Dal G20 a Cop26: l’impegno dell’Italia nella lotta al cambiamento climatico

Al G20 di Napoli si sono registrati progressi sull’approccio al cambiamento climatico. L’Italia mantiene un ruolo da protagonista nella sfida ai cambiamenti climatici

Il 22 e 23 luglio si è svolto a Napoli Il primo G20 su “Ambiente, Clima ed Energia”. Voluto e promosso dalla presidenza Italiana, aveva come obiettivo ambizioso, quello di far convergere le 20 più grandi economie del mondo sul tema e la necessità di accellerare il processo di decarbonizzazione. Nel forum tuttavia, si è parlato anche di tematiche ad esso connesse quali biodiversità, sicurezza energetica e cambiamenti climatici per la prima volta affrontati insieme.

Nonostante gli sforzi compiuti dalla delegazione italiana, era purtroppo prevedibile che il blocco dei paesi come Cina, India, Russia, Australia, Arabia Saudita e Brasile, con economie ancora fortemente dipendenti da fonti fossili, difficilmente avrebbe accettato impegni maggiori rispetto a quelli stabiliti a Parigi. I punti di disaccordo infatti erano due: il primo prevedeva l’incremento dei tagli alle emissioni per non superare entro il 2030 la soglia di 1,5 gradi di riscaldamento globale rispetto all’era preindustriale e il secondo l’eliminazione del carbone dalla produzione energetica al 2025.

Sebbene la discussione in merito sia quindi rimandata a novembre 2021, con il nuovo round COP 26 a Glasgow (e dove l’Italia sarà nuovamente protagonista) sulla lotta al cambiamento climatico, Il G20 di Napoli ha rappresentato un’importante rinnovo dell’impegno di favorire la transizione ecologica dei Paesi in via di sviluppo assegnando 100 miliardi di dollari e ulteriori incrementi annuali fino al 2025. Nel communiquè finale, con 58 punti su 60 condivisi, il G20 di Napoli si conclude come apripista a diverse tematiche che non possono più essere ignorate o discusse separatamente come ambiente, della tutela della biodiversità, del clima, dell’energia e della povertà.

Tra essi, il tema della sicurezza energetica viene affrontato a tutto campo, anche nella prospettiva della sua evoluzione nella transizione a fonti non fossili, grazie al rapporto fornito dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. Al punto 30 del comunicato infatti, viene affermata l’esigenza di rilanciare i principi della collaborazione energetica tra i paesi, in modo da rispondere alle nuove sfide che sia il cambiamento climatico (con eventi atmosferici e temperature sempre più avverse), sia le nuove tecnologie (con la necessità di materiali “critici” alla loro produzione e il rischio di essere obiettivi per cyber attacchi) comportano.

Questi elementi, in particolare quello della disponibilità di materie prime per la produzione di tecnologie chiave per la transizione energetica, sono fondamentali per lo sviluppo dei vari “Green deal” che emergono nei paesi di tutto il mondo. La Cina quindi, che detiene nella maggior parte dei casi, un vantaggio competitivo o strutturale in questi campi ( dal fotovoltaico alle auto elettriche, senza dimenticare il quasi- monopolio della produzione dei metalli rari) potrebbe avere un atteggiamento diverso nei prossimi forum, in particolare a Glasgow, dove difficilmente rinuncerà allo sfruttamento di questi vantaggi competitivi, mostrandosi più favorevole ad impegni maggiori verso la lotta al cambiamento climatico.

L’Italia, che questa volta si trova ad avere un ruolo da protagonista, sarà quindi chiamata ad un delicato lavoro di diplomazia e mediazione ad ottobre, nel G20 conclusivo a Roma e a Novembre a Glasgow. Oltre ad assicurarsi il ritorno al centro della diplomazia internazionale, sarà imperativo continuare a promuovere la battaglia contro il cambiamento climatico con una visione multidisciplinare e strategica, necessaria per proteggere il nostro paese che per una moltitudine di ragioni, è tra i più sensibili a tale fenomeno.

Andrea Bonelli


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