La crisi dei microchip e il “monopolio” cinese delle terre rare, la principale materia prima del nostro secolo

L’immensa crescita del settore informatico legata al progresso tecnologico in sé, ha fatto sì che la maggioranza dei prodotti che vengono utilizzati quotidianamente, dagli smartphone alle automobili, siano sempre più complessi sia per le funzionalità che offrono, sia per la tecnologia necessaria a costruirli.

Tale complessità si riversa anche nelle materie prime necessarie in tali produzioni che sempre più richiedono un gran numero di metalli ed elementi chimici difficili da reperire, spesso da combinare in fusioni sempre più complicate. Tra questi spicca sicuramente un gruppo di 17 elementi della tavola periodica noto come Rare Earth Elements (REE). La straordinaria crescita nell’uso di questi elementi ha portato il mondo, secondo alcuni, alle soglie dell'”era dei metalli rari”.

Al di là dei termini sensazionalistici, l’uso massiccio di questi beni nella produzione di beni hi-tech, superconduttori, magneti, produzione di armamenti e più recentemente il settore della green economy, hanno reso la sicurezza degli approvvigionamenti un importante obiettivo strategico da perseguire.

L’aumento degli investimenti e la crescita della domanda hanno notevolmente accresciuto la domanda di questi minerali che, per le condizioni naturali ed economiche ma soprattutto geopolitiche, sono di per sé difficili da reperire. Questa recente suscettibilità dispute geopolitiche capaci di interrompere il flusso di approvvigionamento ha generato la necessità da parte degli stati di cercare di diversificare l’origine e in alcuni casi di rilanciare l’estrazione locale. Vi sono però difficoltà che non sembrano essere (al momento) superate e che lasciano sostanzialmente inalterato il dominio incontrastato della produzione di elementi rari ad un solo attore: la Cina

Perché “rare”?

Il termine “rare” è di per sé fuorviante: scoperti progressivamente tra la fine del XVIII e XIX secolo, vennero individuati inizialmente come componenti di ossidi più complessi, che all’epoca venivano appunto chiamati “terre”. In realtà, questi elementi sono pressoché presenti in tutto il mondo[1]. La loro rarità è infatti determinata dalla scarsità di luoghi di estrazione dove la concentrazione di essi sia economicamente sostenibile, in quanto la maggior parte dei depositi contiene una mistura di essi in concentrazioni variabili che di conseguenza richiede un processo di separazione molto costoso. Un fattore importante associato all’estrazione e all’elaborazione delle terre rare che ne aumenta i costi economici e sociali di produzione, è il danno all’ambiente (e alla salute) che può causare. L’estrazione delle REE richiede l’uso di acidi e altri liquidi dannosi con un ulteriore problema di smaltimento dei rifiuti. Problema che si ripresenta nella fase di raffinazione delle terre rare dove l’uso di sostanze chimiche tossiche è elevato e necessita di uno smaltimento corretto.

Tali esigenze hanno generato elevati costi di produzione e problematiche che hanno contribuito alla chiusura di miniere e strutture di raffinazione in diverse aree del mondo, ponendo le basi per la corrente situazione globale.

Il mercato globale delle terre rare

Da un settore nato quasi spontaneamente negli anni ’50 con l’apertura della miniera di Bayan Obo nella Mongolia Interna, la Cina è diventata rapidamente leader mondiale nella produzione, estrazione e raffinazione di REE. Oggi copre circa il 70% delle estrazioni mondiali, considerando anche le attività e gli investimenti esteri e la situazione non va a migliorare sul processo di lavorazione: la separazione e la raffinazione delle terre rare come già anticipato, sono processi che richiedono un’elevata specializzazione e quindi in grado di essere effettuati da pochissime aziende a livello mondiale, concentrate per lo più in Cina, come EFA Rare Earth Science & Technology Development, Gansu Rare Earth Corp., Xinwei Group e Magnequench. La predominanza cinese prosegue anche nella domanda oltre che nell’offerta, in quanto Pechino è da molti anni anche il primo consumatore mondiale.

La situazione di quasi monopolio ha consentito alla politica estera cinese l’utilizzo degli elementi rari come strumento di leverage in differenti casi: il più emblematico fu nel settembre 2010 con la storica disputa tra Cina, Taiwan e Giappone sulla sovranità delle isole Senkaku/Diaoyu. quando un pescatore cinese venne arrestato dalla guardia costiera giapponese dopo aver speronato due motovedette nelle acque contese intorno alle isole del Mar Cinese Orientale, Pechino annullò le visite diplomatiche bilaterali, bloccando gli scambi culturali e le iniziative di viaggio, minacciando ulteriori forti contromisure. Tra queste, venne perpetrato il blocco (non ufficiale) delle esportazioni di terre rare in Giappone che generò uno shock nei prezzi e negli approvvigionamenti in tutto l’occidente.

Dieci anni dopo nell’aprile 2020, Xi Jinping fece riemergere la questione terre rare affermando la necessità di rafforzare la dipendenza delle catene di approvvigionamento globali dalla Cina e di “sviluppare potenti capacità di ritorsione e deterrenza contro le interruzioni delle forniture da parte di parti straniere”. Più di recente, la Cina non ha minacciato troppo segretamente di tagliare le esportazioni di oggetti rari in risposta alle esportazioni di armi intraprese dall’americana Lockheed Martin a Taiwan.

La sicurezza dell’approvvigionamento occidentale

La criticità dell’offerta di REE per l’Occidente emerse nel 2010 con la polemica sopra descritta tra Cina e Giappone. L’utilizzo di elementi rari come strumento di ritorsione per una disputa territoriale, sommato alle pesanti misure protezionistiche adottate da Pechino, risvegliò i principali paesi importatori che improvvisamente si resero conto dell’instabilità dell’offerta di terre rare, se non completamente dipendente da un unico produttore.

Stati Uniti, UE e Giappone le forze per affrontare la situazione cercando di ridurre il dominio cinese attraverso strategie nazionali e congiunte. Queste strategie si sono concentrate su tre pilastri: diversificazione delle catene di approvvigionamento globali per mitigare il rischio di approvvigionamento; sviluppo di materiali e sostituti tecnologici; promuovere il riciclaggio, il riutilizzo e un uso più efficiente dei materiali critici.

  • Gli Stati Uniti, a seguito della formulazione della Critical Materials Strategy nel 2010, si sono impegnati a rilanciare l’industria nazionale. In questa strategia è nato il progetto di riavviare la produzione nella miniera di Mountain Pass in California, che sostanzialmente rappresenta l’unica fonte affidabile nazionale di REE e si è fermata nel 2016 con il fallimento del proprietario, Molycorp. Si è passati anche al settore della raffinazione con l’acquisizione da parte della stessa società (oggi NPM) dell’impianto di Sillamäe in Estonia nel 2011, che oggi produce circa il 2-3% dei REE lavorati nel mondo e rappresenta l’unico stabilimento attualmente operativo in Europa.
  • L’Unione europea ha aggiunto le terre rare all’elenco dei materiali critici nel 2011, incorporandole così nell’iniziativa per le materie prime del 2008. Una strategia per contribuire a garantire un accesso affidabile e senza distorsioni alle materie prime attraverso tre pilastri d’azione: approvvigionamento sostenibile di materie prime dai mercati globali; approvvigionamento sostenibile di materie prime all’interno dell’UE, riciclaggio e sostituzione. Su questi obiettivi sono stati istituiti il ​​progetto EURARE e la rete europea di competenze sulle terre rare (ERECON), entrambi composti da diversi enti pubblici e privati ​​per migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento di terre rare in Europa.
  • Il Giappone, in quanto paese specializzato nella raffinazione delle terre rare in metalli e leghe, nonché nella produzione ed esportazione di componenti e prodotti ad alta tecnologia che utilizzano le terre rare come materiali di input, è profondamente preoccupato per la questione. Ecco perché la strategia nazionale ha affrontato quanto già evidenziato negli Stati Uniti e nell’Unione Europea con una maggiore attenzione al riciclo e al recupero dei materiali dallo smaltimento dei rifiuti.

Accanto a queste iniziative, i tre principali attori sopra descritti stanno tutti promuovendo accordi commerciali e progetti di esplorazione congiunti con le principali alternative alla Cina: Vietnam, Australia e India.

L’odierna cosiddetta “crisi dei chip”, ossia la penuria di offerta di microchip che sta rallentando la ripresa economica globale è strettamente collegata agli elementi rari e alle condizioni del mercato globale, che registrano un’estrema concentrazione della produzione nel gigante asiatico sia dei dispositivi stessi, che dei materiali necessari a produrli.

Con le incertezze geopolitiche derivanti dall’ascesa cinese, sommate all’inevitabile aumento dell’utilizzo di questi elementi critici dovuto alla transizione energetica e al settore IT esplosi durante la pandemia e divenuti i pilastri fondamentali della ripresa economica post-Covid, l’approvvigionamento di questi materiali è divenuto una questione strategica e posizionamento nello scacchiere geopolitico mondiale.

Difatti la sempre più evidente polarizzazione della politica estera tra occidente e Cina ha reso ormai imperativo e urgente per i paesi occidentali tenere il passo per controbilanciare il dominio cinese. Sono necessarie ulteriori iniziative atte alla diversificazione dei fornitori e rimuovere la possibilità di utilizzare le terre rare come strumento di leverage non solo nelle controversie di politica estera ma a questo punto, anche nel processo di ricostruzione post-pandemica.

Andrea Bonelli

Approfondimenti sull’argomento:

Rebecca Keller, “The Geopolitics of Rare Earth Elements,”

M. Garside, “Rare Earth Minerals 2020,”

Stefania Massari and Marcello Ruberti, “Rare Earth Elements as Critical Raw Materials: Focus on International Markets and Future Strategies,”

Keith Johnson and Elias Groll, “China Raises Threat of Rare-Earths Cutoff to U.S.,”

Eva Barteková and René Kemp, “National Strategies for Securing a Stable Supply of Rare Earths in Different World Regions,”

https://ec.europa.eu/growth/sectors/raw-materials/policy-strategy_en

Eva Barteková and René Kemp, “National Strategies for Securing a Stable Supply of Rare Earths in Different World Regions,” Jane Nakano, “The Geopolitics of Critical Minerals Supply Chains,”


[1] V. Pecharsky, K. Gschneidner, Rare-earth element, Encyclopædia Britannica, 2019, accessible al link https://www.britannica.com/science/rare-earth-element

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