Incendi e cambiamento climatico: una minaccia sempre più globale

Gli incendi recenti in Italia e in tutto il bacino del Mediterraneo hanno riportato attenzione su un tema drammatico che negli ultimi anni ha assunto una rilevanza crescente in tutto il mondo. Dopo i casi degli ultimi anni in  Siberia, Stati Uniti, Amazzonia, Australia. Un tema collegato al più ampio problema del cambiamento climatico e che rappresenta una grave minaccia internazionale non solo in termini ambientali ma anche per la sicurezza.

Da alcuni anni gli incendi boschivi sono diventati una grave calamità che, ormai, non solo nelle stagioni tradizionalmente più calde e secche, rappresentano un problema molto serio per i paesi e le comunità colpite, ma anche per la comunità internazionale. Nel corso degli ultimi anni, abbiamo assistito a fenomeni sempre più frequenti, gravi e diffusi.

Nelle ultime settimane, il bacino del Mediterraneo, a partire da alcune regioni Italiane, fino a Grecia e Turchia, penisola iberica, Cipro, Algeria sono state flagellate dal fuoco, in corrispondenza di un’estate particolarmente calda e secca in cui si sono toccate temperature record in molte zone dell’Europa. Ma non solo l’area del Mediterraneo, questo anno, è stata colpita con violenza dagli incendi. Anche la costa ovest americana, a partire dalla California, e la Siberia sono stati ancora una volta teatro di spaventosi roghi. Negli scorsi anni, si ricorderà, che la serie di incendi di vaste dimensioni che sconvolsero insieme a Stati Uniti e Russia anche l’Australia e l’Amazzonia suscitarono molto clamore e attirarono l’attenzione internazionale dell’opinione pubblica data la loro gravità, la vastità delle aree distrutte e le dimensioni dei danni prodotti a ecosistemi, popolazioni, economie locali, territori.

L’impatto di questi eventi sugli ecosistemi e sulla biodiversità, come sull’ambiente circostante e la vita umana, è diventato sempre più grave nel tempo. Non solo per le dimensione degli eventi in se (si calcola che nella sola Australia perirono milioni di animali selvatici, mettendo numerose specie a serio rischio di estinzione) ma anche per gli effetti successivi e prolungati nel tempo. Dai fumi sprigionati nell’atmosfera, con i conseguenti problemi e rischi per la salute, all’impatto sulle attività umane agli stessi effetti perversi prodotti dagli incendi e dai fumi prodotti sul clima. Il 2019, anno in cui molti di questi eventi si verificarono, fu classificato come un anno catastrofico sul fronte incendi.

Si tratta di un problema che non riguarda però solo problematiche di natura ambientale, ma che sempre di più ha riflessi, gravi, di tipo economico e sociale, oltre che rappresentare un serio problema e una minaccia alla sicurezza e alla salute pubblica.

In alcuni casi la vastità di questi eventi ha assunto dimensioni di autentica catastrofe, i cui danni non sono minori rispetto a quelli di calamità apparentemente più improvvise e temute. La siccità, i venti caldi, le temperature elevate raggiunte nelle stagioni estive diventano vettori che facilitano la diffusione e la propagazione del fuoco, spesso di origine dolosa e criminale, e favorito in molti casi anche dall’incuria, dall’assenza di interventi tempestivi e dalla cattiva gestione di numerose aree colpite. Secondo la maggior parte degli esperti, la correlazione tra incendi ed effetti del cambiamento climatico è sempre più evidente: siccità, temperature elevate, venti caldi, sono spesso fattori determinati proprio dai cambiamenti climatici. Si pensi al caso degli incendi in Siberia, ma anche ad esempio alla vastità e diffusione degli incendi durante la scorsa estate in una regione come quella del bacino del Mediterraneo a causa di siccità e temperature elevate. E nel corso del tempo sembrano essersi estese le aree e le regioni più a rischio anche per questi motivi, oltre che per le attività umane in alcune regioni, come il disboscamento, ma anche la pastorizia, l’agricoltura e lo sfruttamento intensivo delle risorse minerarie in aree boschive.

Negli anni il tema degli incendi è tornato di grande attualità e gravità anche negli Stati Uniti. Lo scorso anno fecero grande scalpore le immagini apocalittiche del cielo rosso sopra San Francisco, o dei boschi devastati in California o nell’Oregon. Tutta quell’area dell’America del Nord è particolarmente martoriata dagli incendi e dalla siccità, e la California in particolare è minacciata da tempo, non solo da questo anno, sia dal clima sempre più torrido che dai frequenti incendi che devastano il suo territorio. Stiamo parlando dello stato più ricco e popoloso degli Stati Uniti, quello dove si trovano le sue aziende più innovative, la Silicon Valley e il cuore del settore dell’industria dello spettacolo, del cinema e dell’intrattenimento. Ma è tutta la costa ovest, quella che bagnata dal Pacifico, con le aree di San Francisco o Seattle, che rappresentano la parte del paese dove hanno sede le industrie e le aziende tecnologicamente più avanzate, il motore della nuova rivoluzione digitale. Quindi una regione del paese particolarmente rilevante, soprattutto sul piano economico, oltre che politico.

Il tema ha dunque una grande rilevanza, non solo sul piano ambientale, ma per le sue ricadute a livello economico, politico, e sociale e i tutti i possibili riflessi anche a livello di sicurezza. Non interessa solo le regioni o i paesi colpiti, ma tutto il mondo, avendo un potenziale impatto sulla sicurezza, sotto molti punti di vista, e la salute globale, come hanno dimostrato in passato i gravi incendi australiani e brasiliani. Una porzione di foresta pluviale che brucia, e scompare, in Amazzonia ha un impatto pesante a livello globale, a livello ambientale e climatico, e non solo a livello locale. Questo vale moltissimo per le foreste pluviali, polmone verde del pianeta e serbatoi di biodiversità fondamentali, ma anche per le foreste australiane o quelle californiane, vale per la macchia mediterranea come per la Taiga siberiana o per le foreste africane. Spesso i terreni boschivi bruciati difficilmente riescono a tornare allo stato precedente l’incendio, se non dopo molti anni, ma restano spesso molto fragili, per esempio esposti a fenomeni di dissesto idrogeologico, oppure possono trasformarsi in zone aride o brulle, in savane o praterie.

A prescindere dal fatto che si tratti di fenomeni collegati al cambiamento climatico, collegamento  confermato da numerosi studi scientifici, è evidente però che data la vastità di questi fenomeni, sempre più ampia, improvvisa e devastante, la loro rilevanza è aumentata anche per le conseguenze pratiche non solo sui territori e sulle popolazioni direttamente colpite. Il problema non riguarda infatti solo le cause, tema ovviamente di grande importanza sovente legato ad attività umane, ma anche l’impatto che i grandi incendi hanno sull’ambiente, con effetti a livello climatico e atmosferico, e i territori colpiti, con i conseguenti danni prodotti a livello economico e sociale, oltre che alla salute delle persone.

Vista la frequenza di questi eventi, e il loro impatto, e vista anche la loro diffusione, che non interessa più solo certe aree del pianeta, è forse opportuno definire a livello internazionale nuove procedure, strumenti e forme di collaborazione più efficaci, in grado di poter fare meglio fronte, collettivamente, a questi eventi catastrofici, anche in presenza di eventuali incapacità o inadeguatezza dei controlli o degli interventi locali. Trattandosi sempre di più di eventi che non hanno ricadute solo sul singolo paese coinvolto o solo sul presente, ma anche sul resto del pianeta e spesso a medio e lungo termine, può essere utile che sia anche la comunità internazionale, e non solo i singoli stati, attivarsi per contrastarne la diffusione investendo meglio anche sulla prevenzione e sulla soluzione delle cause, che molto spesso hanno principalmente origine umana, sia nei paesi in via di sviluppo, che nei paesi più avanzati. Questi eventi oltre che facilitati o prodotti dalle condizioni ambientali e atmosferiche mutate in virtù dei cambiamenti climatici, sono spesso conseguenza anche di condotte illecite, ma anche di attività umane che sono funzionali a garantire livelli di sviluppo economico cui nessun paese ha intenzione di privarsi. Attività che però avendo un impatto molto rilevante sull’ambiente, andrebbero probabilmente gestite in maniera più attenta proprio al rispetto dell’ambiente stesso, per non compromettere da un lato i suoi fragili equilibri e dall’altro non compromettere del tutto le possibilità di sviluppo delle popolazioni.

La costante rimane ovunque la dimensione dei danni e delle perdite che questi eventi producono, che hanno spesso una gravità maggiore di quanto viene percepito nell’immediato. Gli effetti possono avere ricadute che vanno oltre i confini stessi delle regioni coinvolte, per questo, soprattutto per tutelare le aree più fragili del pianeta o zone particolarmente preziose per la vita, come le foreste pluviali non solo amazzoniche, a livello internazionale la sensibilità pubblica su questi temi è enormemente cresciuta nel corso degli anni.

Sempre di più in futuro, le problematiche di natura climatica e ambientale potrebbero diventare determinati anche nelle relazioni tra stati o negli equilibri di intere regioni del globo, sia per le loro conseguenze immediate che per via dei loro effetti indiretti di natura socio-economica o politica. Questo rischio potrebbe spingere una maggiore collaborazione internazionale così come potrebbe favorire anche in alcuni casi un aumento di competizione e conflittualità. Il climate change è un tema serio che interessa tutta la comunità internazionale, a partire dai suoi diversi effetti e dai diversi fenomeni collegati, tra i quali anche i grandi incendi, così come la desertificazione, lo scioglimento dei ghiacci polari o l’aumento di fenomeni atmosferici improvvisi e catastrofici. Come confermato recentemente anche a livello NATO, il cambiamento climatico e le sue diverse manifestazioni o conseguenze, è un problema rilevante con cui anche l’Alleanza potrà e dovrà fare i conti in futuro. Sviluppare su questi fronte, a partire anche dalla stessa lotta agli incendi, una maggiore collaborazione internazionale potrebbe essere quanto prima una necessità anche per motivi di sicurezza.

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