La guerra in Ucraina, l’Europa e il ruolo dell’Occidente

La resistenza ucraina continua con coraggio, mentre il Cremlino annuncia una nuova mobilitazione di uomini. Ma la guerra non sta andando come la Russia aveva previsto dall’inizio, mentre sanzioni e crisi economica colpiscono duramente Mosca. Emerge sempre più evidente, di giorno in giorno, quanto sia stato grave e pericoloso l’azzardo russo in Ucraina. Un azzardo pagato in termini drammatici di migliaia di vittime, danni incalcolabili, milioni di profughi, città e case distrutte, colture, campi, impianti produttivi devastati. E una guerra che in pochi giorni ha riportato indietro le lancette dell’orologio della storia indietro di diversi decenni.

Anche la recente decisione del Cremlino di avviare una mobilitazione di migliaia di riservisti appare come la reazione, disperata, ad una evidente situazione di crisi sul campo e a livello politico. L’escalation avviata sembra voler aumentare il livello della tensione anche verso l’Occidente, con l’obiettivo probabile di condizionare il clima a livello internazionale. Ma si tratta di una decisione che può dare vita ad una serie di scelte, anche pericolose, da cui potrebbero prodursi rischi molto seri per la sicurezza europea. Del resto le reazioni avvenute anche a livello interno, in Russia, alla notizia della decisione, dimostrano con chiarezza le difficoltà emergenti nel paese.

L’invasione russa è apparsa infatti,  in questo ultimo periodo, sempre più in uno stato di stallo e, anzi, la controffensiva ucraina ha smentito quanti, in Italia e non solo, in questi mesi hanno più volte pontificato sostenendo in più occasioni che la Russia avrebbe cancellato le difese ucraine in pochi giorni, o che, dopo le prime difficoltà evidenti sul campo, che la lenta avanzata nel territorio ucraino era in realtà il frutto della strategia militare russa. In realtà la Russia appare in questo momento in serie difficoltà. E la decisione della nuova mobilitazione potrebbe esserne una conseguenza.  Diserzioni, perdite sul campo, rimozione dei vertici militari, ritirate: la guerra non sta andando come molti avevano previsto, sia in Russia che in Europa. E i Russi stanno pagando un prezzo elevato sul campo, a dimostrazione che l’attacco sia stato davvero un azzardo calcolato male, frutto di errori notevoli sul piano tattico e strategico. Inoltre, il rischio di perdere porzioni di territorio conquistato potrebbe essere un’altra delle motivazioni dietro la scelta di aumentare il livello della minaccia, fino a paventare anche un possibile uso di armi atomiche.

Inoltre, contrariamente a quanto spesso viene raccontato anche in Italia, la Russia non è solo in gravi difficoltà militari sul campo, ma è sempre più in gravi difficoltà a livello economico, e politico, soprattutto internazionale, come dimostrato anche dal recente vertice di Samarcanda.

Non è dato sapere quando la guerra finirà. Da guerra lampo si sta trasformando in una guerra d’attrito, sul modello che l’Europa ha già tristemente conosciuto. Una guerra sanguinosa, che unisce armi e mezzi dati dalle nuove tecnologie alle più classiche tipologie di combattimento tipiche delle guerre, regolari e irregolari, del Novecento. Dai droni alle trincee, potremo dire, dalla guerriglia alla disinformazione. Temiamo, purtroppo, che questo conflitto esploso nel cuore dell’Europa, possa ancora continuare a lungo, con questo continuo susseguirsi di attacchi e contrattacchi, di bombardamenti, e anche di orrori, stragi, vittime innocenti, in un lungo e lento stillicidio di violenza, simile a quanto avvenuto, per esempio, durante le più recenti guerre balcaniche o in Siria.

Con un elemento drammatico in più rispetto a molte altre guerre più recenti: un impatto tremendo sul piano economico, sociale e umanitario a livello europeo e internazionale, che a due anni dall’inizio della pandemia possono rendere lo spettro di una nuova recessione globale davvero spaventoso.

La crisi generata dalla guerra, che interessa il settore energetico, quello alimentare, la finanza, e il mercato delle materie prime, è anch’essa, insieme appunto allo spettro di un’escalation aggravata del conflitto, una minaccia molto grave per l’economia globale. Una minaccia a cui la comunità internazionale dovrà fare fronte in tempi rapidi e che spaventa anche paesi che nel conflitto hanno assunto una posizione terza. Perchè le ricadute che già oggi vediamo, e che tanto più si avvicinerà l’inverno potranno diventare drammatiche soprattutto per quanto riguarda il tema energetico e quello alimentare, sono davvero molto preoccupanti.

In questi mesi gli Ucraini si sono battuti con coraggio e hanno difeso la propria libertà. Come era giusto e necessario che fosse. Come ogni popolo libero ha il diritto e dovere di fare. L’Occidente ha sostenuto questa battaglia per la libertà e l’indipendenza di un popolo contro un invasore che ha occupato militarmente un paese straniero. Non c’è molto da aggiungere. Tanto è che oggi, coloro che avevano osteggiato il sostegno militare all’Ucraina o ritenuto che in fondo la Russia qualche ragione potesse avercela o infine, che la colpa del conflitto fosse della NATO e dell’Europa, balbettano, privi di argomenti.

Lo stallo sul campo di battaglia è ovviamente un rischio per tutti ed è chiaro che avviare un serio negoziato per aggiungere quanto prima una soluzione politico-diplomatica del conflitto sia la strada migliore a cui la comunità internazionale deve lavorare. Nessuno in Europa o nei paesi occidentali confida in una escalation del conflitto ne tanto meno in una sua continuazione senza fine. Ma dopo mesi di lotta, la reazione e la resistenza ucraina hanno permesso oggi a quel paese di poter arrivare ad una eventuale seria trattativa, quando sarà, da una posizione ben diversa, rispetto a quella che sarebbe stata in caso di una resa. Non vi sono dubbi.

Europa e paesi occidentali hanno sostenuto da subito l’Ucraina e la sua resistenza. E non sono stati i responsabili della guerra, contrariamente a quanto da alcuni sostenuto. Ma è chiaro oggi che non sostenre l’Ucraina sarebbe stato un errore, come non avere una reazione solida, forte e unita come quella messa in campo da NATO ed Europa nei confronti della Russia. L’aggressione all’Ucraina non poteva essere ne tollerata, ne giustificata, ne ignorata: ne valeva della nostra sicurezza, della nostra libertà, della stabilità stessa della comunità internazionale. La storia europea ci ha già presentato casi analoghi, in cui le avventure militari di alcuni dittatori, tollerate dagli altri stati, hanno portato soltanto a successve avventure militari e conflitti più estesi. La seconda guerra mondiale insegna.

L’Europa ha avuto in questi mesi, pur tra numerose difficoltà, una reazione forte e giusta. Era l’unica possibile. I rapporti interni al mondo euro-atlantico sono stati rinsaldati. La NATO è riemersa, dopo le difficoltà della crisi afgana, come un soggetto centrale per la sicurezza europea  e mondiale e il pilastro fondamentale delle alleanze tra paesi occidentali. Gli Stati Uniti infine, non solo hanno potuto riaffermare il proprio ruolo globale di faro del mondo libero, ma hanno anche potuto rafforzare la propria immagine, i propri legami con i paesi europei e lanciato un chiaro messaggio alle autarchie in giro per il mondo.

La minaccia odierna rappresentata da un lato dallo stallo della guerra, con tutti i suoi strascichi drammatici, e quella della crisi economica ed energetica, che potrebbe colpire l’Europa e le aree del mondo ad essa più prossime, sono le due priorità su cui l’Occidente deve darsi una strategia unitaria ed intervenire. Senza indugi.  Mantenendo la stessa unità con cui in questi mesi è stato retto il confronto con la Russia e il sostegno all’Ucraina.

Da questa guerra il mondo e l’Europa potrebbero uscire profondamente cambiati. Come abbiamo avuto altre volte modo di vedere, già oggi molte cose sono cambiate e l’impatto che il conflitto sta avendo e avrà sulle relazioni internazionali sarà molto profondo. Prepararsi ad affrontare i cambiamenti in corso è una priorità a cui l’Occidente ovviamente non può sottrarsi. Ne va del suo futuro. E questa guerra rappresenta oggi una delle sfide più importanti, a livello geopolitico e strategico, sulla strada dell’Europa e dei paesi atlantici. La Russia è una potenza che esercita a livella internazionale un ruolo, molto muscolare, che non manca comunque di estimatori. In Africa come in Medio Oriente, esercita un ruolo molto proattivo, occupando spazi erroneamente lasciati liberi soprattutto dall’Europa e sfruttando errori commessi in anni recenti dai paesi occidentali. Il confronto con la Russia, e la Cina, saranno la cifra più rilevante nella geopolitica dei prossimi anni. e come potrà concludersi il conflitto in Ucraina avrà a sua volta un impatto rilevante, anche nel confronto internazionale tra le grandi potenze. Un confronto che non può non vedere il blocco occidentale coeso, in difesa della propria sicurezza e della democrazia. Chi pochi mesi fa preconizzava la fine dell’Occidente, il declino della superpotenza americana, la morte dell’Unione Europea, la crisi irreparabile della NATO, commetteva un grave errore. Gravissimo. L’Occidente non è finito, non ha esaurito la sua storia e la sua missione nel mondo, gli Stati Uniti sono ancora la prima potenza mondiale, la NATO, come l’UE non sono un progetto fallito. Anzi, da questa vicenda potranno uscire rafforzati, anche nei loro rapporti reciproci, se riusciranno a mantenersi uniti e perseguire la stessa strategia.

La guerra in Ucraina ha cambiato le nostre vite e potrebbe comportare, nei prossimi mesi, nuovi sacrifici, per tutti noi. La nostra speranza è che possa terminare quanto prima, e che alle armi possa sostituirsi la via della politica e della diplomazia. Ma la libertà e l’indipendenza di un paese, come la difesa dei valori democratici, devono restare per tutti noi la stella polare  da seguire nell’oscurità dei tempi difficili che viviamo. Non possiamo rinunciare a sostenere l’Ucraina nel suo sforzo anche per difendere la nostra democrazia. E per questo l’Occidente potrà e dovrà continuare a muoversi unito e, anzi, cercare di aumentare la propria capacità di costruire alleanze nel mondo. Reagendo, anche alle nuove minacce, con fermezza ed equilibrio, come dimostrato anche in questi ultimi giorni.   

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