L’Europa e la tempesta della storia

L’invasione russa dell’Ucraina potrebbe aprire una nuova fase storica. L’Europa è tornata al centro del confronto internazionale, ma non potrà restare ferma. La necessità di una visione coraggiosa per uscire dalla tempesta

Ci sono dei momenti in cui la storia, attraverso grandi improvvisi eventi, bussa alle nostre porte. Spesso facendolo in modo burrascoso o tragico, senza farsi annunciare.
Quello che stiamo vivendo in questi giorni è uno di questi momenti. L’invasione russa dell’Ucraina, e tutto quello che ne è seguito, rappresenta uno dei fatti politicamente, militarmente, culturalmente ed economicamente più rilevanti della nostra storia recente. E inciderà, non è ancora chiaro quanto profondamente, sul nostro futuro. Aprendo, appunto, una fase storica nuova. Non è retorica, bensì la realtà. Dura e cruda.
Nell’arco di pochi giorni, ci siamo ritrovati a dover fare i conti con una violentissima guerra di invasione nel cuore dell’Europa, con il ritorno improvviso dell’incubo atomico, come ai tempi più bui della Guerra Fredda, ipotesi che in molti ritenevano confinata alla storia del Novecento quando la Russia era parte dell’Unione sovietica. E in conseguenza della guerra, siamo alle prese con una nuova potenziale crisi economica, determinata dagli effetti della guerra soprattutto sul mercato energetico e delle materie prime. Con il rischio, addirittura, di una crisi di tipo alimentare.
Alcuni di noi, in vita propria, non avevano mai nemmeno sentito ventilare l’ipotesi di razionamenti di cibo o energia. E certamente, dopo i due anni di Covid e il colpo assestato dalla pandemia all’economia globale, non è dato sapere quanto questa guerra, i cui esiti ci sono al momento ignoti, possa accelerare verso un processo di ridefinizione delle filiere di approvvigionamento in alcuni settori nei campi industriale, energetico, alimentare. Ma è ormai molto probabile che lo farà. Di sicuro, comunque vada a finire e nella speranza che possa finire presto, questa volta davvero nulla sarà come prima. Ed è bene esserne consapevoli, tutti.
Non meno di 3 anni fa, analizzando il crescendo di tensioni e competizione strategica tra le potenze mondiali nei settori militari e tecnologici, sulle colonne di questo nostro blog era stato ipotizzato il rischio di un brusco risveglio in una nuova fase storica, simile a quella della Guerra fredda, ma per certi versi più pericolosa, in cui anche la minaccia di un conflitto atomico sarebbe potuta tornare in essere con concretezza. Come del resto, chi appartiene alla nostra generazione e a quelle precedenti, potrà ricordare bene, una guerra nucleare è stato a lungo un rischio incombente sulle vite di tutti, dagli anni cinquanta agli anni ottanta del Novecento. Le minacce recenti, riemerse con la guerra in Ucraina, sembrano averci riportato indietro di anni. O forse, fatti svegliare in mezzo a un mondo che non credevamo più esistesse, ma che, considerato che nel mondo vi sono ancora migliaia di testate atomiche, non era mai scomparso. Parafrasando il celebre motto di Casa Stark in Games of Thrones, sembrava che l’inverno stesse arrivando. Oggi, guardando all’Ucraina, possiamo dire che sia arrivato.
Dobbiamo capire adesso come superarlo, ma dovremo comunque farci i conti. Affrontare però questa sfida significa dover superare i noti difetti che caratterizzano talvolta il dibattito pubblico italiano, emersi palesemente in questo periodo. Evitando magari una tendenza a dividere i dibattenti tra tifosi di curve opposte e una certa ricerca della sensazionalità, dell’emotività. Perchè invece, per capire dove siamo in questo momento, cosa stiamo vivendo, cosa rischiamo, dobbiamo essere in realtà pragmatici e realisti, possibilmente meno ideologici possibile.

Siamo di fronte a eventi ben più grandi di noi, complessi, difficili anche da interpretare e analizzare, in cui si tratta di dover distinguere i fatti e la realtà, dalla massa enorme di disinformazione e propaganda che gira, alimentata anche dalle parti in conflitto. Avendo chiaro quali sono le necessità e gli interessi a rischio per il nostro paese. Perché, è bene esserne consapevoli, questa crisi si sta abbattendo su di noi, i suoi effetti sono inevitabili e la sua portata storica coinvolge tutti. E non sarà trincerandoci in noi stessi, isolandosi dal resto del mondo, che ci potremo salvare. Che potremo evitare quanto sta accadendo.

Siamo nel pieno di una “tempesta” della storia: questa volta l’Europa è tornata davvero nel mezzo di un vortice di eventi e di fatti che stanno cambiando la storia. Europea a mondiale. E riguarda anche l’Italia e gli italiani.
In questi giorni il Presidente Biden ha fatto un viaggio per certi versi storico, in Europa, per incontrare gli alleati, nel quale sono state pronunciate parole precise e assunti impegni chiari, sul futuro delle relazioni transatlantiche. La NATO, va detto, dopo anni in cui si è persino messa in discussione la sua stessa esistenza, e dove chi invece ne difendeva l’importanza sembrava appartenere ad una piccola comunità di nicchia, è tornata al centro della scena politica europea, sempre più fondamentale per la sicurezza continentale. Non ammetterlo, ostinarsi a non capire quanto la NATO sia stata e sia oggi importante, significa non aver compreso che, se la Guerra fredda è finita, nel 1989, con il rafforzamento e l’estensione della democrazia liberale, è stato grazie al fatto che la NATO abbia vinto quel confronto, forte del patto di ferro stretto tra Europa occidentale e Stati Uniti in nome della comune sicurezza e dei valori democratici.

Sicurezza e democrazia. Due pilastri su cui è stato possibile erigere il mondo in cui viviamo, in occidente, i livelli di benessere, di libertà, di protezione sociale che oggi, proprio con questa guerra, vengono minacciati.
Non comprendere che ci troviamo nel mezzo di un tornante della storia può diventare un problema. Perché quanto stiamo vivendo non lascerà nulla come prima. Lo si diceva già durante il Covid. E infatti con la pandemia molto è cambiato, anche a livello internazionale. Ma mentre lentamente stavamo tornando a una vita più normale, nella speranza che la pandemia potesse finire, è arrivata questa una nuova terribile guerra scatenata da un regime autoritario, contro un paese democratico. Più piccolo, militarmente più debole, che si sta difendendo con grande coraggio e forza. Dopo due anni di Covid, con il suo pesante macigno scagliato sulla nostra quotidiana normalità è arrivata questa crisi. Questo sconvolgente guerra con le sue stragi, macerie, violenze. Con le bombe, i carri armati, gli assedi. E una nuova stagione di tensioni si sta aprendo, in cui l’Europa sarà al centro del confronto strategico globale, ma non ne sarà l’unico. Anche il Pacifico resterà il campo di una competizione tra potenze. Ma mentre si configura la possibilità di un sistema internazionale multipolare, con potenze grandi e medie pronte a confrontarsi nell’arena globale, se l’Europa vorrà essere protagonista del suo futuro, sarà chiamata a fare delle scelte coraggiose, per rafforzarsi e consolidarsi tra le grandi potenze globali, al pari di Cina e Stati Uniti, mantenendo salda la sua collocazione al fianco di questi ultimi. E i paesi europei, ciascuno per la sua parte, non potranno che seguire quelle scelte, per non rischiare di essere tagliati fuori dagli assetti futuri che già oggi si stanno determinando. A partire dalla difesa europea, per la quale serviranno risorse, investimenti, visione, coraggio. Senza difesa non vi potrà essere l’Europa politica, sia chiaro a tutti. E l’Europa non potrà essere davvero quella potenza “geopolitica” che noi tutti vorremmo. In nome della pace duratura e della democrazia.
L’Europa, a partire da questa crisi, può rilanciare il suo ruolo globale. Essere protagonista di un processo di riorganizzazione dello spazio politico internazionale. Può farlo, e l’Italia dare il suo contributo. Ma al di là della retorica, quando ai confini orientali dell’Unione infuria la guerra che minaccia anche noi, l’Europa deve continuare a reagire con fermezza, sostenendo chi resiste per facilitare la possibilità di una trattativa e di un accordo di pace. Senza rinunciare ad essere compatta in nome della sua sicurezza e della difesa dei suoi confini da eventuali, nuove, future minacce, anche militari. Da est come da sud. Per farlo occorre la politica, la diplomazia, ovviamente, ma anche la difesa.
Non è tempo di incertezza o di indecisione. Per noi europei, per chi crede nella democrazia e desidera continuare a vivere in un mondo libero, non è nemmeno tempo per essere neutrali. Perchè in questo momento si confrontano due visioni del mondo opposte. È tempo di scelte, difficili, ma necessarie. Come quelle fatte da chi, dopo la guerra nel 1945, decise di ricostruire l’Europa, e lo fece investendo nella democrazia e nella sicurezza.
Quando la storia bussa alla nostra porta è impossibile non aprire. Se lo fa nel mezzo di una tempesta, il rischio è che quella porta venga abbattuta, brutalmente. Resistere, cercando di non aprire, è solo più rischioso. Avere il coraggio, e la forza, di affrontare gli eventi, ed essere conseguenti nelle scelte da fare, può diventare una necessità non rinviabile. Per il bene di tutti, soprattutto dei nostri figli e delle generazioni future.
Di sicuro, l’unica possibilità oggi per il nostro paese di fronte alla crisi in corso è restare ben ancorati al campo euro-atlantico. Senza indugi.

Per affrontare la tempesta, quando arriva, occorre non solo essere ben coperti e riparati, dotandosi di strumenti efficaci per esserlo, ma avere anche una strada da seguire in nome di una visione coraggiosa del futuro. Questa visione non può che essere fondata sulla nostra storia e sui nostri valori comuni. Quelli alla base del progetto atlantico ed europeo.

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