Le conseguenze economiche e sociali del Covid-19 nei paesi della Sponda Sud del Mediterraneo

Dopo più di un anno dal suo inizio la pandemia ha colpito pesantemente, non solo a livello sanitario, ma anche economico e sociale, i paesi dell’area del Medio Oriente e Nord Africa (MENA). Possibili effetti e conseguenze nell’analisi di A. Roberta La Fortezza

Passati pochi giorni dall’anniversario del 14 febbraio, giorno in cui si è pubblicamente annunciato il primo caso accertato di Covid-19 in un Paese MENA, l’Egitto, i casi totali nella regione sono poco più di 7 milioni, con circa 141 mila decessi associati[*]. Fermo restando le evidenti difficoltà di rilevamento di casi attivi e decessi in diversi Paesi dell’area, la situazione regionale, con riferimento alla diffusione del virus, appare nettamente meno preoccupante rispetto ai timori iniziali e finanche meno carica di incognite rispetto a quella europea.

PaeseCasi positivi Covi-19 registrati fino al 13 marzo 2021Decessi correlati al Covid-19 registrati fino al 13 marzo 2021
Marocco488.1818.716
Algeria115.0083.031
Tunisia240.6178.329
Libia143.6432.348
Egitto189.63912.214
Israele816.1985.980
Libano411.8395.278
Territori Palestinesi205.6522.228
Siria16.3281.090
Iraq750.26413.696
Giordania464.8565.224
Iran1.731.55861.069
Arabia Saudita381.7086.556
Oman145.2571.600
Bahrain129.825480
Emirati Arabi Uniti422.2461.378
Kuwait207.2491.156
Qatar169.284256
Yemen2.729679
Totale7.032.081141.308

Limitarsi ai dati relativi alla situazione epidemiologica, tuttavia, impedisce di cogliere la reale portata delle conseguenze di un anno di pandemia sui sistemi sociali ed economici dell’area MENA. Sebbene non si sia almeno per il momento verificata la temuta catastrofe sanitaria, l’attuale crisi Covid-19 ha comportato un netto aumento dell’incertezza, delle preoccupazioni e dell’instabilità in una regione segnata già precedentemente da forti tensioni sociali, da disagio economico e da estrema fragilità politica. L’impatto socio-economico della pandemia appare dunque, in questo senso, di immani proporzioni soprattutto se valutato in un’ottica di medio-lungo periodo, poiché le sue conseguenze saranno profonde e durature a prescindere dalla situazione meramente epidemiologica, nonché dalla possibile e finanche immaginabile ripresa del PIL anche in tempi relativamente contenuti (secondo le previsione delle Banca Mondiale – BM[1], già dal 2021 si avrà infatti una parziale ripresa economica nella regione, sebbene bisognerà attendere il 2023 per ritornare ai livelli pre-crisi). Soprattutto nel contesto nordafricano e mediorientale, la pandemia ha infatti generato un meccanismo a effetto domino le cui conseguenze saranno molto più prolungate e cariche di incognite della sola crisi sanitaria o di quella economica.  

La pandemia e le misure restrittive introdotte nell’intento di contenere la diffusione del virus Sars-CoV-2, sebbene abbiano avuto un impatto negativo sulla crescita economica in tutti i Paesi del mondo, esse hanno avuto evidentemente più preoccupanti effetti su quei Paesi già in precedenza maggiormente vulnerabili agli shock, nonché su quelle economie incentrate su alcuni specifici fattori di sostentamento, quali in particolare produzione ed esportazione di materie prime, turismo e Investimenti Diretti Esteri (IDE).

Gran parte dei Paesi della regione MENA basano le proprie economie sulle entrate derivanti dal settore degli idrocarburi e su quelle del turismo. La forte dipendenza dalla produzione e dall’esportazione di materie prime, ha esposto, nel contesto della pandemia, molti dei Paesi della regione a una doppia pressione economica: quella derivante dai lockdown introdotti a livello nazionale (dunque, chiusura delle attività commerciali, contrazione della produttività, crollo dei consumi interni e aumento della disoccupazione) e quella causata dal crollo del prezzo delle materie prime derivante a sua volta dal collasso della produzione e dei consumi a livello globale. Secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI) il contestuale impatto del Covid-19 e la riduzione dei prezzi del petrolio hanno comportato nel 2020 una perdita di oltre il 12% del valore complessivo per le economie MENA, rappresentando dunque per la regione lo shock economico più rilevate dalla guerra dello Yom Kippur e dalla successiva crisi petrolifera del 1973. In ragione del doppio shock, i Paesi dell’area stanno registrando un forte deterioramento della bilancia dei pagamenti e di quella commerciale determinato dal significativo aumento della spesa pubblica per fronteggiare l’emergenza sanitaria, a fronte, appunto, di una forte riduzione delle entrate derivanti dalla vendita di idrocarburi. Ciò, avendo già provocato un aumento del deficit, determinerà conseguentemente un aumento dei livelli di debito pubblico in gran parte dei Paesi della regione. BM, United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD) e United Nations Economic and Social Commission for Western Asia (UNESCWA) hanno stimato una contrazione del commercio nell’area del 40% rispetto ai volumi pre-pandemia, con un calo delle esportazioni per la regione pari a 88 miliardi di dollari (di cui 14 miliardi intra-regionali e 74 miliardi verso il resto del mondo); con riferimento alle importazioni si è stimata una contrazione intorno ai 111 miliardi di dollari. Tra i settori più toccati dalla contrazione delle entrate vi è l’intero indotto collegato al turismo (tra cui ovviamente anche l’aviazione civile[2]). In questo senso soprattutto i Paesi del Nord Africa ma anche ad esempio il Libano, hanno visto una forte contrazione del PIL nazionale anche in ragione dei mancati introiti derivanti dal turismo internazionale. Gli stessi Paesi del Golfo, in apparenza più resilienti a livello economico, hanno subito le conseguenze non solo della contrazione dei prezzi del petrolio e della domanda globale di idrocarburi ma anche della riduzione degli spostamenti internazionali, nonché dell’impossibilità di organizzare eventi di rilievo globale (importanti a livello economico ma anche di immagine): si pensi, ad esempio, alle perdite generate dalla posticipazione dell’Expo Dubai 2020 o a quelle saudite derivanti dalla cancellazione dell’annuale pellegrinaggio nei luoghi sacri. La contrazione delle economie del Golfo, oltre a provocare problemi di gestione interna nelle stesse Monarchie sunnite (si tratta infatti nella maggior parte dei casi di economie che fanno affidamento sulle entrate legate al settore dell’Oil & Gas per sostenere i bilanci nazionali e i sistemi di welfare, e dunque in molti casi il consenso sociale e politico interno), avrà conseguenze sull’intera area MENA in ragione della forte dipendenza di alcuni Paesi (si pensi ad esempio all’Egitto) dagli aiuti economici derivanti proprio dalle Monarchie sunnite del Golfo. Conseguenze disastrose a livello regionale si sono avute anche sul fronte degli IDE, per i quali si è stimata una riduzione del 45%, pari a un valore assoluto di 17,8 miliardi di dollari per il 2020. Si tratta nello specifico della peggiore contrazione degli investimenti mai registrata nella regione, superiore persino a quella del 2011, quando l’area fu attraversata dal moto rivoluzionario delle Primavere Arabe. 

Secondo le stime dei principali istituti internazionali, dall’inizio della crisi circa 45 milioni di persone in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa sono cadute in povertà; secondo i modelli previsionali tale dato potrebbe raggiungere anche i 150 milioni nel contesto dell’attuale continuazione della crisi sanitaria. Il calo dei redditi e simili livelli di incremento della povertà potrebbero determinare impatti incontrollabili sulla sicurezza alimentare di diversi Paesi della regione[3]. In questo senso, inoltre occorre valutare che, anche qualora la recessione economica dovesse essere temporalmente breve, l’impatto di mesi di alimentazione inadeguata potrebbe comportare, ad esempio, conseguenze molto più durature soprattutto in termini di gestione dei sistemi sanitari e di aumenti delle emergenze umanitarie[4]. L’impatto della crisi Covid-19 sulla sicurezza alimentare è tanto più grave in quei Paesi più fragili poiché già segnati da anni di crisi umanitaria o conflitti aperti[5]. Un ulteriore aggravamento della situazione vissuta da tali Paesi potrebbe derivare dalla contrazione degli aiuti umanitari da parte della comunità internazionale, in ragione delle difficoltà economiche e del possibile ricollocamento a livello nazionale nelle economie occidentale di risorse precedentemente destinate al settore umanitario e alla cooperazione. Una siffatta riduzione dei programmi di aiuto umanitari determinerebbe non solo devastanti conseguenze sulle popolazioni di quei Paesi in aperto conflitto, ma potrebbe potenzialmente acuire le tensioni tra le parti in guerra per il controllo delle risorse disponibili e dunque alimentare il conflitto stesso.

Più in generale, la pandemia sta comportando un ampliamento della disuguaglianze all’interno delle società MENA, con una aumento della distanza sociale tra le classi povere e quelle ricche e con una forte riduzione della componente della classe media. L’aumento della povertà e soprattutto dei tassi di disoccupazione sta inoltre incidendo irrimediabilmente sul divario generazionale, in un’area regionale in cui i giovani rappresentano in media anche oltre un terzo della popolazione nazionale. Tali disequilibri sociali e demografici potrebbero comportare una crescente accelerazione delle tensioni, un aumento repentino e incontrollato della frammentazione sociale e conseguentemente una escalation dei rischi di destabilizzazione politica soprattutto in quei Paesi che presentano un quadro socio-economico e politico già di per sé fragile. La contrazione dei sistemi di prebende, l’eventuale impossibilità da parte della classe politica di continuare a garantire i medesimi livelli di assistenzialismo, nonché l’eventuale incapacità di taluni attori politico-istituzionali di mantenere fede alle promesse fatte alla propria base elettorale, rischia con ogni probabilità di provocare una esponenziale crescita del malcontento soprattutto in quelle fasce della popolazione che sono state finora la base di supporto delle élite al potere. D’altro canto, sebbene le generazioni più giovani non siano per definizione portate verso la rivoluzione (e anzi, al contrario, soprattutto quelle cresciute nelle zone periferiche e rurali, propendono spesso per un’impostazione spesso conservatrice) l’acuirsi della tensione generazionale tra una popolazione urbana estremamente giovane e sempre più scontenta e una classe politica rappresentata nella maggior parte dei casi da élite al potere (formalmente o dietro le quinte) ormai da decenni, accrescerebbe fino a livelli limite il rischio di instabilità politica. Appare essere proprio questa la conseguenza più profonda e duratura della pandemia ancora in corso: l’aumento delle disuguaglianze, del malcontento, delle difficoltà quotidiane per le popolazioni dell’area MENA creerà con ogni probabilità un terreno sempre più fertile per nuovi movimenti di protesta, probabilmente anche su ampia scala. Del resto se si fa riferimento al biennio 2018-2019 emerge chiaramente l’evidenza che quel substrato di malessere e contestazione sociale esploso nel 2011 con le Primavere arabe non ha mai trovato una reale ricomposizione e anzi ha già fatto nuovamente capolino in alcune società mediterranee[6]. La pandemia in corso, con le sue conseguenze sociali ed economiche, potrebbe avere in questo senso un effetto moltiplicatore per quella crescente tensione sociale già emersa in precedenza e che nel 2020 è stata soltanto congelata (e del resto in parte e solo in alcuni Paesi) dalle restrizioni agli assembramenti in vigore in quasi tutti gli Stati dell’area MENA. 

Infine, un ultimo fattore interessante da mettere in luce con riferimento alle conseguenze di questa pandemia è quello legato all’impatto che potrebbe determinare nel lungo periodo sui meccanismi di controllo della popolazione. Il divieto di assembramento, norma evidentemente necessaria per la riduzione della diffusione dei contagi, potrebbe portare con sé, volontariamente o meno, una riduzione degli spazi relativi alle libertà di espressione e manifestazione. Soprattutto alcuni Paesi del Nord Africa hanno dispiegato un dispositivo di sicurezza sempre più capillare, inteso a garantire un maggiore controllo territoriale e dei comportamenti sociali (in contesti peraltro già segnati da importanti restrizioni derivanti dagli stati di emergenza legati al terrorismo). Contestualmente, in molti Paesi della regione sono state implementate ampie campagne di arresti di oppositori politici ma anche di attivisti, giornalisti e in generale membri della società civile che avevano già apertamente manifestato dissenso nei confronti delle autorità governative. Ciò è stato in alcuni casi accompagnato da restrizioni alla libertà di espressione anche nel contesto della rete, con la chiusura di numerosi siti internet accusati di fare contro-informazione e favorire processi di propaganda e cospirazione anti-governativa in materia di gestione della pandemia[7]. La crisi sanitaria e le comprensibili necessità di arginare i contagi, potrebbero, dunque, declinarsi, in alcuni Paesi dell’area, anche in processi di intensificazione della censura e di rafforzamento del controllo dell’opinione pubblica. Sotto un altro profilo, in quasi tutti i Paesi della regione si è fatto ampio ricorso a importanti mezzi tecnologici per controllare i soggetti posti in quarantena (applicazioni per smartphone, ma anche, soprattutto nel caso delle Monarchie del Golfo, braccialetti elettronici): se questi meccanismi hanno generato una serie di voci contrarie persino in Europa, nei Paesi della regione MENA la questione relativa alla tutela e all’uso di tali dati da parte delle autorità governative appare di più forte rilevanza poiché potenzialmente sfruttabile per ampliare le maglie della repressione statuale le garanzie derivanti dai principi costituzionali propri dei regimi democratici.

Pur avendo probabilmente scongiurato la catastrofe sanitaria immaginata fin dal 14 febbraio 2020, le conseguenze della pandemia determineranno effetti di lunga durata su tutte le società delle regione MENA. Le aree grigie e le contraddizioni sociali, economiche e politiche che caratterizzano i Paesi dell’area non sono state certamente create dal virus Sars-CoV-2, nondimeno da questa pandemia risulteranno indubbiamente aggravate. Nell’anno in cui ricorre il decimo anniversario delle Primavere arabe, dunque, i vertici degli Stati della regione sembrano trovarsi nuovamente a dover affrontare crescenti criticità sociali, potenzialmente esplosive, e a dover gestire lo snodo di come tutelare lo status quo istituzionale nelle forme esistenti hic et nunc rispondendo, contestualmente, alle richieste riformiste delle piazze e alla crisi sanitaria in corso.

A. Roberta La Fortezza


[*] Rielaborazione nel testo e in tabella a cura dell’autore sulla base dei dati della John Hopkins University https://coronavirus.jhu.edu/map.html (aggiornati al 13 marzo 2021)

[1] In generale, per le stime e le prospettive economiche relative alla regione MENA nel contesto dell’attuale pandemia Covid-19 si veda, tra gli altri, https://www.worldbank.org/en/publication/global-economic-prospects, http://pubdocs.worldbank.org/en/222001599838719125/Global-Economic-Prospects-January-2021-Regional-Overview-MENA.pdf, https://openknowledge.worldbank.org/handle/10986/34516, https://www.imf.org/external/pubs/ft/fandd/2020/12/pdf/fd1220.pdf, http://www.oecd.org/coronavirus/policy-responses/covid-19-crisis-response-in-mena-countries-4b366396/, https://unctad.org/system/files/official-document/osg2020d1_en.pdf, https://www.unescwa.org/sites/www.unescwa.org/files/20-00153-en_impact-covid-19-trade-investment.pdf, https://www.imf.org/fr/News/Articles/2020/11/18/na111920-how-the-middle-east-and-central-asia-can-limit-economic-scarring-in-the-wake-of-covid19, https://blogs.worldbank.org/fr/arabvoices/prioritizing-jobs-during-covid-19-mena, https://www.imf.org/fr/News/Articles/2020/07/14/na071420-five-charts-that-illustrate-covid19s-impact-on-the-middle-east-and-central-asia.

[2] Si veda https://www.iata.org/en/pressroom/pr/2020-04-23-01/, https://www.iata.org/en/pressroom/pr/2020-03-19-01/, https://www.iata.org/en/pressroom/pr/2020-08-13-02/https://www.iata.org/en/iata-repository/pressroom/presentations/middle-east-briefing-gmd20/, https://asianaviation.com/iata-says-pax-traffic-went-from-bad-to-worse-in-january-as-new-covid-variants-harden-restrictions/.  

[3] Si veda https://science.sciencemag.org/content/369/6503/500/tab-pdf e http://www.fao.org/3/nd678fr/nd678fr.pdf

[4] Si veda https://www.icrc.org/fr/document/covid-19-le-moyen-orient-face-une-crise-sanitaire-et-la-menace-dun-seisme-socioeconomique

[5] Si veda, tra gli altri, https://www.lepoint.fr/monde/quel-impact-de-l-epidemie-de-coronavirus-sur-les-conflits-au-moyen-orient-05-04-2020-2370128_24.php e https://www.jeuneafrique.com/923059/politique/libye-syrie-yemen-quel-est-limpact-du-coronavirus-sur-les-conflits-au-moyen-orient/

[6] Per maggiori approfondimenti si veda https://europaatlantica.it/global-look/2021/02/il-medio-oriente-in-trasformazione-cosa-si-muove-e-cosa-cambia-a-dieci-anni-dalle-primavere-arabe/

[7] Si veda https://www.institutmontaigne.org/blog/le-covid-19-est-il-un-game-changer-pour-le-moyen-orient-et-le-maghreb


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