPC. Sotto la guida della Commissione militare centrale (CMC) del PCC, il Dipartimento politico generale / Dipartimento di collegamento (DPG/DC) dell’ELP è il principale comando di guerra politica delle forze armate della Cina popolare. L’analista politico J. Michael Cole descrive il DPG/DC come una direzione integrata che opera sul nesso tra politica, finanza, operazioni militari e intelligence”.[58]

Hsiao e Stokes notano che il DPG/DC è un valore aggiunto alla diplomazia statale tradizionale della Repubblica popolare e alle relazioni militari-militari fra la Repubblica e gli altri Stati, che sono normalmente considerate gli aspetti cardinali della politica estera. Il DPG/DC, il Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito e altre organizzazioni di influenza svolgono un ruolo chiave nella creazione e crescita di una moltitudine di associazioni culturali o di amicizia, come la CAIFC precedentemente descritta.

Curiosamente, afferma Mattis, le organizzazioni di intelligence della RPC cioè il Chinese intelligence service (CIS) e il Ministry of State Security (MSS) sembrano invece svolgere un ruolo secondario nelle operazioni di influenza straniera. I partecipanti di Pechino agli scambi organizzati dalle agenzie menzionate sono raramente ufficiali dei servizi segreti. Sono normalmente un’élite di partito che interpreta gli obiettivi del partito ed è capace di gestire il rapporto con gli stranieri. Il ruolo dell’intelligence è apparentemente delimitato nella guerra politica globale e nelle operazioni di influenza.[59] Ma MSS e CIS sono certamente impegnati in misure attive di guerra politica, e la raccolta di informazioni è sempre parte integrante del successo della guerra politica durante le operazioni di guerra politica.

Attraverso l’uso della guerra politica e dell’inganno, la RPC ha ottenuto rilevanti vittorie strategiche senza combattere.[60] Tuttavia, se i governanti della RPC percepiranno che la guerra politica da sola non produrrà i risultati desiderati per quanto riguarda Taiwan, il Mar della Cina meridionale, o l’India, la RPC potrebbe raggiungere i suoi obiettivi attraverso operazioni di combattimento pianificate; oppure una guerra potrebbe scatenarsi in conseguenza delle azioni della RPC.[61]

In qualsiasi conflitto armato all’interno della regione Asia-Pacifico (o nel mondo), la guerra politica sarebbe il secondo campo di battaglia. Essa è stata impiegata per sostenere le operazioni di combattimento del passato, come l’invasione della Corea del Sud nel 1950, l’occupazione del Tibet del 1951, la guerra sino-indiana del 1962, le battaglie di confine del 1969 con l’Unione Sovietica, l’assalto alle Isole Paracel del 1974, l’invasione del Vietnam del 1979, l’attacco alle Isole Spratly del 1988, l’occupazione del 1995 di Mischief Reef (traducibile come la barriera corallina del dispetto) e il recente stallo con l’India e il Bhutan a Doklam.[62]

Gli ufficiali militari acquisiscono familiarità con i concetti di guerra politica all’inizio della loro carriera e li studiano in profondità man mano che aumentano di grado. Le loro risorse includono i testi dell’EPL sulla strategia militare, come l’edizione 2013 della Scienza di strategia militare dell’Accademia di Scienze Militari e l’edizione 2015 col titolo omonimo del testo della Università nazionale di difesa,[63] che ha prodotto anche altri testi come una “Introduzione alla guerra psicologica, legale e di pubblica opinione”.

Sulla base della letteratura e dell’esperienza disponibili, è possibile prevedere che la RPC si impegnerà in una guerra ibrida, simile – ma forse più sofisticata – a quella impiegata nell’occupazione della Crimea da parte della Russia nel 2014.[64] In Crimea, la Russia ha impiegato strategie di guerra ibride e politiche come l’assistenza a gruppi locali, comprese organizzazioni criminali e terroristiche, e la mobilitazione dell’emigrazione russa. La Russia ha anche creato canali online credibili che camuffavano la sponsorizzazione dei gruppi armati e reclutato una forte rete di “agenti di influenza” e “compagni di viaggio”, impegnati per la causa della Russia.[65]

La dottrina, i concetti e le capacità che la RPC impiegherà includono forze militari e para-militari operanti al di sotto della soglia di guerra, come una maggiore presenza nelle acque contese di flotte da pesca, coperte da milizie marittime e navi della marina. Queste operazioni potrebbero scatenare un conflitto qualora un attore avversario come le Filippine, il Vietnam o il Giappone rispondesse alle provocazioni.[66] Inoltre, la RPC è già impegnata in una guerra ibrida contro Taiwan, quindi questo tipo di operazioni probabilmente aumenterebbe in preparazione di un attacco all’isola.[67]

La RPC aumenterà l’effettività delle operazioni militari convenzionali con operazioni non convenzionali, come sovversione, disinformazione (comunemente denominate “fake news”) e attacchi informatici. La conduzione di operazioni di guerra psicologica (psyops) con capacità cibernetiche è la chiave di questa strategia. La Cina ha potenziato appieno le sue forze di guerra psicologica, in particolare la “Three Warfares Base” (o Base 311) a Fuzhou, di fronte al Canale di Formosa.[68] Questa base è responsabile della pianificazione strategica delle operazioni psicologiche e della propaganda diretta contro la società di Taiwan, e con ogni probabilità dello spionaggio informatico contro le reti del governo di Taiwan.[69] La base è comandata dalla Forza di supporto strategico del EPL, ed è integrata nelle forze cibernetiche cinesi.[70]

La dottrina cinese prevede azioni di guerra politica prima, durante e dopo l’inizio delle ostilità. Prima di un confronto militare, la RPC avvierà una campagna di guerra politica in tutto il mondo. Questa includerà l’impiego di organizzazioni del fronte unito e altri simpatizzanti per avviare proteste, sostenere manifestazioni e altre azioni, compreso l’uso di canali di informazione di massa come Internet, social media, televisione e radio per propaganda e psyops. La storia mostra che gli sforzi di guerra politica sono spesso legati alle operazioni di inganno strategico della Cina, mirate a confondere o ritardare le azioni difensive degli avversari fino a quando non è troppo tardi per rispondere efficacemente.

Un articolo dell’autunno 2017 del Marine Corps University Journal descrive come potrebbe iniziare il conflitto con la Cina.[71] L’EPL prenderebbe l’iniziativa sferrando il primo colpo, a seguito di un casus belli che non deve necessariamente essere militare; azioni di carattere politico e strategico possono giustificare una reazione militare cinese. Potrebbe trattarsi di un lieve errore nelle comunicazioni diplomatiche o di una dichiarazione di un funzionario governativo che presumibilmente giustifichi la reazione militare cinese.[72]

Prima di iniziare un’offensiva o un altro scontro militare, la RPC condurrà psyops di portata mondiale operazioni di opinione pubblica come parte di una campagna di guerra politica concertata, come ha fatto prima (e durante) lo scontro di Doklam con l’India.[73] Come con lo scontro di Doklam, la RPC impiegherà organizzazioni del Fronte unito e altre simpatizzanti, insieme a canali di informazione di massa sia cinesi che di altre nazioni. Mentre la marina, l’aeronautica, le forze missilistiche, le forze di supporto strategico e altre forze armate si impegneranno in un kinetic combat mirato contro le forze nemiche, il PCC starà già combattendo per l’opinione pubblica mondiale nel secondo campo di battaglia, per plasmare le percezioni a livello globale. Il fulcro di queste operazioni di influenza sarà sostenere la posizione della Cina e demonizzare, confondere e demoralizzare gli Stati Uniti, il Giappone, Taiwan e i loro amici, alleati e sostenitori. La campagna globale mirerà inoltre a ottenere il sostegno da parte delle nazioni inizialmente indecise.

Come notato in precedenza, oltre alla propaganda standard, verranno impiegati disinformazione e inganno. Esse probabilmente includeranno false segnalazioni di resa di governi o forze armate, atrocità e altre violazioni del diritto internazionale, e tutte le fake news intese a distrarre o paralizzare il processo decisionale degli Stati Uniti e dei loro amici e alleati. Sul fronte interno, la campagna di guerra politica a sostegno delle operazioni di combattimento sarà importante per mobilitare il sostegno di massa alle azioni della RPC. Questa campagna di guerra politica continuerà anche dopo la conclusione delle operazioni militari, indipendentemente dal loro successo o fallimento.[74]

Kerry K. Gershaneck, Già ufficiale del corpo dei Marines degli Stati Uniti, senior research associate alla Thammasat University di Bangkok.

Traduzione a cura di Matteo Gerlini

Note

[1] Megan Eckstein, “Berger: Marines Focused on China in Developing New Way to Fight in the Pacific,” U.S. Naval Institute News, 2 October 2019.

[2] Graham Allison, “What Xi Jinping Wants,” Atlantic, 31 May 2017.

[3] Steven W. Mosher, Hegemon: China’s Plan to Dominate Asia and the World (San Francisco, CA: Encounter Books, 2000), 1–2.

[4]  Xi Jingping, “Secure a Decisive Victory in Building a Moderately Prosperous Society in

All Respects and Strive for the Great Success of Socialism with Chinese Characteristics for a New Era” (speech, 19th National Congress of the Communist Party of China, Beijing, China, 18 October 2017).

[5] “China’s Intentions and Her Place in the World,” U.S. Naval Institute Blog (blog), 1 March 2010.

[6] Bill Birtles, “China’s President Xi Jinping Is Pushing a Marxist Revival—but How Communist Is It Really?,” Australia Broadcasting Corporation, 3 May 2018.

[7] Col Qiao Liang and Col Wang Xiangsui, Unrestricted Warfare (Beijing: PLA Literature and Arts Publishing House, 1999).

[8] David Gitter, Sandy Lu, and Brock Erdahl, “China Will Do Anything to Deflect Coronavirus Blame,” Foreign Policy, 30 March 2020.

[9] Michael Pillsbury, The Hundred-Year Marathon: China’s Secret Strategy to Replace America as the Global Superpower, 1st ed. (New York: Henry Holt, 2015).

[10] Fred McMahon, “China—World Freedom’s Greatest Threat,” Fraser Institute, 10 May

2019.

[11] Jonas Parello-Plesner and Belinda Li, The Chinese Communist Party’s Foreign Interference

Operations: How the U.S. and Other Democracies Should Respond (Washington, DC: Hudson Institute, 2018).

[12] Kerry K. Gershaneck, discussions with senior PRC political warfare officers, Fu Hsing Kang Political Warfare College, National Defense University, Taipei, 2018.

[13] Tara Copp and Aaron Mehta, “New Defense Intelligence Assessment Warns China

Nears Critical Military Milestone,” DefenseNews, 15 January 2019.

[14] China’s Global Naval Strategy and Expanding Force Structure: Pathway to Hegemony (17 May 2018) (testimony, Capt James E. Fanell, USN [Ret], House Permanent Select Committee on Intelligence); Nick Danby, “China’s Navy Looms Larger,” Harvard Political Review, 5 October 2019; Liu Zhen, “China’s Latest Display of Military Might Suggests Its ‘Nuclear Triad’ Is Complete,” South China Morning Post (Hong Kong), 2 October 2019.

[15] Michael J. Pence, “Remarks by Vice President Pence on the Administration’s Policy Toward China” (speech, Hudson Institute, Washington, DC, 4 October 2018).

[16] Hearing on “The China Challenge, Part I: Economic Coercion as Statecraft,” 115th Cong. (24 July 2018) (dichiarazione stesa da Ely Ratner, vice president and director of studies, Center for a New American Security, Senate Foreign Relations Committee, United States House of Representatives).

[17] “Up to One Million Detained in China’s Mass ‘Re-Education’ Drive,” Amnesty International, September 2018.

[18] “China’s Repressive Reach Is Growing,” Washington Post, 27 September 2019.

[19] Colm Keena, “China Cables: ‘The Largest Incarceration of a Minority since the Holocaust’,” Irish Times (Dublin), 24 November 2019.

[20] Li Yuan, “China Masters Political Propaganda for the Instagram Age,” New York Times, 5 October 2019.

[21] Liu Chen, “US Should Stop Posing as a ‘Savior’,” PLA Daily, 27 September 2019; and Amy King, “Hurting the Feelings of the Chinese People,” Sources and Methods (blog), Wilson Center, 15 February 2017.

[22] “The Day the NBA Fluttered before China,” Washington Post, 7 October 2019.

[23] Amy Qin and Julie Creswell, “For Companies in China, Political Hazards Are Getting

Harder to See,” New York Times, 8 October 2019.

[24] Ross Babbage, Winning without Fighting: Chinese and Russian Political Warfare Campaigns and How the West Can Prevail, vol. I (Washington, DC: Center for Strategic and Budgetary Assessments, 2019), 36.

[25] “Global Brands Better Stay Away from Politics,” Global Times, 7 October 2019.

[26] Yang Han and Wen Zongduo, “Belt and Road Reaches Out to the World,” China Daily (Beijing), 30 September 2019.

[27] Hearing on U.S. Policy in the Indo-Pacific Region: Hong Kong, Alliances and Partnerships, and Other Issues, 116th Cong. (18 September 2019) (statement, David Stilwell, assistant secretary of state for East Asian and Pacific Affairs).

[28] Bill Gertz, “Chinese Military Engaged in Political Warfare Against the United States,” Washington Free Beacon, 22 October 2013.

[29] Gertz, “Chinese Military Engaged in Political Warfare Against the United States.”

[30]  Mark Stokes and Russell Hsiao, The People’s Liberation Army General Political Depart- ment: Political Warfare with Chinese Characteristics (Arlington, VA: Project 2049 Institute, 2013), 24.

[31] Ibidem.

[32] Ibidem.

[33] Shirley A. Kan, U.S.-China Military Contacts: Issues for Congress (Washington, DC: Congressional Research Service, 2010), 33–34.

[34] Bill Owens, “America Must Start Treating China as a Friend,” Financial Times, 17 November 2009.

[35] Capt David L. O. Hayward, RAN (Ret), “The Sovereignty Dispute in the South China Sea, Economic Considerations for the Military & Economic Security of Australia” (lecture, Royal United Service Institute Queensland, Victoria Barracks, Brisbane, 13 September 2017).

[36] Babbage, Winning without Fighting, vol. I, 11–19.

[37] Sharp Power: Rising Authoritarian Influence (Washington, DC: National Endowment for Democracy, 2017).

[38] John Garnaut, “Australia’s China Reset,” Monthly (Australia), August 2018.

[39] Babbage, Winning without Fighting, vol. I, 68.

[40] Parello-Plesner and Li, The Chinese Communist Party’s Foreign Interference Operations.

[41] Smart Competition: Adapting U.S. Strategy Toward China at 40 Years, 116th Cong. (8 May 2019) (statement of Aaron L. Freidberg, professor of politics and international affairs, Princeton University).

[42] Ibidem.

[43] Parello-Plesner and Li, The Chinese Communist Party’s Foreign Interference Operations, 4.

[44] Stokes and Hsiao, PLA General Political Department Liaison Department, 41.

[45] Chris Buckley and Chris Horton, “Xi Jinping Warns Taiwan that Unification Is the Goal and Force Is an Option,” New York Times, 1 January 2019.

[46] Friedberg, Smart Competition.

[47] David Shambaugh, “China’s Soft-Power Push: The Search for Respect,” Foreign Affairs 94, no. 4 (July/August 2015).

[48] Anne-Marie Brady, “Exploit Every Rift: United Front Work Goes Global,” in David Gitter et al., Party Watch Annual Report, 2018 (Washington, DC: Center for Advanced China Research, 2018), 34–40.

[49] Thomas Lum et al., Comparing Global Influence: China’s and U.S. Diplomacy, Foreign

Aid, Trade, and Investment in the Developing World (Washington, DC: Congressional Research Service, 2008), 7.

[50] Lum et al., Comparing Global Influence, 9.

[51] Lum et al., Comparing Global Influence, 10.

[52] Peter Mattis, “An American Lens on China’s Interference and Influence Building

Abroad,” Open Forum, Asan Forum, 30 April 2018.

[53] Mattis, “An American Lens on China’s Interference and Influence Building Abroad.”

[54] “Overseas Chinese Affairs Office of the State Council,” State Council, the People’s Republic of China, 12 September 2014.

[55] Alex Joske, “Reorganizing the United Front Work Department: New Structures for a New Era of Diaspora and Religious Affairs Work,” China Brief 19, no. 9 (May 2019).

[56] Bowe, China’s Overseas United Front Work, 8.

[57] Peter Mattis, “Contrasting China’s and Russia’s Influence Operations,” War on the Rocks, 16 January 2018.

[58] Stokes and Hsiao, The People’s Liberation Army General Political Department, 4.

[59] Parello-Plesner and Li, The Chinese Communist Party’s Foreign Interference Operations, 27.

[60] Babbage, Winning without Fighting, vol. I, 46–47.

[61] Cortez A. Cooper III, “China’s Military Is Ready for War: Everything You Need to Know,” National Interest, 18 August 2019.

[62] Mark A. Ryan, David Michael Finkelstein, and Michael A. McDevitt, eds., Chinese Warfighting: The PLA Experience since 1949 (Armonk, NY: M. E. Sharpe, 2003).

[63] Science of Military Strategy, 2013 (Beijing: Academy of Military Sciences, People’s Liberation Army of China, 2013); and Science of Military Strategy, 2015 (Beijing: National Defence University, 2015).

[64] Chris Kremidas-Courtney, “Hybrid Warfare: The Comprehensive Approach in the Offense,” Strategy International, 13 February 2019.

[65] Mahnken, Babbage, and Yoshihara, Countering Comprehensive Coercion, 20–21; and Kremidas-Courtney, “Hybrid Warfare.”

[66] Cooper, “China’s Military Is Ready for War.”

[67] David Ignatius, “China’s Hybrid Warfare against Taiwan,” Washington Post, 18 December 2018.

[68] Stokes and Hsiao, PLA General Political Department Liaison Department, 29.

[69] “PLA Eastern Theater Command Army SIGINT Operations Targeting Taiwan,” Taiwan Link (blog), 8 August 2016.

[70] John Costello and Joe McReynolds, China’s Strategic Support Force: A Force for a New Era, Center for the Study of Chinese Military Affairs, Institute for National Strategic Studies, China Strategic Perspectives, No. 13 (Washington, DC; National Defense University Press, 2018), 5.

[71] James E. Fanell and Kerry K. Gershaneck, “White Warships and Little Blue Men: The Looming ‘Short, Sharp War’ in the East China Sea over the Senkakus’,” Marine Corps University Journal 8, no. 2 (Fall 2017): 71–72, https://doi.org/10.21140 /mcuj.2017080204.

[72] Fanell and Gershaneck, “White Warships and Little Blue Men,” 72.

[73] Bertil Lintner, “In a High-Stakes Dance, China Charms Bhutan,” Asia Times (Hong Kong), 31 July 2018.

[74] Fanell, China’s Global Naval Strategy and Expanding Force Structure.


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