Cina e Stati Uniti nella trappola di Tucidide?

Graham Allison è indubbiamente uno dei più importanti politologi americani. Docente ad Harvard, formatosi particolarmente come studioso dei processi decisionali e della Guerra fredda, da anni contribuisce significativamente all’analisi della politica internazionale. Senza ombra di dubbio questo suo lavoro Destined for war. Can America and China escape Tucydide’s trap, pubblicato nel 2017 in lingua inglese, da poco tempo tradotto e disponibile anche in Italia ( Destinati alla guerra. Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?, Fazi Editore, 25 euro, 518 pag. ) ha suscitato un ampio dibattito tra politologi, politici, storici e studiosi di strategia, tanto da renderlo molto interessate anche ai nostri occhi di cultori di questo genere di materie.

È evidente che il confronto attuale tra l’emergente potenza cinese, e la superpotenza americana, è un tema attualissimo, non solo oltre oceano, ma anche in Europa, per quanto in Italia occupi ancora ben poco spazio nel dibattito politico e nell’informazione di massa, in proporzione alla sua importanza. Ma altrove, e soprattutto negli USA, anche alla luce di quanto è avvenuto in giorni recenti, il confronto America-Cina è il “TEMA” al centro del dibattito pubblico.

Era dai tempi della Guerra fredda e della rivalità strategica tra USA e URSS che l’emergere di una nuova grande potenza globale, come la Cina, poteva realmente minacciare l’egemonia americana. Anzi, a detta di alcuni, se la potenza sovietica forse non era mai stata abbastanza grande da sostituire del tutto quella americana, visti i dati economici, demografici, commerciali cinesi, per la prima volta gli USA potrebbero vedere la propria forza davvero minacciata. In fondo l’oggetto centrale della questione verte proprio intorno a questo punto.

Queste valutazioni, su cui ci permettiamo di avere qualche dubbio, rientrano nel più ampio dibattito che riguarda da diversi anni ormai il “presunto” declino americano. Un dibattito che, ciclicamente, riemerge e sembra prospettare, ad ogni lustro per quello successivo, l’inizio della fine del “Grande impero a stelle e strisce”. Un declino, invece, che non ci pare invece ancora così imminente. Dal punto di vista teorico, infatti, le tre risorse essenziali che caratterizzano un potere egemonico, come gli Stati Uniti, sono la forza militare, la leadership economica e l’influenza intellettuale. Che se ne dica, al momento, dal punto di vista militare gli USA primeggiano, a livelli inarrivabili per ciascuno dei suoi competitori o rivali o alleati, investendo e spendendo molto di quanto non possano permettersi altre grandi potenze militari come Russia o Cina, ma con quest’ultima, questo è il dato interessante, unica in grado di investire abbastanza, nel tempo, per tentare di colmare un gap ancora enorme. E se c’è un elemento che più di ogni altro caratterizza la potenza militare è la proiezione navale, il sea power, che gli Usa, forti di quanto costruito nel tempo, dall’epoca di Theodore Roosevelt in poi, e di una disponibilità di mezzi navali ineguagliabile ( basta vedere il numero di superportaerei di cui dispongono e il dislocamento delle flotte della US Navy nel globo) possono davvero considerare come pilastro portante del proprio potere militare. A questo va aggiunta la supremazia aerea, la presenza in tutti i punti strategici del mondo e la capacità di proiezione contemporanea sia verso est che verso ovest ( gli USA hanno già dimostrato di saper vincere una guerra combattendo contemporaneamente su più fronti), la capacità di investimento in ricerca e di sviluppo di nuovi strumenti d’arma che ad oggi non ha eguali. E ovviamente, l’arsenale nucleare a disposizione e non da ultimo la posizione geografica unica.

Nel potere intellettuale, ancora oggi, per quanto ridimensionato, è indubbio che gli Stati Uniti primeggino nel mondo, e rappresentino ancora un modello e soprattutto un grande veicolo di influenza e softpower. Certo, nel mondo attuale non sono più soli e di sicuro la loro immagine, nel corso degli anni, ha risentito non poco di errori e scelte, anche discutibili, in politica estera. Ma ancora oggi dal punto di vista della produzione culturale, della formazione, dei saperi sono ai vertici. Basta vedere il solo indice delle migliori università nel mondo.

Infine i dati economici, in cui, è evidente, si riscontra l’unica vera debolezza nel confronto con il Regno di mezzo. Gli USA in alcuni settori sono già stati superati, e i dati ci dicono che presto, nel giro di pochi anni, effettivamente i ritmi di crescita cinesi potrebbero vedere un sorpasso complessivo dell’economia asiatica ( alcuni ipotizzano dopo la terza decade dell’attuale secolo). Ma il sorpasso ancora non c’ è stato. Il solo rischio che possa esserci, è ovvio, genera non poche preoccupazioni dalle parti di Washington, in combinato con la competizione che si è aperta da tempo in campo tecnologico, scientifico e cibernetico.

Del resto ogni egemonia, di per sè, non è eterna, ma transitoria. Il secolo diciannovesimo è stato il secolo britannico, il ventesimo e anche questo inizio di ventunesimo, certamente, americano. Ma fino a quando l’America sarà la potenza dominante globale? E soprattutto, chi la sostituirà? Al momento comunque l’unico vero candidato può essere davvero la sola Cina, il cui ritorno sulla scena globale, dopo alcuni decenni di marginalità, ha rappresentato un evento in grado di cambiare gli equilibri mondiali. Ma questi due giganti, saranno destinati presto a scontrarsi per l’egemonia globale o assisteremo alla nascita di un nuovo sistema internazionale più bilanciato?

Graham Allison parte dall’analisi dei dati attuali, non solo economici, e dal racconto di cosa è oggi la Cina di Xi Jimping, con un’interessantissima descrizione della storia del suo leader e delle sue aspirazioni per riportare l’Impero Celeste al centro del mondo, per descrivere come in poco tempo, USA e Cina, potrebbero, pur non volendolo direttamente, ritrovarsi in guerra. Per farlo utilizza l’immagine della trappola di Tucidide, che aveva già descritto e anticipato in un lungo articolo pubblicato nel 2015 su The Atlantic, in cui usò le parole dello storico ateniese per spiegare le cause della Guerra del Peloponneso, e come due potenze, una emergente e una affermata possano ritrovarsi intrappolate in un percorso di paura reciproca e competizione che conduce alla guerra. Era accaduto ai tempi della Grecia Antica, quando la potenza emergente Atene aveva insidiato il potere e la primazia della potenza Sparta, la quale per impedire di essere spodestata aveva appunto deciso di muovere guerra alla “sfidante”. Ma è successo nella storia molte altre volte: negli ultimi 500 anni, su 16 casi elencati, 12 sono finiti con una guerra. In particolare, per fare un raffronto con la attualità, Allison descrive la competizione di inizio novecento, tra l’emergente Germania e la Gran Bretagna, e come, nonostante la loro interdipendenza economica, nonostante i rapporti, anche di stretta parentela tra le casate regnanti, i rapporti diplomatici tra i due paesi e la comune preoccupazione rivolta verso Francia e Russia, si ritrovarono ingabbiati nella trappola di Tucidide fino a farsi guerra, per 5 anni, sulle trincee della Grande Guerra.

La Cina, e tutta la regione indo-pacifica, da tempo sono la principale preoccupazione americana. Già il presidente Obama aveva lanciato il suo Pivot to Asia e si era fatto promotore di un’iniziativa tesa a costruire accordi commerciali con i paesi del pacifico, escludendo la Cina, per affermare con mezzi pacifici una primazia americana nell’area soprattutto attraverso la leva economica. L’Asia era al centro delle sue attenzioni, non solo per l’instabilità del regime Nord Coreano, ma soprattutto per le ambizioni della Cina, intenta a dotarsi da anni, ormai, di una flotta militare capace di primeggiare nell’area, oltre che intenta a sviluppare strumenti d’arma all’avanguardia, in particolare di tipo cibernetico e A2AD, in grado di difendere lo spazio strategico più prossimo alle coste e ai confini cinesi. La Cina è una grande economia, che cresce da anni a ritmi elevatissimi, forte di una classe media che si espande velocemente con numeri impressionanti. Un paese che investe da tempo in Asia, Africa, America Latina, Europa, che sta lanciando anche grandi iniziative internazionali, non solo di tipo commerciale e infrastrutturale, come la “Nuova via della Seta”, per assicurarsi un ritorno da regina sulla scena mondiale. Ruolo che in qualche modo sente di meritare in virtù della propria storia millenaria.

Il confronto con gli USA si fa di giorno in giorno più serrato, come del resto ci conferma la cronaca di queste ultime settimane, e in alcuni settori, per esempio quello tecnologico, potrebbe diventarlo sempre di più, anche nei prossimi mesi. Allison ci dice che la guerra tra le due potenze non è inevitabile. In passato è già accaduto che lo scontro bellico sia stato evitato in casi analoghi; basta che i governi, coscienti del rischio, adottino le scelte giuste per farlo. Ma che questa volta la trappola possa portare ad uno scontro diretto, di tipo militare, anche senza che nessuno dei due contendenti faccia nulla consapevolmente per giungerci, il rischio è comunque presente. Che abbia ragione o meno, probabilmente saranno i prossimi anni a dircelo. La sua tesi ha trovato numerosi critici, ma è indubbio che da un lato la storia possa molto insegnarci, anche nella lettura del presente e nella previsione dei possibili scenari futuri e, soprattutto, che si voglia o meno, nel tempo in cui l’Europa sembra purtroppo destinata ormai uscire di scena, vittima delle sue debolezze e delle sue divisioni, il confronto che definirà gli sviluppi della politica e dell’ordine mondiale sarà tra la Cina e l’America.

Per questo il libro di Allison può essere una lettura utile, non banale, per capire cosa sta accadendo e cosa, in poco tempo, potrebbe accadere e quali potrebbero essere le azioni da mettere in campo per scongiurarlo.

*Enrico Casini è Direttore dell’Associazione culturale Europa Atlantica. Aretino, laureato in Scienze internazionali all’Università di Siena si è perfezionato presso il Corso Executive in “Affari strategici” della LUISS “Guido Carli” di Roma. E’ stato Capo della segreteria del Presidente della Delegazione parlamentare italiana alla NATO. Si occupa di studi strategici, terrorismo, politica internazionale e italiana.

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